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E’ dalla fine degli anni 90 che in Italia si è iniziato a parlare di uranio impoverito e di  soldati morti di cancro e leucemie a causa di esso. Ma pochi giorni fa un’inchiesta scomoda firmata dalla giornalista Vittoria Iacovella ha rimesso tutto in discussione arginando le colpe dell’uranio impoverito e chiamando in causa ben altri fattori in tema di morte dei soldati, ovvero delle vaccinazioni di massa sbagliate che potrebbero aver provocato carcinomi mortali.

Liceità Uso Uranio Impoverito Kosovo

A dar credito a questa ipotesi c’è il racconto di Erasmo Savino, caporal maggiore di 31 anni, con alle spalle 13 anni di servizio e nel presente un tumore maligno. Nella sua deposizione rilasciata davanti alla commissione uranio impoverito, il giovane avrebbe infatti affermato di aver contratto il tumore a causa di una serie di vaccini a cui era stato sottoposto poco prima dell’esposizione all’uranio impoverito avvenuta durante la missione in Kosovo.

Tale dichiarazione è supportata dall’avvocato Giorgio Carta, legale di Savino che nelle proprie relazioni descrive i collegamenti scientifici tra i vaccini e il cancro. Rendere consequenziale il rapporto tra vaccini e malattia mortale è un’impresa piuttosto difficoltosa ma non impossibile: così come le nano-particelle dell’uranio impoverito, anche i vaccini non possono essere rilevati immediatamente ma solo dopo qualche anno dall’immissione nell’organismo.

 

 

Vaccini obbligatori per militari….ma perchè?

La somministrazione di vaccini senza rispetto dei protocolli potrebbe aver indebolito i soldati e il loro organismo, rendendoli particolarmente vulnerabili in caso di esposizione a materiali tossici e sostanze inquinanti. Questa teoria spiegherebbe anche perché 85% dei militari ammalati non è mai stato in missione all’estero né in Kosovo. Lo stesso avvocato però ammette che al di là delle questioni prettamente scientifiche da provare, “la ricerca della verità è resa difficile da numerosi fattori e dalla scarsa trasparenza, inoltre i medici sono ufficiali, quindi superiori gerarchici, che non impartiscono cure, ma ordini militari ai sottoposti ”.

La dichiarazione di Savino, non è la prima in questa direzione. Esiste infatti un precedente che si chiama Francesco Rinaldelli, alpino morte a 26 anni di tumore; i suoi genitori hanno dichiarato più volte agli organi di stampa che il decesso del proprio figlio era legato alla somministrazione incontrollata di vaccini: “ è nostra intenzione riaccendere i riflettori sul progetto Signum. Si tratta di un monitoraggio effettuato su un gruppo di militari che avevano effettuato una missione in Iraq, per trovare eventuali tracce di uranio impoverito. E invece si scoprì che la presenza era quasi impercettibile. Furono però trovati altri elementi significativi: si scoprì che dopo 5 vaccinazioni, in alcuni soggetti particolarmente predisposti, si sviluppavano ossidazioni cellulari che possono portare a malattie oncogenetiche. Il progetto Signum (…) è stato presentato alla commissione parlamentare che lo ha inizialmente ritenuto molto importante, ma poi lo ha accantonato. Temo che in qualche modo lo si voglia nascondere ”.

 

 

Linfoma di Hodgking: altre conseguenze dei vaccini….forse!

Che sia stato uranio impoverito o vaccini indiscriminati, rimane il fatto che centinaia di soldati si sono ammalati e molti sono addirittura morti senza che lo stato, protagonista indiscusso e sempre più carnefice, abbia sostenuto la ricerca della verità, anzi. La mamma di Francesco Finessi, soldato morto per il linfoma di Hodgking, va oltre e dichiara che “al Ministero della Difesa conviene sostenere la causa dell’uranio impoverito perché questo è stato usato dall’esercito statunitense, non da quello italiano, quindi i nostri vertici non ne avrebbero colpa, mentre ammettere che i danni derivino dalle modalità con cui vengono vaccinati i militari, significherebbe riconoscere una colpa interna, senza contare poi gli interessi milionari delle cause farmaceutiche ”.

 

Di fronte alle innumerevoli, legittime domande di mamme, vedove e degli stessi soldati ammalati, il Ministero prende tempo non dando di fatto alcuna risposta, rendendo così la sua posizione ancora più discutibile, se mai questo è possibile.

 

Un dato però è incontrovertibile: il protocollo per la somministrazione dei vaccini, nel 2003, era composto da 3 pagine; quello del 2008 ne conta oltre 200. Una sorta di ammissione di colpa? E se ancora le domande scomode e i morti non bastassero, c’è un’ennesima storia da raccontare, un’inquietante svolta in questa pagina nera di storia italiana: “si è limitato a pretendere una serie di spiegazioni su efficacia, sicurezza e sul perché si facessero vaccinazioni plurime e ravvicinate. Erano otto in 28 giorni. Per tutta risposta, pur avendo poi accettato di vaccinarsi, è stato denunciato e rischia un anno di carcere ”.

Fonte: Il fatto quotidiano

È la storia del maresciallo cagliaritano dell’aeronautica Luigi Sanna e di sua moglie, l’avvocato Gabriella Casula. L’accusa che gli è stata rivolta è quella di “disobbedienza continuata perché ha fatto due volte le domande, per iscritto, visto che non aveva ricevuto risposta, chiedendo che gli si documentasse se i vaccini sono efficaci e sicuri e perché si fanno vaccini plurimi e ravvicinati se è dimostrato che è pericoloso. Dopo 25 anni di servizio rischia ora, oltre le sanzioni disciplinari che però non sono ancora state messe in atto, un anno di carcere ”. L’inquietudine è probabilmente la sensazione più vicina a quello che si prova ragionando su questa vicenda: tumori o vaccini, il risultato purtroppo non cambia e la morte busserà purtroppo alla porta di molti altri soldati, senza che il ministero, lo stato muova un dito.

 

Ma le istituzioni non sono formate da uomini? E gli uomini non hanno una coscienza?

 

Sì, ce l’hanno, ma in molti casi, più pesante di lei c’è la vigliaccheria. Quella che fa dimenticare che si parla di uomini, padri, fratelli e mariti. Quella che non tiene conto che intorno a ogni vittima esiste un micro universo che risente, si dispera e lotta insieme a al malato. Quella che ti fa dimenticare che vivere da malati terminali è un’interminabile tortura, alleviabile in parte solo con la verità.

 

Fonti: Grnet.it, LaTuaVoce.it, Mediterraneanews.org

 

 

 

 

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