Uranio Impoverito, 4.000 malatti tra i militari

18 aprile 2012 posted by Staff
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I familiari dei militari deceduti in servizio criticano l’occultazione di morti per contaminazione di uranio impoverito, infatti parlano di circa 4.000 casi che sono stati indennizzati “solo parzialmente”. Il presidente dell’Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate Nelle Forze Armate (Anavafaf), Falco Accame, considera che “tra il personale militare deceduto al servizio del Paese non deve esistere una divisione tra personale ‘da mostrare’ e personale ‘da nascondere’ ”.

Sarebbero, infatti, circa 4000 i casi di contaminazione da uranio impoverito tra il personale militare in servizio.
Tale tesi si basa sulle risultanze dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Lanusei (Ogliastra), fondata sullo studio delle ossa di 12 pastori che lavoravano sui pascoli nell’area del poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra, morti negli anni scorsi.

Peccato che di questi 4000 non ne facciano parte anche i militari in congedo che hanno lasciato il servizio e tutti i civili.

C’è da considerare poi il fatto che tale somma prende come data di partenza il 1991, quando in realtà il pericolo è partito da molto prima.
Fin dagli anni ’70, infatti, il personale militare si è sempre esercitato a mani nude, senza alcun tipo di protezione.

Tale fenomeno è di “assoluta gravità”  continua Accame; deve venire alla luce ciò che fino ad oggi è stato  tenuto ‘nascosto’.
Tutta la situazione deve essere presa finalmente in seria considerazione e i familiari delle vittime devono essere risarciti, come è giusto che sia; non è, infatti, assolutamente giusto che  la morte di un figlio o padre siano sostituita solamente con indennizzi parziali.

Con la mozione presentata di recente alla Commissione Difesa della Camera si spera, finalmente, nella risoluzione del problema.

 

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