Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze

12 settembre 2013 inviato da Staff
Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze 3.75/5 (75.00%) 8 Vota questo articolos

 

 

La situazione del nostro esercito, fiore all’occhiello del Belpaese, è a dir poco disastrosa e a dircelo è una voce autorevole proprio tra i militari, il sottosegretario alla difesa Gioacchino Alfano, alla quarta commissione del Senato della Repubblica per rispondere a una interrogazione parlamentare del Movimento 5 stelle.

 

tagli esercitoI numeri snocciolati senza tante riserve sono impressionanti: “1191 carri armati, di cui 605 Leopard (anche se per l’intera linea è stato disposto il fuori servizio), 389 Centauro e 197 Ariete (47 di questi mezzi saranno però dismessi entro il 2018; (…) è stato disposto il fuori servizio per tutti i 381 M113 e per un 6614G, mentre restano in servizio 553 VCC1, 1207 VCC2, 367 Puma, 198 Dardo e 119 Freccia)”.

 

Mezzi da rottamare o talmente datati da essere fuori uso. Tagli al personale. Chiusura caserme. Come si può pensare in queste condizioni di onorare a testa alta gli impegni internazionali o addirittura di prenderne di ulteriori? Lasciando i mezzi e parlando di risorse umane la situazione non si rischiara; la riduzione del personale del 20% è stata riconfermata anche dal Ministro della difesa Mario Mauro con un’affermazione politically correct: “la revisione dello strumento militare è un processo epocale di razionalizzazione delle Forze armate e deve fare i conti con le condizioni di finanza pubblica e di bilancio della Stato”.

 

no ai tagli esercitoDetto in altri termini: il sistema va rivoluzionato e come ogni rivoluzione lascia qualche inevitabile caduto sul campo; ma a fin di bene e solo a causa delle ristrettezze finanziarie. Anche sul problema delle caserme dismesse, il ministro risulta molto diplomatico, spiegando che lo stato non è affatto il proprietario, ma solo un gestore pro tempore di edifici non più idonei per gli scopi della difesa dei quali diventa automaticamente proprietario…una sorta di tutore.

 

Insomma pare che in fondo questi tagli siano inevitabili. A dispetto del riconoscimento della specificità del ruolo e della solitudine professionale nel quale il comparto sicurezza ha vissuto i suoi ultimi anni e ampiamente riconosciuto dal premier Letta nel suo discorso di insediamento, quando ancora si intravedeva un barlume di luce in fondo al tunnel.

 

 

Fonte: lastampa / analisidifesa / laprimapagina / lindro

Stipendi Soldati. Difficile Non Perdere La Speranza… 2.20/5 (44.00%) 5 Vota questo articolos

Questa spending review e questa crisi stanno mietendo più vittime della più brutale delle guerre. Imprese che chiudono i battenti, pensioni ridotte all’osso e stipendi sempre più bassi. Non certo segnali ottimali se si vuole far riprendere l’economia.

Specialmente per quanto riguarda le retribuzioni. In questo articolo ci vogliamo concentrare sugli stipendi soldati, un comparto  che svolge compiti all’apparenza di poca praticità per il cittadino comune ma che di fatto ci permette di far fronte a situazioni naturali disastrose interne come terremoti e di portare aiuto in collaborazione con altri stati in territori di guerriglia. Come sta accadendo per l’Afghanistan, l’Iraq e molte altre zone difficili del mondo.

 

stipendi soldati

 

Ma anche il lavoro all’interno dei confini dello stato è di fondamentale importanza. L’esercito infatti  interviene a supporto della Protezione Civile in caso di calamità naturali e collabora spesso per il mantenimento della sicurezza interna dello Stato.

 

Pensare che gli stipendi soldati non vengono distinti per la specificità del ruolo, ma vengono fatti rientrare nel calderone dei tagli e delle tasse è triste oltre che profondamente ingiusto. Non che si possa ritenere giusta una riduzione di retribuzione in qualunque settore pubblico, ma nel comparto sicurezza, le decurtazioni fanno ancora più male.

 

La situazione delle retribuzioni per i dipendenti pubblici nella quale rientrano anche gli stipendi soldati è bloccata dal 2010 e lo rimarrà almeno fino al 31 dicembre prossimo. Questo per il comparto sicurezza riguarda qualcosa come 10.000 militari impegnati in missioni internazionali e in affiancamenti a carabinieri e polizia nel mantenimento dell’ordine pubblico.

 

Parlando di stipendi soldati non si può non parlare di numeri.  Un caporale maggiore in servizio permanente guadagna circa 1.250 euro al mese, un pari grado non in servizio permanente solo 900. Nel caso di promozione lo stipendio non varierebbe di un centesimo. Stesso discorso vale anche per gli ufficiali. Dunque avanzamenti di carriera, responsabilità e personale più o meno numeroso sotto il proprio comando, non incidono minimamente sugli stipendi soldati.

Il fatto che non si vedano scendere in piazza i nostri militari, sebbene ne avrebbero tutti i diritti, è un sollievo e la riprova del fatto che sono un comparto responsabile e totalmente devoto allo stato e alle sue scelte, anche quando queste sono penalizzanti per loro stessi; il loro delicato ruolo sociale gli impedisce di protestare come tutti gli altri dipendenti pubblici. Anche di questo bisogna tener conto prima di trattarli come semplici dipendenti statali.

 

 

Fonte: ilgiornale / lanotiziagiornale / formiche

 

 

Niente Feste Per Nessuno. Almeno Nei Tagli, L’Uguaglianza C’è… 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Alzabandiera, carica di cavalleria, onorificenze e medaglie rimandati a tempi migliori. Decisione senza dubbio coerente con il periodo storico e con i tagli e la crisi dilagante quella di cancellare la festa in programma il prossimo 16 maggio per la polizia e il prossimo 20 giugno per la guardia di finanza.

 

La cancellazione di queste cerimonie si muove nell’ottica di ”ridefinire le modalità di organizzazione delle feste delle singole forze armate, dei corpi militari e dei corpi non armati dello Stato” secondo quanto dichiarato dal neo primo ministro Letta a giustificazione della decisione presa. Il comunicato è stato recapitato ai ministri interessati ovvero dell’Interno, Angelino Alfano, della Giustizia, Annamaria Cancellieri, della Difesa, Mario Mauro, delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo, dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.

 

no parate militari

 

I grandi sfarzi che accompagnano di solito questi appuntamenti ufficiali, per precisa volontà governativa, si limiteranno quindi a un  incontro del presidente della Repubblica con il capo dell’Istituzione interessata, accompagnato da una rappresentanza di allievi degli istituti di formazione; il tutto si svolgerà all’interno delle relative strutture e sarà aperto solo al personale addetto.

 

Due commemorazioni però si terranno comunque, seppure più contenute del previsto: quella della Repubblica del prossimo  2 giugno e quella delle forze armate il 4 novembre all’Altare della Patria.

 

Le Reazioni Alla Cancellazione Delle Commemorazioni

 

Ponderato il commento del leader dei funzionari di polizia Enzo Letizia alla cancellazione della festa del 16 Maggio: “la festa, anche fatta nella sobrietà che i tempi di crisi impongono è un momento di riflessione che in ogni caso onora chi tutela ogni giorno i cittadini, i loro diritti e la loro libertà. È un momento che conferma il patto stretto tra Stato, le sue istituzioni, le donne e gli uomini della Polizia di Stato uniti intorno a ideali di legalità, libertà ed ai valori della nostra democrazia”.

 

E in effetti clima a parte anche le forze armate hanno ben poco da festeggiare. Chissà che un taglio al superfluo non serva a evitare qualche taglio di personale… Tutto sommato sperarci non costa.

 

Eh già, perché anche i militari convivono ancora da diverso tempo ormai con questa spada di Damocle sulla testa, quella della revisione dello strumento militare. È proprio di questi giorni l’incontro tra il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e le Organizzazioni Sindacali del personale civile dell’Amministrazione Difesa, dove proprio per la situazione drammatica del nostro paese dal punto di vista sociale, è stato sottolineato come una coesione nazionale sia indispensabile per mantenere la tranquillità e la sicurezza nel paese. In questo senso il confronto pe r una revisione costruttiva dello strumento militare si auspica che diventi un mezzo per migliorare la condizione lavorativa delle forze armate.

 

 

Fonte: grnet / militariassodipro / ilnuovogiornaledeimilitari / repubblica /esercito.difesa

 

 

Il Comparto Sicurezza Si Ricuce Dopo i Tagli Del Governo Monti 4.67/5 (93.33%) 3 Vota questo articolos

Tra tagli, riforme e assestamenti, il comparto sicurezza è certamente quello che più di ogni altro ha subìto la forza del vortice del governo tecnico, orientato a far quadrare i conti a dispetto delle specificità dei singoli settori.

 

È proprio in questa ottica che con l’arrivo del nuovo anno il reparto pianificazione dello stato maggiore dell’esercito ha elaborato un documento riassuntivo rispetto ai dettagli del piano di revisione dello strumento militare terrestre, divulgato in special modo alle organizzazioni sindacali di categoria con il solo scopo di rendere partecipi i singoli componenti degli interventi e delle modifiche che verranno messe in campo con i nuovi tagli disposti dal governo attualmente dimissionario.

Cosa Cambia In Concreto Con I Tagli?

Considerando che entro il 2024 gli organici dovranno ridursi a 90, dai 107 effettivi di oggi, molti centri di selezione dei volontari chiuderanno i battenti, in particolare Bologna, Bari e Cagliari.

Il primo comando forze di difesa a Vittorio Veneto composto da 4 brigate nel centro nord, scenderà a 3. Le tre brigate Folgore, Friuli e Ariete passeranno sotto il comando della Divisione Mantova con sede a Firenze, dove oggi si trova il comando territoriale Toscana destinato a essere soppresso.

Chiuderanno anche il Quarto reggimento carri e il 34° Gruppo squadroni Toro (elicotteri) di Venaria Reale (Torino) elementi appartenenti al corpo di aviazione dell’esercito. Le forze speciali e le brigate paracadutisti e aeromobili Folgore e la Friuli verranno ridotte da 11 a 9 entro il 2018. In termini di formazione invece è stato istituito un unico ente di gestione e in ambito sanità verranno chiusi i comandi Nord e Sud e sei dipartimenti militari di medicina legale mentre verrà ridimensionato l’ospedale di Milano.

Anche la Marina Militare ha disposto un piano di ridistribuzione di risorse e organico in vista della riduzione di 3400 unità entro il 2016 e della radiazione di 18 navi entro i prossimi 4 anni.

Non ultima l’Aeronautica Militare che ha pubblicato sul proprio sito un piano di revisione che tenga conto della riduzione del personale fino alla soglia dei 34 mila entro il 2024.

Chiudiamo questo articolo con uno stralcio di intervista al direttore del Mensile RID (Rivista Italia Difesa) Pietro Batacchi che nel numero di gennaio ha dedicato ampio spazio all’analisi di un vero e proprio paradosso: “per effetto del decreto legge 95/2012 gli stanziamenti per l’investimento subiranno una decurtazione di 236,1 milioni che esula dai numeri citati finora. Quindi il bilancio della funzione difesa effettivo per il 2013 sarà di 800 milioni superiore al 2012. Purtroppo non si riesce a riequilibrare l’allocazione dei fondi tra il personale, l’esercizio (cioè la manutenzione, l’addestramento eccetera) e l’investimento. Nel 2013 al personale andrà il 67,20%, mentre per l’esercizio c’è un misero 9,24% e per l’investimento un 23,56%. La ripartizione ottimale sarebbe 50-25-25 ma siamo lontanissimi”.

E’ paradossale pensare a tutti questi complessi piani di revisione e riallineamento delle risorse, umane, logistiche e strumentali, di singoli settori del comparto difesa a fronte di discussi tagli legati a una febbre al risparmio che mal di sposa con quanto previsto del bilancio 2013 del Ministero della difesa ovvero una spesa maggiore di oltre un miliardo rispetto al passato 2012.

 

Fonte: ilsole24ore / forzearmate / lastampa / condividiquesto

 

 

 

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fonte: nsd

Parole del presidente dell’organizzazione di militari europei (EUROMIL), Emmanuel Jacob, ha criticato i tagli e le nuove misure per il risparmio che hanno colpito negli ultimi mesi, e continuano a colpire, non solo i militari italiani ma le forze armate di molti paesi europei.
In occasione della “European Day of Action and Solidarity”, che si svolgerà mercoledì a Bruxelles,  Jacob, ha rilasciato queste dichiarazioni nelle quali denuncia l’austerità imposta dagli organismo europei che stanno trascinando l’Europa “in una stagnazione economica, anzi una recessione, con il risultato che la crescita si è fermata e la disoccupazione aumenta inesorabilmente. I tagli ai salari stanno attaccando il modello sociale europeo, peggiorando gli squilibri sociali.”
In questo senso, il presidente di Euromil fa un richiamo in favore dell’occupazione e della solidarietà.

Crisi: i Militari colpiti due volte

Jacob considera che le Forze Armate non si sono salvate dall’impatto negativo delle misure contro la crisi economica e finanziaria ma, afferma, che i militari e le loro famiglie devono pagare due volte. “In primo luogo come civili, dovendo condividere i sacrifici chiamati a compiere da ogni cittadino europeo, a causa dell’adozione di nuove tasse che hanno ridotto il loro reddito e che hanno tagliato i loro sistemi di sicurezza sociale. In secondo luogo come soldati, devono sopportare le conseguenze dei tagli ai loro bilanci”.

Esercito: conseguenze della crisi

Jacob lamenta che se i tagli continuano la formazione, uno dei pochi pilastri della difesa, e la preparazione dei militari sarà insufficiente per compiere efficacemente le operazioni all’estero. Questo –continua-mette in pericolo gli stessi militari. Inoltre, “la mancanza di investimenti indurrà all’uso di attrezzature inadeguate che comprometteranno la loro sicurezza”.
Il rappresentante europeo esige che le condizioni di lavoro dei militari siano mantenute inalterate. ” Le associazioni militari non possono accettare una regressione così oltraggiosa dei loro diritti”.

Amore alla Patria

Le Forze Armate, come bene ricorda il presidente di Euromil, sono composte da essere umani che amano e difendono la loro patria come cittadini in uniforme, questo non nega i loro diritti come cittadini.
In questo senso, Euromil sollecita ai paesi che stanno imponendo limitazioni ai diritti dei militari un riconoscimento a questi cittadini, in particolare chiede “ riconoscimento del diritto ai militari di formare e aderire ai sindacati e alle associazioni indipendenti e che questi siano inclusi in un regolare dialogo sociale da parte delle autorità. I militari sono altamente qualificati, sono dipendenti che hanno il legittimo diritto di promuovere i propri interessi sociali e professionali – come fanno altri lavoratori”.

 

Fonte: Grnet.it

 

 

Le Bugie del Governo in Tempo di Tagli

18 ottobre 2012 inviato da Staff
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La Commissione Difesa del Senato ha approvato, con modificazioni, il disegno di legge per la revisione dello strumento militare italiano. Ora il governo è obbligato ad applicare nuove misure organizzative e strutturali per quel che riguarda le risorse della Difesa (personale, mezzi e infrastrutture). Per fare questo ha 12 mesi dall’entrata in vigore della legge.
La Commissione giustifica l’approvazione per il fatto che “questo disegno di legge si muove in piena coerenza con la spending review, ed è un provvedimento necessario ed essenziale, una priorità per il paese, in grado di fornire operatività alle Forze Armate, e che ci mette nelle condizioni di avere uno strumento militare efficace anche in presenza dei tagli, o comunque di un ridimensionamento delle risorse dovute alla crisi economica che tutti conosciamo e stiamo vivendo”.

 

Il NO dei Militari

Opinione molto contraria quella che difendono i rappresentanti dei militari in Italia. Il Cocer Esercito infatti esprime una “totale non condivisione” con questo disegno di legge. Soprattutto si mostra in disaccordo con la norma che prevede misure di agevolazione per il reinserimento dei volontari congedati senza demerito (Volontari in ferma prefissata quadriennale).

“Essa appare fortemente iniqua sia per gli effetti disaggreganti che potrebbe generare sul personale in merito alla difesa e sicurezza di questo Paese sia sulla funzionalità e operatività della forza armata, fondata sulla irrinunciabile risorsa umana”.


Il Cocer considera che le previsioni del governo per quel che riguarda le revisioni dello strumento militare uccidono le aspettative di qualsiasi giovane con vocazione di militare o con la volontà di fare carriera in ambito militare ma non solo. “La previsione mortifica le aspettative di tanti giovani destinati ad accrescere le fila dei disoccupati, rendendoli appetibili alle organizzazioni criminali, considerato il grado della loro peculiare preparazione professionale”.
I militari chiedono nuove valutazioni riguardo questa bozza approvata ora dalla Commissione Difesa. Secondo loro, è necessario ”un ripensamento da parte dei gruppi politici che puntellano questo Governo affinché quanto proposto dal ministro venga respinto o in alternativa rivisitato ritenendo necessario procedere con coraggio, chiarezza e prudenza al cambiamento del modello di difesa di riferimento, impedendo così il ripetersi di atti che tendono esclusivamente a mettere in ginocchio la nostra forza armata”.

 

 

Costi, Spese e Tagli: le Bugie del Governo

Dicono che le riduzioni, in un momento come questo, sono necessarie. Infatti sono previsti tagli in tutti i settori economici e lavorativi in Italia, questo significa meno lavoro, stipendi più bassi, ecc….ma dicono che non è possibile fare diversamente. Ok, possiamo anche capire…..ma, quello che non possiamo capire è la scala di priorità del Ministero della Difesa. Se inoltre, veniamo a sapere che forse non è stata detta la verità, allora proprio NO.
Il segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, Claudio Debertolis, è stato intervistato dal magazine ‘Analisi Difesa’ e ha parlato di numeri molto diversi, riguardo gli F-35, di quelli che conosciamo. Questi aerei di combattimento potrebbero costare allo Stato Italiano quasi il doppio di quello che ci ha stato detto.

 
Il ministro della Difesa, il mese di febbraio scorso, ha parlato di una spesa di 62 milioni di euro nei primi F 35 A, vi ricordate?

 
Ora questa cifra è diventata 97 milioni di euro. Se aggiorniamo i prezzi e aggiungiamo tutte le altre voci di spesa, il costo di questi primi Joint Strike Fighter arriverà ad essere il doppio rispetto a quello annunciato dal ministro.
Il Governo è d’accordo a gridare le necessità di tagli, sacrifici e riduzioni dappertutto ma questi aerei di guerra chi li paga? Siamo davvero sicuri che siano una priorità per gli italiani e per la difesa italiana? Ne abbiamo davvero bisogno?
A voi la parola….

 

 

Fonte: Analisi Difesa / Osservatorio Iraq

 

 

Marina Militare: il Capo di Stato avverte del rischio sull’operatività dell’istituzione 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Sulla Spending Review, parla la Marina Militare.
Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, considera che è stato raggiunto il limite in quello che riguarda risorse e tagli. Sotto di questo livello, secondo l’ammiraglio, non è possibile scendere in quanto sarebbe rischioso per l’operatività della propria istituzione. “Noi auspichiamo fortemente che il ddl delega presentato dal ministro Di Paola sia approvato rapidamente dal Parlamento e diventi operativo per poter poi intervenire in maniera sistematica sull’organizzazione, su tutta la struttura dello strumento militare, per renderlo sostenibile”.
Il rappresentate della Marina lamenta che oggi lo strumento militare “non è più sostenibile” e in questo senso aggiunge che l’unica soluzione per migliorare “è ridurre le spese per il personale e di destinare quello che rimane all’addestramento e alla manutenzione dei mezzi in servizio. La spending review – osserva – è un anticipo della legge delega per quanto riguarda le forze armate, quindi non ci preoccupa più di tanto. Quello che ci preoccupa sono i tagli intervenuti dal 2004 in poi”, che hanno messo a rischio ”la capacità di gestione day by day, l’addestramento, la manutenzione dei mezzi e l’efficacia dei nostri sistemi”.

 

 
 

Marina Militare: Missioni Internazionali a Rischio

La capacità della Marina Militare Italiana di essere competitiva nelle operazioni internazionali potrebbe essere a rischio se continueranno le riduzioni di risorse. “La qualità delle forze armate va sostenuta e lo stiamo facendo con l’addestramento degli anni precedenti. Se non potremo continuare questo trend – avverte Binelli Mantelli – noi decadremo di qualità e questo ci porterà fuori dalle missioni internazionali, da qualunque contesto internazionale”.
Alcune delle missioni all’estero che impegnano i nostri marinai sono le attività antipirateria, il mantenimento degli ordini in Afghanistan o le attività di sorveglianza nel Mediterraneo per questioni d’immigrazione clandestina.
Le previsioni della Marina Militare sono quelle di un aumento di lavoro grazie ad una maggior presenza nell’area dell’Oceano Indiano. “Il libero uso del mare – rileva l’ammiraglio Binelli Mantelli – è anche un elemento fondamentale di sostegno all’economia”.

 
 

La polemica dei caccia F-35

Per quel che riguarda la polemica dei cacciabombardieri F-35, l’ammiraglio Binelli Mantelli considera che si tratta di un investimento giustificato in quanto i velivoli serviranno per interagire con altri alleati e aumentare la capacità militare dell’Italia.
“Con l’acquisizione di una componente di F-35 a decollo corto imbarcabile sulla portaerei Cavour, noi ci poniamo in una condizione di interazione e sinergia europea. Questa capacità è importante, è chiaro che gli aerei costano ma saranno il segno di uno sviluppo di capacità che si protrarrà per i prossimi 40-50 anni”, sottolinea inoltre l’ammiraglio Binelli Mantelli, riferendosi al programma di acquisizione di 15 caccia F-35.
In questo senso avverte che una mancanza di queste risorse implicherebbe l’esclusione dell’Italia per assenza di capacità operativa. “Una capacità costosa ma nell’impiego è più efficace ed economica di altre tipologie, bisogna spendere risorse e mantenersi aggiornati, proprio per essere interoperabili con i nostri alleati”, dichiara il rappresentante delle Forze Armate.
 
 

Caso Marò trattenuti in India

L’ammiraglio Binelli Mantelli si è anche pronunciato sulla vicenda dei due marò italiani trattenuti in India, in attesa di giudizio per l’accusa di avere ucciso due pescatori indiani il mese di febbraio scorso. Si è mostrato ottimista e considera che “li rivedremo a casa, non so esattamente quando. La dilazione nel giudizio da parte di Delhi è un segno che interpreto in maniera parzialmente positiva”.
Inoltre, avverte che in questo caso, un atteggiamento negativo da parte dell’India potrebbe implicare delle conseguenze molto negative per quel che riguarda le missioni militari all’estero. “I militari devono essere tutelati dalle leggi e dal fatto che sono organi dello Stato mandati in missione per operare. Quindi i rischi che si corrono vanno gestiti dallo Stato di bandiera”.
Il rappresentante della Marina Militare lamenta le accuse di alcuni cittadini riguardo i marò: “Non sono d’accordo quando sento dire che ci siamo dimenticati dei Marò perché devo dire che non solo la Marina e la Difesa, ma tutto il governo è fortemente impegnato su questo problema. Credo che ci sia tutta una serie di interventi che sono stati messi in atto, in aderenza al diritto internazionale e alla convivenza pacifica tra le nazioni. E’ chiaro che non si può andare oltre certi livelli, spero che l’India sia consapevole di questo”.
 
 
Fonte: Adnkronos

 

Militari: tagliate o non tagliate le pensioni?

28 agosto 2012 inviato da Staff
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Foto: Reuters

Futuro ancora incerto per l’applicazione delle modifiche sulle pensioni dei militari italiani, quelle che contiene il Decreto Salva Italia e che prevedono un innalzamento dell’età pensionistica nel caso di appartenenti alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine. Queste previsioni del governo sono state fortemente criticate da tutti i sindacati e rappresentanti dei comparti sicurezza e difesa.

Ma dopo……nulla!!!??? O si?

 

La prima scadenza per l’approvazione definitiva di queste misure era il 31 luglio, e quella, è andata. Ora è stata fissata a fine ottobre. Di sicuro non è stato tutto detto ma forse il governo, visto che tutti i partiti erano contro queste misure, ci ripensa un attimo. Infatti, è stata approvata recentemente una mozione al Senato che obbliga il governo a rispettare la “specificità” di questa categoria.

Come abbiamo sempre detto, non è lo stesso né paragonabile lavorare fino a 70 anni dietro ad una scrivania che facendo il militare o il poliziotto, questo è ovvio. L’approvazione di queste misure, non solo non è giusta per gli appartenenti a queste categoria ma è anche grave per quel che riguarda le garanzie di sicurezza per i cittadini.

Decreto Salva Italia

Nel decreto salva Italia era prevista l’armonizzazione del comparto sicurezza, 400mila persone, questo unito alla riforma Fornero che stabilisce per tutti l’innalzamento dell’età pensionabile e l’anticipo del passaggio dal più vantaggioso sistema retributivo a quello contributivo.

Per il momento le pensioni dei militari vengono regolate come prima, ma hanno una serie di meccanismi in grado di far salire l’assegno: lo scivolo automatico di 5 anni, ad esempio. Secondo ha pubblicato il Corriere della Sera, il governo con le nuove misure intende “alzare l’età pensionabile e smontare questi meccanismi che hanno una loro ragion d’essere, vista la delicatezza del settore”.

Sicuramente, ora che sono stati richiesti sacrifici a tutti i settori, e infatti tutti i settori sono scontenti, non è facile trovare una soluzione per non discriminare nessuno. Staremo a vedere.

Come staremo a vedere cosa succede con il taglio di 30mila unità previsto dal governo nei prossimi dieci anni.

Vinceremo tutte e due le partite?

Militari e F-35: neanche loro li vogliono!

16 luglio 2012 inviato da Staff
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“Non capiamo perché sotto la scure non siano caduti anche i miliardi da spendere per gli aerei F35 (…) In una situazione di emergenza quale quella che stiamo vivendo c’è un limite anche alla subalternità. Casomai parte dei soldi cosi tagliati potrebbero essere dedicati alla polizia, ai carabinieri alla ricerca e ai beni culturali”.

 

foto: rifondazione.it

E a non capirlo, non è solo l’onorevole Cicchitto. Siamo in molti, civili e militari. Già, perché in fondo anche i militari risentono di tagli, tasse e imposte varie che negli ultimi mesi i nostri governanti ci hanno gentilmente donato, nella speranza di sanare un debito pubblico accumulato in decine di anni da loro stessi.

 

La storia dell’acquisto degli F 35 non è certo nuova e più in generale l’imposizione di alcune spese militari ai paesi dell’unione europea in forte crisi è risaputa. L’ultimo caso in ordine di tempo: la Grecia. Ora, al momento l’Italia ancora non è ai livelli dei nostri vicini ellenici, ma di questo passo, li raggiungeremo in fretta.

 

La cosa che davvero lascia stupiti è che per portare avanti questo famigerato programma Joint Strike Fighter sono state penalizzate categorie che per uno stato sociale come il nostro dovrebbero essere intoccabili come i pensionati, la sanità, l’istruzione e non ultimo anche i corpi militari.

 

Lo stesso Luca Marco Comellini, segretario nazionale e fondatore del PdM, il Partito per la tutela dei diritti dei militari e delle forze di polizia, si è detto non solo perplesso, ma preoccupato per una spesa che risulterà inutile e che allo stato attuale è assolutamente superflua: “con la particolare situazione che c’è, avremo capannoni pieni di giocattoli ipertecnologici, senza che nessuno sappia pilotarli (…) Le nostre forze si stanno sgretolando: a settembre verranno tagliate migliaia di altre unità, con gente troppo giovane per andare in pensione”.

 

esercito difesa

E allora, se neanche i militari ritengono che questo progetto abbia senso, se per fortuna l’Italia al momento non si trova in uno stato di guerra e non necessità di armamenti per difendersi da attacchi esterni, se l’articolo 11 della Costituzione è ancora in vigore si può sapere come mai non si può rinunciare a questo progetto così oneroso quanto inutile? Sarebbe una scelta assennata e saggia, già compiuta da paesi ben più oculati del nostro come Norvegia, Canada, Turchia e Australia.

 

La risposta sta nelle penali a quanto dicono fonti ufficiali. Uscire dal programma firmato anche dal nostro ministro ammiraglio a Washington nel lontano 2002, significherebbe pagare diverse penali – previste dall’accordo – che ci costerebbero ancora di più che portare a termine il programma stesso.

 

Ma proprio sul tema delle penali la Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace che ha organizzato una giornata di mobilitazione proprio contro l’acquisto degli F 35, dichiara che le stesse sono inesistenti e che sono solo un escamotage per far tacere l’opinione pubblica, garantendo così il raggiungimento dell’obbiettivo governativo: “dai problemi tecnici ai costi sempre in aumento, dai dubbi di tutti gli altri paesi partner alla ostinata decisione di continuare l’acquisto da parte del nostro Ministero della Difesa, alle inesistenti penali sulla cancellazione dell’acquisto l’opinione pubblica ha avuto modo in questi ultimi mesi di capire meglio cosa sta dietro al progetto del caccia F-35 e comprendere come si tratti dell’ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari distolto invece da usi socialmente e ambientalmente più utili e necessari”.

 

Ultimo punto paradossale in merito a questa vicenda riguarda i limiti degli F 35: in pratica stiamo per spendere milioni di euro in un armamento che non ci servirà e che al momento non è neanche sicuro che sia tecnologicamente perfetto.

 

Quindi anche per le spese militari, cari italiani, siamo in un vicolo cieco: ci ritroveremo con un sacco di cacciabombardieri e senza un soldo in tasca. Ma qualcuno potrà dire che abbiamo mantenuto fede a un accordo che ci ha definitivamente messo in ginocchio. Anche queste, per qualcuno, sono soddisfazioni.

 

SEI UN MILITARE? COSA NE PENSI? ABBIAMO BISOGNO DI TUTTI QUESTI F-35?

(Fonti: Rassegna.it / Fanpage.it)

 

Riforma forze armate: obiettivi

7 maggio 2012 inviato da Staff
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Dopo gli esodati, nel mirino del governo  sono caduti i militari, attualmente inquadrati nelle varie forze (esercito, marina, aeronautica).

Il governo tecnico di Mario Monti ha, infatti, intenzione di mandare a casa 40mila militari ; una dismissione graduale del personale che , da qui al 2024, dovrebbe fare scendere l’organico delle attuali forze armate da 190 a 150 mila militari.

In media saranno, quindi, circa 3.300 le stellette lasciate  a casa ogni anno, producendo un risparmio annuale di circa 2,2 miliardi di euro.

I costi del personale militare è però molto differenziato a seconda dell’età e del grado di servizio; per risparmiare sarà, quindi, necessario essere selettivi nella scelta degli “esodati”.

L’obiettivo finale che si vuole raggiungere è quello di 115.330 militari in servizio permanente (più di 35mila meno di oggi) e 34.700 in posizione di ferma (circa 4 mila meno di oggi); obiettivo raggiungibile riducendo drasticamente il reclutamento e dando ad alcuni la possibilità della pensione anticipata.

Un po’ in contrasto con la riforma delle pensioni fatta da Elsa Fornero nel decreto salva-Italia dello scorso 6 dicembre, che vale per tutti, ma non per i militari che al momento possono ancora essere baby-pensionati.

Analoga cura dimagrante è prevista anche per il personale civile in forza al ministero della Difesa, che  secondo i  Giampaolo Di Paola, “entro l’anno prossimo  scenderà a 29.525 unità e in un decennio dovrà attestarsi sulle 20 mila unità, con un esodo di circa 10 mila dipendenti”.

Peccato che tutti questi risparmi ricadranno come sempre sulle spalle dei cittadini: la sicurezza delle città diminuirà quando, invece, si potrebbe ricavare molto più denaro rinunciando ad alcune missioni estere che ormai non hanno più senso.