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Uno studio della Difesa rivela che l’Uranio Impoverito non causa la morte dei militari 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Immagine: Uranioimpoverito.it

Un studio promosso dal Ministero della Difesa rivela che non è stato l’uranio impoverito il responsabile delle malattie e morti sviluppate dai militari italiani in missione in Iraq durante gli anni 2004 e 2005. Secondo questo studio infatti, al rientro della missione, i militari avevano in corpo una quantità inferiore di uranio impoverito rispetto ai livelli pre-missione.

 
Questa è una delle conclusioni più importanti rivelate dal progetto “Signum”, elaborato dal Governo, nel quale hanno partecipato quasi 1.000 militari italiani. Come appena detto, non è l’uranio impoverito il responsabile ma le cause di queste malattie bisogna cercarle in altri agenti , come cadmio e nichel, e in vaccinazioni fatte in dosi esagerate.

 
Una volta finita la missione, i soldati presentavano nelle urine, livelli elevati di cadmio e nichel, tutti e due cancerogeni. Inoltre, era cresciuto il danno ossidativo sul DNA dei linfociti in chi svolgeva alcune mansioni con impiego esterno o in tutti quei militari che avevano subito oltre le cinque vaccinazioni.
La questione delle vaccinazioni che devono subire i militari, obbligati dai loro superiori, rappresenta una delle lotte attuali per quel che riguarda la difesa dei diritti dei cittadini in uniforme. Infatti ci sono diverse cause aperte di militari che non consentito di essere vaccinati. Questi soldati rischiano fino ad un anno di prigione per questo motivo. Una misura assolutamente ingiusta, secondo l’avvocato militare, Giorgio Carta, il quale ricorda che “nessun militare può essere obbligato a subire un trattamento vaccinale contro la sua volontà”.

 

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