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Uranio Impoverito: La Commissione Rimane Imparziale e ANAVAF risponde 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Uranio Impoverito: “L’informazione dei lavoratori deve vertere sui rischi generici e su quelli specifici (…) non può né asserire né escludere con certezza la sussistenza di un nesso causale tra l’esposizione all’uranio impoverito e l’insorgere di patologie tumorali”.

Parole glaciali scritte sul dossier della commissione parlamentare d’inchiesta del Senato, nata nel marzo del 2010 e presieduta da Giorgio Rosario Costa e che si legge “non ha acquisito alcun elemento circa la presenza di tracce di uranio impoverito nelle aree dei poligoni di tiro militari (…) le forze armate non hanno mai utilizzato né posseduto o stoccato sul suolo nazionale munizionamenti di tale tipo”.

 

Uranio Impoverito: Delusione da parte di tutti

 

uranio impoverito

Foto: Tiscali

Sbalorditi e delusi i familiari. Allarmati molti ricercatori che trovano quanto affermato in conferenza stampa decisamente in contrasto con i risultati scientifici raggiunti in questi anni proprio nella direzione di un nesso preciso tra l’uranio impoverito e le patologie tumorali.

Giudizio sopra le parti quello della commissione che non aiuta nessuno e indispettisce tutti, un giudizio senza posizione nel pieno stile italiano medio: “prende atto delle caratteristiche di tossicità chimica e radiologica dell’uranio impoverito (…) in ogni caso laddove esistano anche solo dubbi sugli effetti sulla salute derivanti da esposizione ad agenti tossici si deve comunque adottare il principio di precauzione”.

Principio questo applicabile soprattutto in tema di vaccini, sui quali è stato riconosciuto il mancato rispetto del protocollo, più precisamente negli “eccessi di dosaggio, somministrazioni multiple in tempi ravvicinati quando non necessari, richiami di vaccinazioni contro malattie per le quali il soggetto è già immunizzato”.

La commissione ha poi reso nota l’intenzione di riconvertire il poligono di Salto di Quirra e di chiudere di quelli di Capo Teulada e Capo Frasca per procedere alla bonifica.

 

Almeno una buona notizia, sull’uranio impoverito, anche se insufficiente

 

Seppure nei risultati formali non ha certo brillato, un traguardo importante ottenuto va riconosciuto alla commissione parlamentare:  grazie alle sue pressioni, le liquidazioni dei benefici per i militari affetti da gravi patologie invalidanti e per le famiglie di coloro che sono deceduti, previsti ai sensi dell’articolo 603 del codice dell’ordinamento militare sono stati sbloccati.  A questo si aggiunge la riapertura di circa il 40% delle vicende non chiare in tema di uranio impoverito che riguardano militare ancora in vita, ma fortemente invalidati, e purtroppo anche deceduti.

 

I risultati di questa commissione parlamentare sono decisamente insufficienti per ogni familiare colpito da questo assassino invisibile; è l’avvocato dell’associazione delle vittime Bruno Cirmoli che esprime tutta l’amarezza e la delusione: “i risultati finali dell’ultima commissione sull’uranio impoverito sono assolutamente deludenti, non è stata fatta nessuna chiarezza su: malformazioni alla nascita, mancata adozione di misure di protezione per il personale italiano, ragion per cui la Difesa è stata condannata più volte a risarcimenti talvolta milionari in sede civile, errori nella concessione dei benefici previsti dalla legge, che hanno portato a un vero e proprio caos”.

 

Un buco nell’acqua. Questa commissione è stato questo: un ennesimo buco nell’acqua e uno schiaffo sulla faccia di coloro che speravano di scoprire un angolo di verità. Magari velata, magari implicita. Ma pur sempre verità, quella che renderebbe onore e merito a chi è morto e lotta contro l’uranio impoverito, spolverato senza pietà su ignari lavoratori per i quali giustizia non c’è.

 

Risultati Inchiesta Commissione Uranio Impoverito: Anavaf Risponde

Il presidente di Anavaf, l’ammiraglio Falco Accame, non ha mostrato sorpresa per la chiusura delle indagini da parte della Commissione in quanto è lo stesso risultato emerso nella precedente Commissione d’Inchiesta: “Dopo due anni risultati pressoché zero!”.

Il presidente ricorda che in Italia, sono stati rilevati circa 4.000 casi di militari ammalati di tumore nelle missioni all’estero dal 1981. Ma questi sono soltanto i militari, quindi non sono stati conteggiati i civili né i militari in Italia, in servizio nei poligoni. “Ed è stato dimenticato altresì tutto il personale militare già in congedo”.

Inoltre, il presidente di Anavaf ricorda che le malattie correlate all’uranio impoverito possono essere state determinate dall’armamento utilizzato dagli eserciti alleati, “ad esempio in Bosnia sono stati sparati 10.800 proiettili e in Kosovo oltre 31.000: “fuoco amico” del tutto dimenticato”.

Se l’uranio impoverito non è pericoloso, come afferma la Commissione, “ perché mai non dovrebbe essere stato usato dall’Italia visto che è più efficace e meno costoso di altre armi?”, si domanda l’ammiraglio.

Infine, Falco Accane lamenta il modo in cui sono stati esclusi dai risarcimenti molti militari vittime dell’uranio impoverito per errore, in quanto non sono stati determinati i criteri per determinare il collegamento tra tumori e servizio militare.

 

Fonti: Notizie.Tiscali / Ilmondo.it / Linkiesta / LaPresse.it /

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