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Un totale di 15 militari italiani sono in partenza per la Siria per unirsi ad una missione, dell’ONU, come osservatori con l’obiettivo di procurare la cessazione della violenza in questo paese sempre più in crisi. Tutti i militari di questa missione, non solo italiani ma di molti altri paesi di Europa, sono disarmati proprio per il carattere anti violenza che ha questo programma.

 
Ma la situazione sempre più critica che sta attraversando la Siria potrebbe rendere necessaria una missione “armata” in grado di intervenire in caso fosse necessario. Così la pensa il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, il quale ha dichiarato in un’intervista alla Repubblica che sarebbe interessante riunire di nuovo il Consiglio di Sicurezza per studiare la possibilità di intervenire con una “forza più robusta, tra 2.000 e 3.000 uomini” con l’obiettivo di “garantire la protezione di alcune aree e la sicurezza degli osservatori, oggi affidata al governo siriano”.

 
Terzi considera che il piano della ONU è valido ma con preoccupazione, in quanto la Siria sta utilizzando una “forza spropositata e inimmaginabile anche in presenza di una insorgenza”. In ogni caso, il capo della Farnesina riconosce che per il momento la missione disarmata sta funzionando. : “Qualcosa si muove, c’è qualche inizio di applicazione delle richieste. Bisogna vedere – aggiunge – che impatto avrà la missione (di osservatori Onu; ndr.) quando sarà dispiegata totalmente”; e ipotizza anche che si possa creare “una situazione alternativa nel regime, provocata dall’entourage di Annan” sul modello yemenita, ovvero un’uscita pilotata del presidente, Bashar al-Assad.

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