Salvo Cannizzo si è spento dopo molti anni di lotta contro il cancro 3.50/5 (70.00%) 2 Vota questo articolos

Salvo Cannizzo è morto. Il soldato, originario di Catania, era malato di cancro dopo essere stato in contatto con l’uranio impoverito in una missione in Kosovo. Negli ultimi anni aveva ripetuto pubblicamente il suo malessere per come era stato trattato dalle amministrazioni:  “Lo Stato ci ha abbandonato”.

 

 
Salvo Cannizzo aveva iniziato, pochi mesi fa, uno sciopero di fame per denunciare la mancanza di supporto dello Stato nei suoi confronti. Chiedeva aiuto e ricordava, costretto a vivere su una sedia a rotelle, che la sua malattia proveniva dal contatto con l’uranio impoverito in una missione a Kosovo tanti anni fa. Lo sciopero di fame non ha avuto nessuna risposta e lo stesso Stato è rimasto indifferente.

 
Nel 2009 ha fatto da guida alle telecamere di Report nel quartiere di Librino, portando alla luce incompiute e disservizi del comune di Catania. Sempre attento alle istanze dei più deboli, Salvo Cannizzo, appena tornato dal Kosovo, ha iniziato un percorso al fianco dei ceti meno abbienti. Irriverente, ribelle, ma soprattutto leale in quanto una delle ultime cose che ha detto prima di spegnersi è:  “Bisogna fare qualcosa per evitare che i miei compagni del battaglione S.Marco, che erano con me a contatto con l’uranio impoverito, muoiano nel silenzio dello Stato che ci ha abbandonato”.

 
L’ex militare lascia tre bambine, i funerali si svolgeranno stasera alle 16 presso la chiesa di S.Leone.

 
Fonte: LiveSicilia

Foto: Tutto sul sociale e non

 

 

Lorenzo Motta: “la mia guarigione è solo per le mie piccole bimbe” 4.75/5 (95.00%) 8 Vota questo articolos

Una delle facciate più scure delle Forze Armate viene derivata dalle malattie di guerra. Quelle infermità collegate alle proprie missioni all’estero ma anche nella propria patria. Centinaia di soldati italiani hanno perso la vita e molti altri sono in battaglia continua contro il nemico più grande che esiste: un tumore.
In altre occasioni abbiamo pubblicato informazioni riguardo il pericolo di materiali come l’uranio impoverito o l’amianto, usato nelle missioni all’estero, ma ne abbiamo anche parlato della responsabilità in questi casi di malattia. Chi è il colpevole? Si prendono le misure di sicurezza adeguate? Sono correttamente informati i soldati prima di andare in missione? Risponde il Ministero, con il supporto giusto, nel caso dei militari ammalati in causa di servizio? Viene sempre riconosciuta la causa di servizio?

In seguito la testimonianza di Lorenzo Motta, arruolato nella Marina Militare dal 2002, vittima dal Linfoma di Hodgkin dal 2005. Si tratta di un tumore collegato all’uranio impoverito che ha già colpito a diversi militari italiani.

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Rabbia, rabbia solo ed esclusivamente rabbia, davanti ad uno Stato che prima serviamo per spontanea volontà gridando con tutta la voce che può uscire dal nostro corpo, quella famigerata parola ” LO GIURO”. Alzando il braccio destro al cielo pronti a combattere e difendere i colori della nostra Bandiera (e di questo ne siamo e ne sono onorato ed orgoglioso) , ma nel contempo mai nessuno ci aveva giurato che nel caso in cui ci fossimo ammalati per questa maledetta guerra chimica fossi stato abbandonato a me stesso: senza un cenno d’aiuto, senza un minimo di tutela. Sicuramente non parlo solo a livello economico ma soprattutto psicologico.
Il 2005 per me e la mia famiglia fu l’anno più brutto della nostra vita, eravamo pronti a coronare un sogno tanto atteso e che tutte le coppie sperano di esaudire. Ma il nostro era diverso. Sognavamo lei con un magnifico abito bianco ed io in alta uniforme bianca che accompagnavo la mia Lei davanti Dio per giurarle fedeltà. Alle ore 14,25 del 27/07/2005, mentre facevo la barba mi accorsi di un gonfiore nella parte destra del collo che inizialmente fu diagnosticato come ascesso avendo un dente forato. Presi i giusti farmaci ma il gonfiore non tentennava a sparire anzi, giorno dopo giorno aumentava di più.

 

Decisi di affidarmi al Policlinico di Palermo dove inizialmente fui curato con dei farmaci antitubercolari, in quanto credevano che fosse una turbecolosi linfonoidale ma il gonfiore persisteva sempre nel suo avanzamento, fino a quando il 25/11/2005 in chirurgia d’urgenza fui operato alla base del collo per analizzare il linfonodo e vedere di cosa si trattasse.

 

Linfoma di Hodgkin e Uranio Impoverito

Mi fu comunicato il 13/12/2005, era un Linfoma di Hodgkin – cellularità mista – stadiazione 2a nella parte latero cervicale sovraclaveare destra.
Mi ricoverarono d’urgenza presso il reparto di Ematologia dello stesso ospedale e mi sottoposero alla biopsia Osteomidollare da poter intraprendere in maniera celere la giusta terapia per il mio Linfoma che si conclusero il 8 cicli di Chemioterapia e 35 sedute di Radioterapia.
Ero davvero demoralizzato ma non mi mancava la forze di reagire.

 

Un meraviglioso giorno, mentre tutto attorno a me e ai miei familiari era scuro, vidi arrivare mia moglie in ospedale ed entrata nella stanza dove ero ricoverato. Il suo sguardo diverso, un sorriso che stonava con la situazione che stavamo vivendo. Vidi 2 occhi lucidissimi pronti a piangere di felicità. Si chinò verso il mio orecchio destro e mi disse:

 
-    Amò, questo è un dono di Dio, ad ottobre diventi papà.

Quella notizia fu meglio di un miracolo. Da quell’istante la mia guarigione era solo per la mia piccola bimba.

Ovviamente appreso la patologia che avevo istaurai subito tramite il mio primo avvocato l’istanza per ottenere la causa di servizio e sempre in quel periodo arrivarono i Carabinieri a casa dicendomi che dovevano notificarmi un documento.
Aperta la busta, la Marina Militare mi comunicava che dal mese successivo le mie competenze si sarebbero ridotte del 50% e se la malattia si fosse protratta per ulteriore 3 mesi le mie competenze stipendiali erano pari a O€.

 

Fecero di me una nullità vivente, fui sfrattato di casa, ero senza soldi per far fare le visite per la gravidanza di mia moglie. Nonostante questo, con tutta la chemio in corpo trovai il coraggio di andare a lavorare in un ristorante come lavapiatti ed attualmente sono ricercato dagli agenti di recupero crediti.
Il 15/10/2006 nacque mia figlia Nadia e il 15 sera dovetti partire a Taranto per ritornare in servizio, fui sottoposto a visita presso l’ospedale militare di Taranto dove mi diedero la piena idoneità al servizio.  Sinceramente, mi chiedo come possono fare idonea una persona che ha ancora i postumi della radioterapia e non solo erano anche ben visibili avendo collo e spalla bruciati.

 

Effettuai il corso e passai in servizio permanente effettivo.
Fui destinato da Taranto a Augusta, arrivato al nuovo ente, mi comunicarono che l’ospedale militare di Augusta voleva sottopormi a visita facendomi le stesse ed identiche prestazioni dell’ospedale militare di Taranto, ma con la differenza che la commissione di Augusta mi poneva in Congedo Assoluto ed in attesa di impiego civile presso il Ministero della Difesa.
Occupazione che arrivò dopo circa 1 anno presso la SERIMANT di Palermo. Avendo dal 2005 al 2008 contratto debiti per far vivere la mia famiglia, dovetti chiedere 3 trattenute in busta paga fino al punto che percependo 1100€ e non potendomi permettere un affitto di casa, decidemmo di andare ad abitare a Torino presso la casa di mio papà dove attualmente vivo.
Presi servizio presso Il Comando Regione Militare Nord di Torino, appena arrivato dopo 5 anni di attesa mi fu notificata la non dipendenza da causa di servizio esprimendosi che non esisteva un nesso causale tra l’attiva svolta e la patologia.
Non accettai la loro espressione e mi rivolsi al TAR Lazio chiedendo di annullare il parere del comitato di verifica sulle cause di servizio ed attualmente sono in attesa di fissazione udienza.

 

Uranio Impoverito: l’ombra dei militari

 

In questi anni tramite Internet ho sentito parlare di Uranio Impoverito e le nanoparticelle di metalli pesanti ma effettivamente non ho mai avuto la certezza che il mio male dipendesse da questi agenti tossici.
Decisi di prendere i miei campioni bioptici dall’Anatomia Patologica di Palermo e trasferirli in un centro denominato NANODIAGNOSTICS presso l’università di Modena. Unico centro in territorio nazionale in grado di constatare l’eventuale presenza di nanoparticelle di metalli pesanti.
Ed esattamente alla fine del 2011 arrivò il tanto atteso referto, comunicandomi che erano state riscontrate numerosissime nanoparticelle di metalli pesanti tra cui: Rame, Acciaio, Nichel, Manganese, Bario etc…e nelle conclusione della stessa relazione si evince la inequivocabile esposizione a cui io sia stato sottoposto.
A conoscenza di questo non mi avvalgo più del nesso Probabilistico ma del nesso di certezza.
Istaurai domanda per essere definito Vittima del Dovere che nel caso in cui la percentuale d’invalidità fosse almeno il 25% viene corrisposto un assegno vitalizio pari a circa 1400 euro.
In data 15/06/2012 vengo convocato dall’ospedale militare di Torino, postomi davanti la commissione e fornisco la documentazione del Linfoma e della Contaminazione.
Risultato? Un rifiuto….INCREDIBILE MA VERO…. viene rifiutata la documentazione della contaminazione dicendomi che Roma aveva richiesto di quantificare l’invalidità solo sul linfoma.
E che percentuale mi hanno dato?
Il 23 %  (figuriamoci se davano almeno il 25% ma neanche per scherzo).
Comunicato con il mio avvocato cede la cosa molta positiva anche perché entro la fine del 2012 vuole chiedere il risarcimento dei danni per me e la mia famiglia.
Lorenzo Motta

 

 

 

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Foto: la valle che resiste

Di nuovo un caso di malattia di militari che viene chiuso senza responsabili fisici. Parliamo della morte dell’ufficiale Giuseppe Calabrò e del sottufficiale Giovanni Baglivo, tutti e due a causa dell’amianto. Gli imputati sono stati assolti perché secondo il tribunale, “il fatto non sussiste”, ma mentre questo “fatto non sussiste”, non ci sono responsabili della morte di due ragazzi che hanno dato la vita per la patria. Inoltre, non verranno incrementate le misure di protezione per i nostri soldati.

Dal secondo dopoguerra fino ad oggi, secondo l’Osservatorio Regionale del Piemonte, sono almeno 335 i soldati deceduti per cause correlate con amianto. Infatti, la Procura di Torino sta raccogliendo tutti i casi. L’ ipotesi è che l’ amianto fosse (e in parte sia tuttora) nei mezzi corazzati e in altri strumenti di lavoro.

 

Soldati e amianto

Gli ammiragli Mario Bini e Filippo Ruggiero, ex capi di Stato maggiore della Forza armata; Elvio Melorio, Agostino Di Donna e Guido Cucciniello, ex direttori della Sanità Militare; Mario Porta, ex comandante in capo della squadra navale; Francesco Chianura e Lamberto Caporali, ex direttori generali di Navalcostarmi (quest’ultimo non imputabile perché deceduto), sono stati assolti delle imputazioni per omicidio colposo in un caso di morte per amianto.

 

Il Tribunale di Padova, il 20 giugno scorso, ha emesso la sentenza di primo grado n.648 / 12 nella quale considera che “il fatto non sussiste”. Per questo motivo, gli ammiragli sono stati assolti. Erano tutti imputati di omicidio colposo per la morte, causata dall’esposizione all’amianto sulle navi dove avevano prestato servizio, dell’ufficiale Giuseppe Calabrò e del sottufficiale Giovanni Baglivo.

 

Secondo la sentenza (qui completa), gli ammiragli non sono colpevoli in quanto non è stato dinmostrato “né il momento in cui la patologia tumorale sia insorta né se le esposizioni successive a quella di innesco abbiano avuto rilievo causale (…) il nesso causale, deve essere provato rigorosamente al di là di ogni ragionevole dubbio (…) tali ragioni, ispirate da criteri di ragionevolezza ed equità, inducono questo Giudice a pervenire ad una declamatoria di assoluzione perché il fatto non sussiste per tutti gli odierni imputati”.

 

Il tribunale considera necessario mantenere le distanze tra il lato umano del caso, ovvero la morte di lavoratori che svolgono la loro mansione, e il lato della responsabilità penale per quelle morti. “Si comprende che una così dolorosa vicenda vorrebbe che sempre venisse individuato un responsabile e l’affermazione di un diritto alla riparazione dei danni tutti cagionati. Peraltro, in ossequio ai principi della responsabilità a titolo personale (art. 27 comma primo della Costituzione), della legalità o tipicità oggettiva degli elementi costitutivi del fatto-reato (art. 25 comma 2) e della presunzione d’innocenza, queste risposte, doverose, non possono essere trovate per le fattispecie in esame in sede penale, bensì negli ambiti previdenziale e civile, nei quali operano un diverso statuto della causalità ed un diverso regime dell’onere probatorio”.

 

Si, è davvero difficile dimostrare il momento preciso in cui questi ragazzi sono stati in contatto con l’amianto ma, è ovvio che il loro lavoro implica un rischio molto maggiore. O non è vero?

Fonte:  Repubblica e Forzearmate.org

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foto: mauro biani

Il nostro governo, sempre tanto sensibile, non solo prevede un taglio molto considerevoli per quel che riguarda le risorse del comparto difesa e sicurezza ma ha anche previsto un tagli di 11 milioni di euro per le vittime dell’uranio impoverito.

 

Nel testo si legge che “la dotazione del fondo destinata alle provvidenze alle vittime dell’uranio impoverito  è ridotta dell’importo di 10 milioni di euro per l’anno 2012”.

 

All’inizio, il fondo era superiore ai 21 milioni di euro, di cui 9 già erogati, su oltre 600 domande di risarcimento da parte dei familiari di militari e civili impegnati nelle missioni italiane ammalati o morti per gli effetti letali dell’uranio impoverito.

 

Questo dimostra la sensibilità di un governo che taglia e riduce, secondo me, senza nessun criterio.

 

Proprio in questi giorni, un ex appartenente al Battaglione San Marco della Marina Militare, costretto sulla sedia a rotelle a causa di un tumore al cervello per usare proiettili di uranio impoverito, si è incatenato davanti alla sede catanese dell’Ars. Salvo Cannizzo era in missione a Kosovo quando si è ammalato e ora, gli restano solamente 6 mesi di vita. Parliamone.

 

Assicura e denuncia non aver ricevuto nessun tipo di aiuto dalle istituzioni e dal mondo della politica. “Fino a qualche mese fa ricoprivo un incarico civile per il Ministero Della Difesa, dal quale oggi ricevo una pensione di 769 euro. Una miseria, poiché 350 sono destinati alla mia ex moglie e che con gli altri devo mantenere la mia nuova famiglia e pagarmi le cure”.

 

Sicuramente per Cannizzo i soldi non sono tutto e il problema è molto più grave ma non possiamo dimenticare, né noi né i nostri politici, che i militari malati sono tanti e che le storie sono reali, sono drammi e non numeri.

Uranio Impoverito, 4.000 malatti tra i militari

18 aprile 2012 inviato da Staff
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I familiari dei militari deceduti in servizio criticano l’occultazione di morti per contaminazione di uranio impoverito, infatti parlano di circa 4.000 casi che sono stati indennizzati “solo parzialmente”. Il presidente dell’Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate Nelle Forze Armate (Anavafaf), Falco Accame, considera che “tra il personale militare deceduto al servizio del Paese non deve esistere una divisione tra personale ‘da mostrare’ e personale ‘da nascondere’ ”.

Sarebbero, infatti, circa 4000 i casi di contaminazione da uranio impoverito tra il personale militare in servizio.
Tale tesi si basa sulle risultanze dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Lanusei (Ogliastra), fondata sullo studio delle ossa di 12 pastori che lavoravano sui pascoli nell’area del poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra, morti negli anni scorsi.

Peccato che di questi 4000 non ne facciano parte anche i militari in congedo che hanno lasciato il servizio e tutti i civili.

C’è da considerare poi il fatto che tale somma prende come data di partenza il 1991, quando in realtà il pericolo è partito da molto prima.
Fin dagli anni ’70, infatti, il personale militare si è sempre esercitato a mani nude, senza alcun tipo di protezione.

Tale fenomeno è di “assoluta gravità”  continua Accame; deve venire alla luce ciò che fino ad oggi è stato  tenuto ‘nascosto’.
Tutta la situazione deve essere presa finalmente in seria considerazione e i familiari delle vittime devono essere risarciti, come è giusto che sia; non è, infatti, assolutamente giusto che  la morte di un figlio o padre siano sostituita solamente con indennizzi parziali.

Con la mozione presentata di recente alla Commissione Difesa della Camera si spera, finalmente, nella risoluzione del problema.

 

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