Uranio Assassino.Ciao Erasmo

22 febbraio 2013 inviato da Staff
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Uranio Assassino.Ciao Erasmo 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Mi hanno usato e abbandonato ma ce la farò perché mi voglio sposare anche se so che è una malattia di cui si muore”. E invece no. Non ce l’a fatta il caporale Erasmo Savino, 31 anni, caporal maggiore dell’esercito italiano in Kosovo con 15anni di servizio alle spalle.

La notizia della sua scomparsa è stata data dall’Associazione Vittime Uranio e l’Anavafaf che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle forze armate.

 

Nessuna Presenza Dello Stato

 

Se n’è andato alle 8.15 senza alcun  riconoscimento come vittima del dovere, senza uno straccio di liquidazione, ma di certo con la consapevolezza di avere iniziato un lungo percorso verso la verità. Nessun rappresentante dello stato ai suoi funerali. Potrebbe sembrare una vigliacca ammissione di colpa dettata dalla coscienza. Oppure assoluto menefreghismo.

Si è spento in silenzio, ma l’eco della sua storia non si affievolirà, perché dopo di lui e grazie al suo coraggio molti altri militari hanno denunciato i vaccini della morte, lo scandalo vergognoso dell’uranio impoverito che ha ucciso decine di militari e ne ha fatti ammalare molti di più.

Andò in Kosovo a fare buche in una terra intrisa di uranio impoverito. Prima di partire su sottoposto a una serie di vaccini che azzerarono le sue difese immunitarie. Decine di carte, certificati documenti scientifici provano la connessione tra il suo tumore mortale e l’uranio e i vaccini. Le stesse carte che proprio Erasmo lo scorso ottobre aveva sbattuto in faccia alla commissione parlamentare d’inchiesta durante la sua deposizione.

Era il marzo 2012 quando Savino iniziò la sua avventura di denuncia dallo studio del suo avvocato Giorgio Carta, il primo di una lunga serie di militari che si sarebbero fatti coraggio e seguendo il suo esempio avrebbero denunciato questa vicenda ancora oscura e niente affatto chiusa. Dopo tre legislature e altrettante commissioni d’inchiesta, le istituzioni non sono ancora in grado di dare indicazioni precise su alcunché, né sui numeri ufficiali delle persone coinvolte né sulle cause.

Le parole con cui il suo avvocato lo ricorda danno l’idea della forza da combattente che al di là della divisa faceva parte della vita di Erasmo: “lo Stato Italiano lo aveva oltraggiato più volte: prima imponendogli vaccinazioni di dubbia utilità; poi mandandolo in missione all’estero con protezioni quanto meno approssimative; infine, scambiando il suo melanoma sul piede per un callo. (…) Incredibilmente, per sette anni i medici militari gli avevano curato un tumore con una pomata per calli, fino a quando, nel 2010, allorché era troppo tardi, era stata diagnosticata una metastasi oramai diffusa in tutto il corpo. Nonostante ciò, non ho ma sentito Erasmo maledire qualcuno, né medici militari, né superiori.  (…) La sua vita sfortunata è finita. La battaglia perché sia fatta luce sulle cause della sua morte no”.

 

La Strada é Lunga. Ma L’uranio Non Vincerà

 

La strada iniziata da Erasmo è ancora lunga. Ma di Erasmo, purtroppo ce ne sono molti e l’avvocato Carta non intende affatto rinunciare ad arrivare in fondo, a raggiungere la verità e rendere onore e merito a tutti coloro che in nome e per conto dell’esercito italiano sono caduti nell’espletamento del loro servizi professionali e con il tricolore cucito sul cuore.

Chiudiamo questo articolo, senza polemica, ma lasciando ampio spazio alla riflessione, ricordando quanto recita la nostra costituzione all’art. 32: “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

 

 

Fonte: repubblica /  grnet / metropolisweb / mednat

 

Uranio Impoverito: Ancora un NO della Commissione

22 gennaio 2013 inviato da Staff
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Uranio Impoverito: Ancora un NO della Commissione 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

La Commissione d’Inchiesta del Senato, ancora una volta, conclude che non ci sono certezze sul collegamento causa-effetto tra l’uranio impoverito e le malattie sviluppate dai militari ma, allo stesso momento riconosce che non è possibile escludere che “una concomitante e interagente azione di fattori potenzialmente nocivi possa essere alla base delle patologie e dei decessi osservati”.

 
Quindi?

 
Niente. Siamo nello stesso punto.

 
Un collegamento non dimostrabile che provoca che migliaia di militari e civili malati causa le nano particelle dell’uranio impoverito rimangano da soli, abbandonati dallo Stato.

Uranio Impoverito: I Dati

 

L’osservatorio Epidemiologico della Difesa ha pubblicato alcuni dati riguardo i casi di malattia e decessi collegati a patologie neoplastiche dei militari. Nello specifico, dal 1991 al 21 febbraio 2012 sono stati 3.761 i casi, dei quali 3.063 sono militari mai andati in missione all’estero.
Ma cosa succede nei poligoni italiani?
Il ministro di Difesa Di Paola, qualche settimana fa, assicurava che l’esercito italiano non ha mai usato munizioni all’uranio impoverito. Ora, la Commissione conferma la questione e assicura che dalle indagini non risulta che siano state utilizzate armi con uranio impoverito nel poligoni di tiro.
Inoltre, Antonietta Gatti, consulente della commissione, ha realizzato un’indagine per identificare nano particelle dell’uranio impoverito nei tessuti biologici umani sui tessuti patologici di 200  militari reduci dai Balcani, Iraq e Afghanistan. La sua conclusione è che non ci sono tracce di uranio impoverito ma solo di varie tipologie di polvere inorganica.

 

Leggi qui cosa ne pensa l’Associazione di Vittime dell’Uranio Impoverito

Vaccini Militari

Una delle conclusioni più sorprendenti, sotto il mio punto di vista, della Commissione è il fatto che riconosca la maggior vulnerabilità dei militari sottoposti a determinati vaccini, e in tempi ravvicinati. E’ vero che la Commissione non dubita “dell’efficacia dei vaccini”, ma considera che è necessaria l’applicazione di regole e protocolli per la somministrazione dei vaccini.

 

► Vaccini Indiscriminati: Ombre sulla morte dei soldati

 

Foto: Alberto Alpozzi

Fonte: Quotidianosanita.it

 

 

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Uranio Impoverito: La Commissione Rimane Imparziale e ANAVAF risponde 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Uranio Impoverito: “L’informazione dei lavoratori deve vertere sui rischi generici e su quelli specifici (…) non può né asserire né escludere con certezza la sussistenza di un nesso causale tra l’esposizione all’uranio impoverito e l’insorgere di patologie tumorali”.

Parole glaciali scritte sul dossier della commissione parlamentare d’inchiesta del Senato, nata nel marzo del 2010 e presieduta da Giorgio Rosario Costa e che si legge “non ha acquisito alcun elemento circa la presenza di tracce di uranio impoverito nelle aree dei poligoni di tiro militari (…) le forze armate non hanno mai utilizzato né posseduto o stoccato sul suolo nazionale munizionamenti di tale tipo”.

 

Uranio Impoverito: Delusione da parte di tutti

 

uranio impoverito

Foto: Tiscali

Sbalorditi e delusi i familiari. Allarmati molti ricercatori che trovano quanto affermato in conferenza stampa decisamente in contrasto con i risultati scientifici raggiunti in questi anni proprio nella direzione di un nesso preciso tra l’uranio impoverito e le patologie tumorali.

Giudizio sopra le parti quello della commissione che non aiuta nessuno e indispettisce tutti, un giudizio senza posizione nel pieno stile italiano medio: “prende atto delle caratteristiche di tossicità chimica e radiologica dell’uranio impoverito (…) in ogni caso laddove esistano anche solo dubbi sugli effetti sulla salute derivanti da esposizione ad agenti tossici si deve comunque adottare il principio di precauzione”.

Principio questo applicabile soprattutto in tema di vaccini, sui quali è stato riconosciuto il mancato rispetto del protocollo, più precisamente negli “eccessi di dosaggio, somministrazioni multiple in tempi ravvicinati quando non necessari, richiami di vaccinazioni contro malattie per le quali il soggetto è già immunizzato”.

La commissione ha poi reso nota l’intenzione di riconvertire il poligono di Salto di Quirra e di chiudere di quelli di Capo Teulada e Capo Frasca per procedere alla bonifica.

 

Almeno una buona notizia, sull’uranio impoverito, anche se insufficiente

 

Seppure nei risultati formali non ha certo brillato, un traguardo importante ottenuto va riconosciuto alla commissione parlamentare:  grazie alle sue pressioni, le liquidazioni dei benefici per i militari affetti da gravi patologie invalidanti e per le famiglie di coloro che sono deceduti, previsti ai sensi dell’articolo 603 del codice dell’ordinamento militare sono stati sbloccati.  A questo si aggiunge la riapertura di circa il 40% delle vicende non chiare in tema di uranio impoverito che riguardano militare ancora in vita, ma fortemente invalidati, e purtroppo anche deceduti.

 

I risultati di questa commissione parlamentare sono decisamente insufficienti per ogni familiare colpito da questo assassino invisibile; è l’avvocato dell’associazione delle vittime Bruno Cirmoli che esprime tutta l’amarezza e la delusione: “i risultati finali dell’ultima commissione sull’uranio impoverito sono assolutamente deludenti, non è stata fatta nessuna chiarezza su: malformazioni alla nascita, mancata adozione di misure di protezione per il personale italiano, ragion per cui la Difesa è stata condannata più volte a risarcimenti talvolta milionari in sede civile, errori nella concessione dei benefici previsti dalla legge, che hanno portato a un vero e proprio caos”.

 

Un buco nell’acqua. Questa commissione è stato questo: un ennesimo buco nell’acqua e uno schiaffo sulla faccia di coloro che speravano di scoprire un angolo di verità. Magari velata, magari implicita. Ma pur sempre verità, quella che renderebbe onore e merito a chi è morto e lotta contro l’uranio impoverito, spolverato senza pietà su ignari lavoratori per i quali giustizia non c’è.

 

Risultati Inchiesta Commissione Uranio Impoverito: Anavaf Risponde

Il presidente di Anavaf, l’ammiraglio Falco Accame, non ha mostrato sorpresa per la chiusura delle indagini da parte della Commissione in quanto è lo stesso risultato emerso nella precedente Commissione d’Inchiesta: “Dopo due anni risultati pressoché zero!”.

Il presidente ricorda che in Italia, sono stati rilevati circa 4.000 casi di militari ammalati di tumore nelle missioni all’estero dal 1981. Ma questi sono soltanto i militari, quindi non sono stati conteggiati i civili né i militari in Italia, in servizio nei poligoni. “Ed è stato dimenticato altresì tutto il personale militare già in congedo”.

Inoltre, il presidente di Anavaf ricorda che le malattie correlate all’uranio impoverito possono essere state determinate dall’armamento utilizzato dagli eserciti alleati, “ad esempio in Bosnia sono stati sparati 10.800 proiettili e in Kosovo oltre 31.000: “fuoco amico” del tutto dimenticato”.

Se l’uranio impoverito non è pericoloso, come afferma la Commissione, “ perché mai non dovrebbe essere stato usato dall’Italia visto che è più efficace e meno costoso di altre armi?”, si domanda l’ammiraglio.

Infine, Falco Accane lamenta il modo in cui sono stati esclusi dai risarcimenti molti militari vittime dell’uranio impoverito per errore, in quanto non sono stati determinati i criteri per determinare il collegamento tra tumori e servizio militare.

 

Fonti: Notizie.Tiscali / Ilmondo.it / Linkiesta / LaPresse.it /

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Quasi 4.000 soldati italiani sono attualmente vittime dell’uranio impoverito, una cifra non reale ma riduttiva in quanto sono stati conteggiati soltanto i militari in servizio. Qui, a Esercito Italiano Blog, abbiamo conosciuto diversi casi di giovani soldati, con un sogno, che sono stati dimenticati dall’amministrazione una volta scoperta la malattia. Infatti, nel caso dell’uranio impoverito, il principale problema è collegare l’infermità alla causa di servizio. Ma questo non significa che effettivamente non siano due facce di una stessa moneta: il contatto con le particelle di uranio impoverito usato nell’armamento militare e lo sviluppo di un tipo di tumore.

 

Uranio Impoverito, parla il Ministro

Su questo argomento si è pronunciato finalmente il ministero della difesa. Il ministro Giampaolo Di Paola, ha assicurato che uno studio effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità sull’analisi di mortalità, per il periodo 2003-2009, registra una riduzione dei decessi generali nella zona del Poligono del Salto di Quirra (tra la provincia di cagliari e l’ogliastra), rispetto al tasso di mortalità della popolazione dell’intera Isola.
In questo senso ha assicurato che le Forze Armate italiane non hanno MAI impiegato armamento realizzato con uranio impoverito, né dentro né fuori dell’Italia. In questo modo, secondo il ministro, l’Italia non ha mai usato armi all’uranio impoverito né in attività addestrative, nelle missioni internazionali.

Ma, siamo sicuri signor ministro? E Poi, siamo ugualmente sicuri che altri eserciti alleati in Afghanistan, ad esempio, non usano armamento all’uranio impoverito? Hanno i nostri militari tutte le informazioni sulle misure di protezione? Siamo sicuri signor ministro?

A voi le risposte.

 

Fonte: agi.it

Uranio Impoverito: Nuovi Casi in Italia

31 ottobre 2012 inviato da Staff
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uranio impoveritoL’Associazione Vittime Uranio ha denunciato nuovi casi di morte, possibilmente, per contaminazione da uranio impoverito.  “Mio marito è morto lo scorso luglio a soli 50 anni di tumore al pancreas dopo 10 anni di missioni. Faceva il disinfettore”, scrive M.S, di  Cagliari, e vedova di un primo maresciallo dell’Esercito.

 

Uranio Impoverito: nuovi casi di militari malati

 

Si tratta di due soldati di Brescia e di Palermo. Nel blog ufficiale dell’associazione Vittime Uranio Impoverito si legge la denuncia di R.D., della provincia di Brescia, il quale lamenta che dopo di “aver prestato servizio nel 2003 presso il poligono militare di Perdasdefogu come ufficiale di complemento dell’Aeronautica militare. Nel 2004 mi sono congedato e nel 2009 mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla”. Simile è il caso di G.F. di Palermo: nel 2001 è stato destinato durante 4 mesi a Kosovo per una missione e, anni dopo, nel 2009, gli è stato diagnosticato un tumore grave al testicolo. “Mi è stato anche asportato un rene. Ho presentato domanda per la causa di servizio, ma è stata rifiutata”.

 

Uranio Impoverito: il killer dei militari

 

I casi di malati per uranio impoverito, tra i soldati italiani, sono sempre di più. Il problema, come altre volte abbiamo denunciato, è la difficoltà di dimostrare  un collegamento tra le missioni di questi soldati e il tumore che solitamente viene scoperto anni dopo. Le vittime ora sono 3.671 approssimativamente, ma questa cifra, nonostante essere molto elevate, è riduttiva rispetto la realtà in quanto sono stati conteggiati solo i soldati in servizio.

Ma cosa succede con quelli che si sono ammalati anni dopo, o con i civili. Questi non esistono?

È la domanda che si pone il presidente dell’associazione Vittime Uranio, Falco Accame, da sempre in prima linea nel denunciare i rischi per la salute legati all’esposizione di proiettili all’uranio impoverito. Il problema principale, secondo il presidente, è il negazionismo delle istituzioni in merito all’uranio impoverito del tipo, “noi non usiamo proiettili con uranio impoverito”, “non è colpa nostra”, “chissà dove avrà preso la malattia”….

Non è questa sicuramente la reazione e l’attenzione di un’istituzione alla quale ammiri, alla quale hai giurato fedeltà e protezione. Molti militari italiani, con malattie collegate all’uranio impoverito si sono trovati con un Ministero della Difesa che si gira di schiena e non assume la propria responsabilità.

I nostri soldati, per molti anni, sono andati in missione a lavorare in contatto con nano particele o hanno usato proiettili fabbricati con uranio impoverito senza informazioni sui rischi o sulle misure antiinfortunistiche che dovevano usare.

Non è possibile continuare a dire “non sono stato io” davanti a questa realtà. Dov’è lo Stato Maggiore della Difesa quando c’è bisogno di lui?

 

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E’ dalla fine degli anni 90 che in Italia si è iniziato a parlare di uranio impoverito e di  soldati morti di cancro e leucemie a causa di esso. Ma pochi giorni fa un’inchiesta scomoda firmata dalla giornalista Vittoria Iacovella ha rimesso tutto in discussione arginando le colpe dell’uranio impoverito e chiamando in causa ben altri fattori in tema di morte dei soldati, ovvero delle vaccinazioni di massa sbagliate che potrebbero aver provocato carcinomi mortali.

Liceità Uso Uranio Impoverito Kosovo

A dar credito a questa ipotesi c’è il racconto di Erasmo Savino, caporal maggiore di 31 anni, con alle spalle 13 anni di servizio e nel presente un tumore maligno. Nella sua deposizione rilasciata davanti alla commissione uranio impoverito, il giovane avrebbe infatti affermato di aver contratto il tumore a causa di una serie di vaccini a cui era stato sottoposto poco prima dell’esposizione all’uranio impoverito avvenuta durante la missione in Kosovo.

Tale dichiarazione è supportata dall’avvocato Giorgio Carta, legale di Savino che nelle proprie relazioni descrive i collegamenti scientifici tra i vaccini e il cancro. Rendere consequenziale il rapporto tra vaccini e malattia mortale è un’impresa piuttosto difficoltosa ma non impossibile: così come le nano-particelle dell’uranio impoverito, anche i vaccini non possono essere rilevati immediatamente ma solo dopo qualche anno dall’immissione nell’organismo.

 

 

Vaccini obbligatori per militari….ma perchè?

La somministrazione di vaccini senza rispetto dei protocolli potrebbe aver indebolito i soldati e il loro organismo, rendendoli particolarmente vulnerabili in caso di esposizione a materiali tossici e sostanze inquinanti. Questa teoria spiegherebbe anche perché 85% dei militari ammalati non è mai stato in missione all’estero né in Kosovo. Lo stesso avvocato però ammette che al di là delle questioni prettamente scientifiche da provare, “la ricerca della verità è resa difficile da numerosi fattori e dalla scarsa trasparenza, inoltre i medici sono ufficiali, quindi superiori gerarchici, che non impartiscono cure, ma ordini militari ai sottoposti ”.

La dichiarazione di Savino, non è la prima in questa direzione. Esiste infatti un precedente che si chiama Francesco Rinaldelli, alpino morte a 26 anni di tumore; i suoi genitori hanno dichiarato più volte agli organi di stampa che il decesso del proprio figlio era legato alla somministrazione incontrollata di vaccini: “ è nostra intenzione riaccendere i riflettori sul progetto Signum. Si tratta di un monitoraggio effettuato su un gruppo di militari che avevano effettuato una missione in Iraq, per trovare eventuali tracce di uranio impoverito. E invece si scoprì che la presenza era quasi impercettibile. Furono però trovati altri elementi significativi: si scoprì che dopo 5 vaccinazioni, in alcuni soggetti particolarmente predisposti, si sviluppavano ossidazioni cellulari che possono portare a malattie oncogenetiche. Il progetto Signum (…) è stato presentato alla commissione parlamentare che lo ha inizialmente ritenuto molto importante, ma poi lo ha accantonato. Temo che in qualche modo lo si voglia nascondere ”.

 

 

Linfoma di Hodgking: altre conseguenze dei vaccini….forse!

Che sia stato uranio impoverito o vaccini indiscriminati, rimane il fatto che centinaia di soldati si sono ammalati e molti sono addirittura morti senza che lo stato, protagonista indiscusso e sempre più carnefice, abbia sostenuto la ricerca della verità, anzi. La mamma di Francesco Finessi, soldato morto per il linfoma di Hodgking, va oltre e dichiara che “al Ministero della Difesa conviene sostenere la causa dell’uranio impoverito perché questo è stato usato dall’esercito statunitense, non da quello italiano, quindi i nostri vertici non ne avrebbero colpa, mentre ammettere che i danni derivino dalle modalità con cui vengono vaccinati i militari, significherebbe riconoscere una colpa interna, senza contare poi gli interessi milionari delle cause farmaceutiche ”.

 

Di fronte alle innumerevoli, legittime domande di mamme, vedove e degli stessi soldati ammalati, il Ministero prende tempo non dando di fatto alcuna risposta, rendendo così la sua posizione ancora più discutibile, se mai questo è possibile.

 

Un dato però è incontrovertibile: il protocollo per la somministrazione dei vaccini, nel 2003, era composto da 3 pagine; quello del 2008 ne conta oltre 200. Una sorta di ammissione di colpa? E se ancora le domande scomode e i morti non bastassero, c’è un’ennesima storia da raccontare, un’inquietante svolta in questa pagina nera di storia italiana: “si è limitato a pretendere una serie di spiegazioni su efficacia, sicurezza e sul perché si facessero vaccinazioni plurime e ravvicinate. Erano otto in 28 giorni. Per tutta risposta, pur avendo poi accettato di vaccinarsi, è stato denunciato e rischia un anno di carcere ”.

Fonte: Il fatto quotidiano

È la storia del maresciallo cagliaritano dell’aeronautica Luigi Sanna e di sua moglie, l’avvocato Gabriella Casula. L’accusa che gli è stata rivolta è quella di “disobbedienza continuata perché ha fatto due volte le domande, per iscritto, visto che non aveva ricevuto risposta, chiedendo che gli si documentasse se i vaccini sono efficaci e sicuri e perché si fanno vaccini plurimi e ravvicinati se è dimostrato che è pericoloso. Dopo 25 anni di servizio rischia ora, oltre le sanzioni disciplinari che però non sono ancora state messe in atto, un anno di carcere ”. L’inquietudine è probabilmente la sensazione più vicina a quello che si prova ragionando su questa vicenda: tumori o vaccini, il risultato purtroppo non cambia e la morte busserà purtroppo alla porta di molti altri soldati, senza che il ministero, lo stato muova un dito.

 

Ma le istituzioni non sono formate da uomini? E gli uomini non hanno una coscienza?

 

Sì, ce l’hanno, ma in molti casi, più pesante di lei c’è la vigliaccheria. Quella che fa dimenticare che si parla di uomini, padri, fratelli e mariti. Quella che non tiene conto che intorno a ogni vittima esiste un micro universo che risente, si dispera e lotta insieme a al malato. Quella che ti fa dimenticare che vivere da malati terminali è un’interminabile tortura, alleviabile in parte solo con la verità.

 

Fonti: Grnet.it, LaTuaVoce.it, Mediterraneanews.org

 

 

 

 

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Erasmo Savino: Quando la Passione Diventa Delusione 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Il Caporal Maggiore Capo Erasmo Savino è un ragazzo di 31 anni che aveva un sogno. Nella sua famiglia c’erano altri militari e lui voleva diventare un militare, servire la propria patria, la nostra patria e indossare l’uniforme per difendere tutto ciò in cui crede, o credeva.
Lui ama la divisa ed è per quello che si è arruolato nell’Esercito Italiano. E’ diventato un militare per passione ed era molto orgoglioso di quello che rappresentava. Il suo non era un lavoro, era un dovere che svolgeva con sentimento come tanti altri nostri soldati.

 
Negli anni 1999 e 2000, il Caporal Maggiore Capo Erasmo Savino era in missione in Kosovo come “operatore di attrezzature speciali del genio”. In poche parole faceva l’idraulico, e il suo lavoro era quello d’istallare e curare la manutenzione d’ impianti termici e idraulici, canali e altre operazioni sottoterra. Di solito era necessario operare scavi e trafori, su differenti tipologie di terreni, al fine di riparare le tubazioni o gli impianti danneggiati. È lui stesso a ricordare con noi il suo compito, “la terra era come la sabbia, sembrava terra di mare, dove c’erano anche resti di bombe e proiettili. Lavoravamo dentro le buche e, certamente, lì c’era di tutto”. Infatti, le aree del Kosovo nelle quali si svolgevano queste missioni sono state solo parzialmente bonificate dai residui di bombe ed altro materiale esplodente. Un materiale, talaltro, con elevato contenuto di uranio impoverito.

 

 

Uranio Impoverito: Quando tutto cambia

Dopo quella missione, è tutto cambiato per lui. E’ arrivata la malattia e poi….niente, abbandonato dalla sua bandiera, dalla sua patria e da tutti quelli che avevano giurato di proteggerlo e di tutelarlo……e così che si sente.
Qualche anno dopo il suo rientro dalla missione nell’estero, gli è stata diagnosticato una grave malattia contro la quale continua a lottare. Si tratta di un melanoma nodulare ulcerato plantare al primo dito del piede sinistro – una parte del corpo che è stata con tutta evidenza particolarmente esposta al contatto con il terreno inquinato – e il 12 ottobre dello stesso anno gli sono state altresì  diagnosticate le metastasi che, come accade in questo tipo di patologia, attaccano tutto l’organismo.
Infatti, si sente stanco e debole dopo ripetuti cicli di chemioterapia che, inoltre, gli producono mal di testa costante e un forte abbassamento della pressione.
Ma, chi è il responsabile di questa situazione?
Per il momento nessuno, perché come in tanti altri casi, lo Stato non ha ancora detto una parola. Anzì, lo stato assicura che si è ammalato sotto la sua responsabilità.
Invece non è stato così, ed è quello che difende Erasmo Savino: “Quando ero a Kosovo, facendo il mio lavoro per la mia patria, non ho mai pensato in nessun pericolo. Nessuno ci ha mai detto niente, infatti nella prima missione nessuno sapeva ancora niente dell’uranio impoverito, non si parlava di queste cose. Nella seconda missione, qualche informazione al riguardo girava ma, in ogni caso, non ci sono stati avvertimenti, informazioni sulle precauzioni da rispettare…..nulla”.
Questo è il motivo per il quale il militare chiede chiarezza e “un po’ di sensibilità” allo Stato. “Ho dato 13 anni della mia vita al mio Esercito e sono molto orgoglioso di quello che ho fatto ma non capisco come ora non c’è nessuno che, almeno, si prenda parte della responsabilità. Mai hanno accettato questa responsabilità né mai mi hanno dato una risposta, ovviamente. Nessuna considerazione da parte dello Stato. Mi sento deluso, abbandonato e tagliato fuori”.
In altre parole, quello che si chiede in questo caso come negli altri quasi 3.000 casi, approssimativamente, di soldati ammalati che esistono in Italia per uranio impoverito o vaccini incontrollati, è onestà e coraggio da parte di un’istituzione che dovrebbe almeno riconoscere la causa di servizio.
Il problema, come abbiamo visto altre volte è proprio la difficoltà di dimostrare i collegamenti in quanto, tanto i vaccini come le nano particelle dell’uranio impoverito, non si vedono subito ma dopo qualche anno. Questo però non significa che il collegamento non esista.

 

Non è possibile far finta di niente. Non più.

 

Commissione Uranio Impoverito

Il Caporal Maggiore Capo Erasmo Savino è stato ascoltato mercoledì scorso, 3 ottobre, dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, accompagnato dai suoi avvocati, Giorgio Carta (al quale abbiamo già conosciuto più volte) e Giuseppe Piscitelli.
Tramite una videoconferenza ha denunciato ai senatori il fatto di aver prestato servizio all’estero in assenza di adeguate precauzioni o protezioni, in quanto non fornite dall’amministrazione, la quale avrebbe altresì omesso di informarlo dei rischi per la salute cui andava incontro. Inoltre, ha riconosciuto essere stato obbligato a diversi cicli vaccinali.

 

Pubblichiamo un video, curato da Tommaso Rodano, di Il Fatto Quotidiano con le opinioni degli avvocati Carta e Piscitelli, e di alcuni senatori della commissione.

 

Il Caporal maggiore Capo considera positiva la seduta con la Commissione. Pensa che i senatori, come abbiamo anche visto nel video, sono sensibili al suo problema e richiedono anche loro chiarezza. Infatti, una delle proposte della Commissione, da richiedere al ministero di difesa, è quella di aprire al pubblico un ufficio in grado di rispondere le domande e gli interrogativi di persone “che versano in condizioni psicologiche e sanitarie che richiedono il massimo di diligenza e di rispetto, contribuendo in tal modo anche a rimuovere vischiosità e inerzie burocratiche non accettabili quando si tratta di soggetti che hanno sacrificato la salute o la vita per il proprio Paese”.

 

Ora però, bisogna aspettare il Governo. Le risposte dei ministri e le azioni della Difesa.

 

Fonti: Erasmo Savino, Grnet, Il fatto Quotidiano.

 

 

 

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La Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’ Uranio Impoverito accoglierà, mercoledì 3 ottobre, il caso del caporal Maggiore capo dell’Esercito Italiano, Erasmo Savino. A soli 31 anni, il caporal maggiore Savino è ammalato e lotta da troppo tempo con le metastasi di un melanoma. La sua audizione avverrà sicuramente tramite una videoconferenza in quanto, i diversi cicli di chemioterapia ai quali è obbligato a sottoporsi, l’hanno molto debilitato. Al Senato però, saranno presenti i suoi rappresentanti legali: gli avvocati Giorgio Carta e Giuseppe Piscitelli.

 

Erasmo Savino: La Storia

 

Come militare, il caporal maggiore ha partecipato come “operatore di attrezzature speciali del genio”, alle missioni Joint Guardian (dall’11 settembre 1999 al 23 febbraio 2000) e Consistent Effort (dal 23 febbraio 2001 al 22 giugno 2001) nel teatro operativo del Kosovo. In questo teatro, era responsabile d’installazioni e manutenzione di impianti idraulici e termici. In questo senso era obbligato, molte volte, a dover scavare su terreni diversi per riparare le tubazioni o gli impianti danneggiati.

Fino qui, tutto ok. Il problema avviene quando questi lavori sono stati fatti, secondo la testimonianza del militare, senza le precauzioni e le protezioni giuste.

 

E, perché non aveva le protezioni il soldato mentre lavorava?

 

Semplice. Perché nessuno l’ho aveva mai informato né avvertito sui pericoli e i rischi per la salute cui andava in contro con questi lavori in una zona con la presenza di nano particelle di uranio impoverito. Ed è questo il problema!! Un problema che purtroppo abbiamo sentito tante volte ma non tutte quelle necessarie. Perché continuano ad avere un gran numero di casi di militari ammalati nascosti, anonimi e dimenticati da chi aveva e ha la responsabilità di tutelarli.

 

Denunciare per evitare “altri lutti tra i militari”

 

“Quando il militare mi contattò e mi chiese di assisterlo era giugno e mi confidò che i medici disperavano che egli avrebbe superato l’estate, ma lui era certo che li avrebbe smentiti – riferisce l’avvocato Giorgio Carta, che lo assiste -. Per fortuna, ha avuto ragione lui ed ora mi dice che la sua missione è quella di fare il possibile perché si evitino altri lutti tra i militari”. “Al grave danno alla salute subito dal giovane – dice l’avvocato Piscitelli – si è aggiunto quello del ritardo accumulato dall’Amministrazione per rispondere alle sue istanze. E’ triste constatare che i termini dei procedimenti non vengano rispettati nemmeno quando il richiedente è in fin di vita”.

 

Fonte: Grnet.it