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Quando si parla di trasferimento carabinieri e più in generale per tutte le forze armate,  si intende un vero e proprio cambio nel rapporto di lavoro

Prima della privatizzazione del rapporto di pubblico impiego civile, il trasferimento carabinieri era un atto disciplinato dell’apposito Testo Unico, d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, all’art. 32. Poi arriva la legge n. 241 del 1990 che detta i principi fondamentali in tema di trasferimento carabinieri e in generale delle forze militari.

 

trasferimento carabinieri

La legge 190 in realtà convive e trova i suoi limiti in vari regolamenti interni e circolari che esplicitano e dettano ulteriori criteri direttivi nella materia del trasferimento carabinieri, rendendo di fatto la questione differente dal resto dei dipendenti statali tenendo in considerazione la specificità di settore.

 

Trasferimento Carabinieri: Come Funziona

 

Il trasferimento carabinieri si concretizza come primo passo nella necessità primaria e non più derogabile dell’amministrazione o del soggetto attivo richiedente. I carabinieri che richiedono un trasferimento devono rispondere a requisiti precisi e ben determinati, in base alle necessità del ruolo di destinazione.

A questa analisi generale sul trasferimento carabinieri, facciamo seguire adesso un’analisi più dettagliata delle tre tipologie riconosciute di trasferimento carabinieri:

-      trasferimenti carabinieri a domanda, dove è il diretto interessato che muove la richiesta alla propria amministrazione, la quale nell’ottica dell’interesse pubblico, può decidere se accettarla oppure no.

-      trasferimenti carabinieri d’autorità si configurano quando la decisione arriva in modo perentorio dall’amministrazione, senza che i carabinieri possano in qualche modo. In questo caso i militari sulla base dell’art. 1 comma 1 della legge 100/1987 godranno di un trattamento economico superiore grazie all’indennità mensile di trasferimento.

-      trasferimenti carabinieri per servizio rappresentano la via di mezzo tra le altre due tipologie di trasferimenti appena descritti e implicano una sorta di collaborazione tra l’amministrazione e il richiedente circa l’attivazione del procedimento, ma la  decisione rimane pur sempre un atto amministrativo emanato dall’autorità competente.

Esattamente come per i provvedimenti civili, anche per il trasferimento carabinieri è necessario che venga esplicitata la motivazione dell’atto; la legge 241/1990 infatti è applicabile anche ai procedimenti amministrativi militari di trasferimento.

Riconoscere le motivazione del trasferimento carabinieri significa anche renderlo impugnabile di fronte all’autorità qualora si renda necessario e, dall’altra parte, anche l’amministrazione può tutelarsi.

 

Revoca Del Trasferimento Carabinieri

 

Direttamente collegato alla possibilità di impugnare i provvedimenti di trasferimento carabinieri, esiste la revoca del provvedimento stesso. In questo caso è il militare a chiedere all’amministrazione la revoca dell’atto di trasferimento, obbligandola di fatto a dar corso a un procedimento al contrario, nel quale vengono comparati gli interessi della cosa pubblica e di quella privata. Gli atti di revoca del trasferimento carabinieri rispondono agli stessi requisiti procedurali dei trasferimenti carabinieri “a domanda” e “d’autorità”, contenuti nei regolamenti ministeriali attuativi degli articoli 2 e 4 della legge n. 241/1990.

 

fonte: carabinieri / grnet / ogginotizie

 

Valentina Stipa

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