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Quasi una settimana è passata dalla morte del sergente Michele Silvestri in Afghanistan, vittima da un colpo di mortaio lanciato dai talebani nel settore del Gulistan. La cinquantesima vittima italiana, in territorio afghano, dal 2004. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha dichiarato al Corriere della Sera che “i militari italiani caduti in Afghanistan hanno lo stesso valore degli italiani che persero la vita nella lotta al terrorismo”.

 
Cinquanta caduti sono tanti, “una realità tristissima”, come ha detto il ministro. Poi ha risposto ai dubbi percepiti in questi giorni nell’opinione pubblica rispetto alla convenienza o le motivazioni per le quali l’Esercito Italiano è tuttora in Afghanistan. “I nostri soldati combattono il terrorismo in un posto importante: l’Afghanistan può essere un fattore di stabilizzazione del subcontinente indiano invece di essere il contrario. Immaginiamo – ha proseguito Terzi – che cosa succederebbe se tornasse a essere un stato fallito o se lo diventasse il Pakistan. E’ in gioco anche la nostra sicurezza”.
Sul ritiro dei militari italiani dal paese Terzi ha precisato: ”Non abbiamo ne’ più ne’ meno fretta dei nostri alleati. Durante il 2013 trasferiremo la responsabilità alle forze afghane. Non abbiamo ancora calendari ma l’obiettivo è quello di far rientrare gran parte del nostro contingente per la fine del 2014”.

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