Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze

12 settembre 2013 inviato da Staff
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Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze 3.75/5 (75.00%) 8 Vota questo articolos

 

 

La situazione del nostro esercito, fiore all’occhiello del Belpaese, è a dir poco disastrosa e a dircelo è una voce autorevole proprio tra i militari, il sottosegretario alla difesa Gioacchino Alfano, alla quarta commissione del Senato della Repubblica per rispondere a una interrogazione parlamentare del Movimento 5 stelle.

 

tagli esercitoI numeri snocciolati senza tante riserve sono impressionanti: “1191 carri armati, di cui 605 Leopard (anche se per l’intera linea è stato disposto il fuori servizio), 389 Centauro e 197 Ariete (47 di questi mezzi saranno però dismessi entro il 2018; (…) è stato disposto il fuori servizio per tutti i 381 M113 e per un 6614G, mentre restano in servizio 553 VCC1, 1207 VCC2, 367 Puma, 198 Dardo e 119 Freccia)”.

 

Mezzi da rottamare o talmente datati da essere fuori uso. Tagli al personale. Chiusura caserme. Come si può pensare in queste condizioni di onorare a testa alta gli impegni internazionali o addirittura di prenderne di ulteriori? Lasciando i mezzi e parlando di risorse umane la situazione non si rischiara; la riduzione del personale del 20% è stata riconfermata anche dal Ministro della difesa Mario Mauro con un’affermazione politically correct: “la revisione dello strumento militare è un processo epocale di razionalizzazione delle Forze armate e deve fare i conti con le condizioni di finanza pubblica e di bilancio della Stato”.

 

no ai tagli esercitoDetto in altri termini: il sistema va rivoluzionato e come ogni rivoluzione lascia qualche inevitabile caduto sul campo; ma a fin di bene e solo a causa delle ristrettezze finanziarie. Anche sul problema delle caserme dismesse, il ministro risulta molto diplomatico, spiegando che lo stato non è affatto il proprietario, ma solo un gestore pro tempore di edifici non più idonei per gli scopi della difesa dei quali diventa automaticamente proprietario…una sorta di tutore.

 

Insomma pare che in fondo questi tagli siano inevitabili. A dispetto del riconoscimento della specificità del ruolo e della solitudine professionale nel quale il comparto sicurezza ha vissuto i suoi ultimi anni e ampiamente riconosciuto dal premier Letta nel suo discorso di insediamento, quando ancora si intravedeva un barlume di luce in fondo al tunnel.

 

 

Fonte: lastampa / analisidifesa / laprimapagina / lindro

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Regolamento Pensioni. Mai Tanto Lontani Dalla Riforma 2.56/5 (51.11%) 9 Vota questo articolos

 

Il tema delle pensioni è uno di quelli più scottanti e che legislatura dopo legislatura, governo dopo governo, è stato cambiato radicalmente nei modi e nei termini in base alle categorie di lavoratori. Districarsi in questo labirinto di norme emanate e non tutte attuate sono davvero difficile.

Proveremo a farlo insieme in questo articolo.

regolamento pensioni militariIniziamo con il precisare che l’esercito, il comparto sicurezza e il soccorso pubblico non sono direttamente coinvolti dal decreto legge “salva Italia” n. 201 del 6 dicembre 2011. Tuttavia l’articolo 24 al comma 18 risulta uno dei più importanti perché implica il tenere conto delle singole peculiarità ed esigenze del personale di settori come Forze armate, Arma dei Carabinieri, Corpo della guardia di finanza, Forze di polizia a ordinamento civile – Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Purtroppo però, non essendo ancora stato adottato questo regolamento, per ciò che concerne le pensioni dell’esercito si continua ad applicare i requisiti tuttora in vigore. La mancata approvazione di questo decreto, slittata un numero indicibile di volte e per i più disparati motivi, secondo il segretario del Partito per la Tutela dei Diritti dei Militari e Forze di Polizia, Marco Comellini, sarebbe dovuto essere abbandonato per lasciare spazio a una nuova normativa. Questo in effetti si è realizzato con il governo Letta, che alla prospettiva di un bombardamento di ricorsi davanti al tribunale amministrativo ha preferito fare marcia indietro e ricominciare daccapo.

 

Quello Che Di Certo Esiste Sulle Pensioni Dei Militari

 

Non essendoci ancora alcuna riforma in procinto di essere approvata, per ciò che riguarda le pensioni del personale militare e delle forze armate, si continua a fare riferimento al sistema pensionistico relativo al 2004—007 che imponeva il limite di età anagrafica che poter accedere al regime previdenziale in 60 anni.

Tuttavia a partire dal 2018, l’accesso alla pensione di vecchiaia per sottufficiali, graduati e militari di truppa salirebbe fino al compimento del sessantaduesimo anno. Per la pensione di anzianità invece è necessario raggiungere il traguardo dei 42 anni e tre mesi di contributi.

Facendo un passo indietro e tornando a parlare dell’età pensionabile dei militari, le associazioni di categoria dl settore non ritengono sia logico né razionale adeguare l’età pensionabile del personale del comparto sicurezza con quella del resto del mondo del welfare: come si può mandare in piazza a fronteggiare ragazzini ventenni, dei militari di 50 o 60 anni? Sarebbe una decisione controproducente rispetto al servizio da svolgere e se ne pagherebbe in termini di incolumità dei soggetti.

Rimane poi ancora aperta la questione dell’ausiliaria, altro tema scottante su cui istituzioni e categorie faticano a trovare un punto d’incontro.

La verità è che se l’estate sta scorrendo bollente e afosa, l’autunno, con queste basi, non si preannuncia meno rovente.

 

 

fonte: businnessvox / ficiesse / ilnuovogiornaledeimilitari

 

 

 

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Cessazione Anticipata Dal servizio. Nonostante Le Riforme E’ Ancora Possibile 4.50/5 (90.00%) 4 Vota questo articolos

 

La revisione dello strumento militare è un obiettivo che va perseguito con forza per avere delle forze armate efficienti dove i militari e i civili che compongono il sistema della difesa, le famiglie, possano auspicare maggiore benessere e nello stesso tempio più` garanzie e più` sicurezze, meno precariato”. Questa la dichiarazione a caldo del Ministro Mauro sulla famigerata riforma dello strumento militare.
Se si considera i tagli al personale e agli istituti fisici, previsti in questa riforma e in parte già anche approvati e attuati, la dichiarazione del ministro suona quantomeno anomala.
Tuttavia vogliamo ricordare anche che esiste la possibilità di cessazione anticipata dal servizio per tutti i militari che lo vorranno e che avranno raggiunto i requisiti previsti per legge.

cessazione anticipata dal servizio

Dopo l’ultima riforma previdenziale in ordine di tempo infatti al posto dei vecchi trattamenti di anzianità è stata inserita la possibilità di pensione anticipata con ritiro dal servizio in gestione all’ente INPS.

 

 

Requisiti Di Accesso Alla Cessazione Anticipata Dal Servizio

 

Con 42 anni e 5 mesi di servizio per gli uomini e 41 e 5 mesi per le donne è possibile quindi andare in pensione anticipata cessando di fatto prima del tempo il proprio servizio per lo stato.
La sostituzione con questo assegno dei vecchi trattamenti di anzianità, se da una parte ha diminuito l’età anagrafica e di servizio richiesta come requisito minimo, ha stretto la morsa circa tutti gli altri requisiti, che peraltro si modificheranno nel corso del tempo avvenire.
Gli uomini potranno andare in pensione anticipata con 42 anni e 5 mesi di carriera alle spalle fino al 2014. Da lì in avanti si sale a 42 anni e 6 mesi. Stesso ragionamento vale per il personale delle forze armate femminile: fino al 2014 basteranno 41 anni e 5 mesi di servizio; da quella data in avanti serviranno 42 anni e 6 mesi di servizio.
Un altro aspetto che cambierà in futuro, esattamente tra 5 anni, riguarda l’età anagrafica: per cessare il servizio oltre ai requisiti retributivi sarà infatti necessario il compimento del 62 anno di età. Il militare che deciderà comunque di ritirarsi dal servizio potrà farlo, ma subirà una decurtazione dell’assegno di circa l’1% per ogni anno di età che manca al compimento del sessantunesimo e diventa del 2% se l’età di partenza è inferiore ai 60 anni.
Prima dell’attuazione di questi cambiamenti ci sarà un periodo di transizione che permetterà ai militari di accedere alla pensione anticipata senza penalizzazioni di carattere economico se si saranno raggiunti i requisiti contributivi – cioè i 41 anni e mezzo o i 42 anni e sei mesi – entro il 2017.
Va precisato che nei conteggi contributivi non vengono considerati i periodi coperti da cassa integrazione straordinaria o il riscatto dell’università.

 

 

Fonte: militareassodipro / panorama / forzearmate/ inps

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Niente Feste Per Nessuno. Almeno Nei Tagli, L’Uguaglianza C’è… 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Alzabandiera, carica di cavalleria, onorificenze e medaglie rimandati a tempi migliori. Decisione senza dubbio coerente con il periodo storico e con i tagli e la crisi dilagante quella di cancellare la festa in programma il prossimo 16 maggio per la polizia e il prossimo 20 giugno per la guardia di finanza.

 

La cancellazione di queste cerimonie si muove nell’ottica di ”ridefinire le modalità di organizzazione delle feste delle singole forze armate, dei corpi militari e dei corpi non armati dello Stato” secondo quanto dichiarato dal neo primo ministro Letta a giustificazione della decisione presa. Il comunicato è stato recapitato ai ministri interessati ovvero dell’Interno, Angelino Alfano, della Giustizia, Annamaria Cancellieri, della Difesa, Mario Mauro, delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo, dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.

 

no parate militari

 

I grandi sfarzi che accompagnano di solito questi appuntamenti ufficiali, per precisa volontà governativa, si limiteranno quindi a un  incontro del presidente della Repubblica con il capo dell’Istituzione interessata, accompagnato da una rappresentanza di allievi degli istituti di formazione; il tutto si svolgerà all’interno delle relative strutture e sarà aperto solo al personale addetto.

 

Due commemorazioni però si terranno comunque, seppure più contenute del previsto: quella della Repubblica del prossimo  2 giugno e quella delle forze armate il 4 novembre all’Altare della Patria.

 

Le Reazioni Alla Cancellazione Delle Commemorazioni

 

Ponderato il commento del leader dei funzionari di polizia Enzo Letizia alla cancellazione della festa del 16 Maggio: “la festa, anche fatta nella sobrietà che i tempi di crisi impongono è un momento di riflessione che in ogni caso onora chi tutela ogni giorno i cittadini, i loro diritti e la loro libertà. È un momento che conferma il patto stretto tra Stato, le sue istituzioni, le donne e gli uomini della Polizia di Stato uniti intorno a ideali di legalità, libertà ed ai valori della nostra democrazia”.

 

E in effetti clima a parte anche le forze armate hanno ben poco da festeggiare. Chissà che un taglio al superfluo non serva a evitare qualche taglio di personale… Tutto sommato sperarci non costa.

 

Eh già, perché anche i militari convivono ancora da diverso tempo ormai con questa spada di Damocle sulla testa, quella della revisione dello strumento militare. È proprio di questi giorni l’incontro tra il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e le Organizzazioni Sindacali del personale civile dell’Amministrazione Difesa, dove proprio per la situazione drammatica del nostro paese dal punto di vista sociale, è stato sottolineato come una coesione nazionale sia indispensabile per mantenere la tranquillità e la sicurezza nel paese. In questo senso il confronto pe r una revisione costruttiva dello strumento militare si auspica che diventi un mezzo per migliorare la condizione lavorativa delle forze armate.

 

 

Fonte: grnet / militariassodipro / ilnuovogiornaledeimilitari / repubblica /esercito.difesa

 

 

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Il ministro di Difesa, Giampaolo di Paola, difende una riforma del comparto difesa in Italia, in caso contrario, assicura che non sarà possibile continuare con le missioni nell’estero.
Negli ultimi giorni, il ministro ha visitato i militari italiani che si trovano in diverse missioni nell’estero per “avere il polso della situazione” dei nostri soldati che, principalmente, stanno lavorando nell’addestramento e l’assistenza agli eserciti pagani per fare in modo che essi possano essere in grado di assicurare la gestione e la sicurezza del loro territorio il prima possibile.

 

In un’intervista rilasciata all’Agenzia Parlamentare, Agenparl, il ministro ha affermato essere consapevole dell’importanza delle missioni internazionali ma considera che senza una ristrutturazione e una riforma non sarà possibile mantenere l’operatività e la capacità necessarie nelle missioni di questo tipo. “Se noi oggi possiamo sostenere questo sforzo è perché chi ci ha preceduto ha calibrato gli investimenti e le strutture in maniera tale per cui noi oggi possiamo ereditare i frutti di quel lavoro e quindi gestire queste operazioni. Per lasciare un’eredità di altrettanta operatività a chi si dovrà impegnare tra cinque, dieci anni, in un contesto finanziario più difficile, bisogna ristrutturare, riformare, concentrarsi per mantenere operatività e capacità”.

 

Riforma dello Strumento Militare

La riforma dello strumento militare, che include i tagli di personale, la riduzione di risorse e le modifiche nel sistema previdenziale, si trova in questo momento alla commissione di Difesa del Senato che dovrà approvarla prima di mandarla alla Camera.

 

La polemica per gli F35

Negli ultimi mesi, dal momento in cui è iniziata la discussione sui tagli previsti per la difesa, sono molte le forze politiche e i sindacati che hanno manifestato un’opinione negativa riguardo l’acquisto di cacciabombardieri F35 da parte della difesa italiana in un momento di difficoltà economica. In questo senso, considerano che si tratta di una spesa inutile. Rispetto a questo argomento Di Paola considera che si tratta di un investimento importante per garantire che, nel futuro, i militari italiani “siano in grado di fare con onore quello che il parlamento dirà loro di fare, così come noi oggi usufruiamo dell’investimento fatto dieci, quindi anni fa”.

 

 

Riforma forze armate: obiettivi

7 maggio 2012 inviato da Staff
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Dopo gli esodati, nel mirino del governo  sono caduti i militari, attualmente inquadrati nelle varie forze (esercito, marina, aeronautica).

Il governo tecnico di Mario Monti ha, infatti, intenzione di mandare a casa 40mila militari ; una dismissione graduale del personale che , da qui al 2024, dovrebbe fare scendere l’organico delle attuali forze armate da 190 a 150 mila militari.

In media saranno, quindi, circa 3.300 le stellette lasciate  a casa ogni anno, producendo un risparmio annuale di circa 2,2 miliardi di euro.

I costi del personale militare è però molto differenziato a seconda dell’età e del grado di servizio; per risparmiare sarà, quindi, necessario essere selettivi nella scelta degli “esodati”.

L’obiettivo finale che si vuole raggiungere è quello di 115.330 militari in servizio permanente (più di 35mila meno di oggi) e 34.700 in posizione di ferma (circa 4 mila meno di oggi); obiettivo raggiungibile riducendo drasticamente il reclutamento e dando ad alcuni la possibilità della pensione anticipata.

Un po’ in contrasto con la riforma delle pensioni fatta da Elsa Fornero nel decreto salva-Italia dello scorso 6 dicembre, che vale per tutti, ma non per i militari che al momento possono ancora essere baby-pensionati.

Analoga cura dimagrante è prevista anche per il personale civile in forza al ministero della Difesa, che  secondo i  Giampaolo Di Paola, “entro l’anno prossimo  scenderà a 29.525 unità e in un decennio dovrà attestarsi sulle 20 mila unità, con un esodo di circa 10 mila dipendenti”.

Peccato che tutti questi risparmi ricadranno come sempre sulle spalle dei cittadini: la sicurezza delle città diminuirà quando, invece, si potrebbe ricavare molto più denaro rinunciando ad alcune missioni estere che ormai non hanno più senso.

Difesa: riforma dello strumento militare

11 aprile 2012 inviato da Staff
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Riforma dello strumento militare, parla il Ministro Di Paola:

 

 

Per saperne di più: mobilità dei militari