Nassirya. Una Strage Dal Colore Dell’Oro

6 maggio 2013 inviato da Staff
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Vanno risarcite le famiglie delle vittime della strage di Nassiriya. Questo l’imperativo con il quale la cassazione ha ribaltato al sentenza della corte militare d’appello di Roma che di fatto aveva assolto, perché il fatto non sussiste, il colonnello dei carabinieri Geogie Di Pauli, accusato di non aver preso le adeguate misure di sicurezza nella base militare dove il 12 novembre del 2003 vennero uccisi 19 italiani, di cui 12 militari dell’Arma, 5 dell’Esercito e 2 civili.

 

Nel documento si legge infatti che l’aver scelto di posizionare la riservetta delle munizioni all’interno della base Maestrale può aver aggravato l’esplosione. “Con la nostra battaglia, che è durata 10 anni, siamo riusciti anche a far togliere il segreto militare dai documenti. Dedico questa vittoria  alle famiglie delle vittime” commenta Francesca Conte, legale della maggior parte delle famiglie dei militari.

 

nassirya

 

10 Anni Di Processi

 

Per riassumere i fatti giudiziari, ricordiamo che le inchieste aperte su questa tragedia sono state due: la prima avviata dalle autorità militari per cercare di capire se fosse  stato fatto tutto il possibile per prevenire gli attacchi suicidi e l’altra aperta invece dalla procura di Roma per l’individuazione degli autori di questo martirio.

 

L’avvocato non manca di invocare un parallelismo che in molti hanno fatto: questa sentenza della cassazione infatti arriva poco dopo quella di Ustica, altro caso intrigato e oscuro della storia militare italiana. È un po’ come se lo stato avessevoluto, in un attimo di coscienza razionale,  rendere onore alle sue vittime, seppure dopo averle metaforicamente martoriate in attesa di una sentenza giusta.

 

Non si può non ricordare infatti che ai militari morti e feriti nell’attentato di del maledetto 12 novembre sono state intitolate vie, piazze e monumenti in tutta la penisola e sono stati anche insigniti della croce d’onore che i familiari delle vittime definirono “insufficiente e artificiosa”. Nessuna medaglia d’oro al valore però per nessuno di loro e questa scelta fu oggetto di polemica per lunghi mesi dopo l’accaduto.

 

Le famiglie delle vittime, parti civili in questo processo, erano già tali dei precedenti procedimenti giudiziari, conclusi a carico di due generali dell’Esercito, Vincenzo Lops e Bruno Stano. Entrambi furono assoluti ma la cassazione anche in quell’occasione dispose un processo civile attualmente ancora in corso per i risarcimenti ai parenti delle vittime a carico del Ministero della Difesa.

 

Risarcimenti. La Polemica Dilaga

 

Seppure non può essere bello affrontare una tragedia in termini economici, anche l’aspetto materiale in questa triste vicenda ha giocato un ruolo non di secondo piano.

 

Ai familiari delle vittime è stato riconosciuto un vitalizio mensile, in parte esentasse, che varia da 1700 euro a 4500. Ma alcune delle famiglie e dei sopravvissuti non si sono accontentati e hanno tentato, in qualche caso con esito positivo, di spremere le casse dello stato per quanto più si poteva. A denunciare questo è proprio uno di loro, uno dei sopravvissuti a quel maledetto 12 novembre:ho ricevuto una somma una tantum di 85.960 euro e il vitalizio. Altri, senza un graffio, hanno ottenuto il triplo con lo stress post traumatico e chiedono ancora soldi. Qualcuno ci marcia”. A parlare senza mezzi termini è il luogotenente in congedo Vittorio De Rasis.

Ed ecco che allora in questa ottica, la sentenza della cassazione che apre una nuova strada agli indennizzi, acquista tutta un’altra luce. Quella brillante dei soldi.

 

 

Fonte: ilgiornale / unita / rai / diritto24.ilsole24ore / gqitalia /santagatando

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Rinvio….ancora un rinvio! Nella vicenda giudiziaria e Umana che vede coinvolti i due Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, la parola più utilizzata è rinvio!

 

Questo il sunto del pensiero dei molti sostenitori pro-Maró; ma dobbiamo cercare di essere realisti e valutare quello che sta accadendo, scrutandone i particolari della vicenda giudiziaria.

 

Oggi, così come l’ultima udienza del 10 Luglio, i due militari sono stati interessati da una fase giudiziaria che li vede imputati di omicidio volontario di fronte alla Magistratura Indiana.

 

Sappiamo benissimo che è in piedi un ricorso avverso la giurisdizione indiana, nel quale l’Italia, avvalorando la tesi su una presunta illegittimità costituzionale dell’operato delle autorità del Kerala su arresto e incriminazione, chiede che gli stessi siano giudicati dalle Autorità Italiane.

 

Pertanto, il rinvio di un’udienza penale può essere valutato sotto due profili: da un lato è sicuramente positivo per i due maró perché non si procede oltre (almeno per il momento) in un processo illegittimo e inesistente; dall’altro i continui rinvii possono rappresentare l’idea del Giudice del Kerala che la prosecuzione di un processo penale, in attesa di una sentenza che potrebbe invalidarlo totalmente, è alquanto inutile!

 

Useremo le nostre energie per concentrarci in una delle date più importanti che apriranno scenari  al momento dubbi: il 26 Luglio, quando l’Alta Corte valuterà il ricorso sulla Giurisdizione. Intanto il pool legale che difende i due Maró ha presentato un ulteriore ricorso per l’attribuzione della competenza giuridica italiana sulla vicenda che entra nel merito dei fatti contestati, chiedendo l’applicazione del Diritto Internazionale.

Andrea Lenoci -Ridateci i Nostri Leoni-

 

 

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Rappresentanti della cultura indiana ora difendono l’Italia, al contrario di tutto quello che abbiamo visto finora: un atteggiamento egoista e presuntuoso da parte dell’India.

 

In un articolo apparso ieri su uno dei principali giornali indiani, The Hindu, Samir Saran e Samya Chatterjee, rispettivamente vicepresidente e ricercatore della Observer Research Foundation, autorevole think-tank indiano, difendono l’Italia e considerano che il processo a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, “sta compromettendo la reputazione dell’India”.

 

In questo senso, gli autori dell’articolo ricordano che i due marò “ non erano né ex militari né contractors ma marò dispiegati sulla nave italiana Enrica Lexie”. Ciò in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, sottoscritta da 162 Paesi, fra cui Roma e New Delhi.

 

Gli analisti lamentano il fatto che lo Stato del Kerala ha deciso di processare “due militari in servizio per atti compiuti in difesa del loro territorio” e segnalano che l’incidente è avvenuto “al di fuori del territorio indiano”, per tanto riguarda l’Italia accogliere il giudizio.

 

Saran e Chatterjee, sottolineano che il paese asiatico dovrebbe rispettare i suoi obblighi internazionali, derivanti dall’Unclos, in base a cui “i tribunali italiani hanno unica ed esclusiva giurisdizione sulla questione”. Addirittura gli autori si sono appellati alla Corte Suprema Indiana, ora investita del caso, chiedendo di fare chiarezza. Occorre una decisione “senza ambiguità”, concludono, altrimenti “la reputazione dell’India come Paese rispettoso del diritti internazionale rischia di essere minata”.

 

 

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Foto: Glieuros.eu

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone saranno trasferiti, fra 20 giorni ad una nuova struttura. In questo modo abbandoneranno il carcere di Trivandrum, nel quale sono prigionieri dal 19 febbraio scorso, per andare ad una guest house denominata Boston School e situata nella stessa città.
Le autorità dello Stato indiano del Kerala, nel quale sono prigionieri i due marò italiani, ha disposto il trasferimento allo scadere della settimana ordinata dalla Corte Suprema di New Delhi per, appunto, prendere una decisione al riguardo. Questa decisione avviene dopo un largo periodo e diverse riunioni in cui era presente una delegazione di parlamentari italiani.

 
D’altra parte,  è previsto che la polizia del Kerala che si occupa delle indagini nel caso dei marò, presenterà domani al magistrato istruttore le accuse a carico di Latorre e Girone, secondo il quotidiano The Times of India. Il giornale mantiene che la polizia trasmetterà circa 150 pagine con gli indizi a carico dei due militari italiani e la perizia balistica sulle armi sequestrate a bordo della petroliera Enrica Lexie.
Secondo ha pubblicato l’edizione on line della RAI, ”si prevede che il tribunale inizi il processo contro i due militari alla fine di maggio ”. Una fonte della polizia ha inoltre precisato che ”finora sono state formalizzate le accuse soltanto contro i due militari” lasciando intendere che in futuro potrebbero anche includere altre persone nell’atto di accusa.

 
In ogni caso, non è ancora chiaro il luogo nel quale saranno processati i due soldati. Infatti esiste una lotta fra l’Italia e l’India riguardo questo punto, in quanto tutti i due i paesi considerano che devono essere applicate le proprie leggi.

 

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Nave sulla quale sono morti i due pescatori indiani (Fonte: Globalist)

 

 

Un passo in avanti nel caso dei marò arrestati in India: il proprietario della nave nella quale viaggiavano i due pescatori indiani uccisi quasi tre mesi fa dichiara di non avere intenzioni di andare avanti con le accuse e di accettare un compenso economico di circa 25.000 euro. Di avere sparato sono accusati due fucilieri italiani, in carcere da quel giorno.
La prossima settimana, nel concreto mercoledì 2 maggio, è prevista la chiusura dell’accordo per l’indennizzo del proprietario del peschereccio At. Antony, nel quale c’erano i due pescatori uccisi il 15 febbraio scorso . Da questo crimine sono stati accusati i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in carcere da quel giorno.
L’armatore accetterà presumibilmente un risarcimento di 25.000 euro circa, secondo il giornale indiano The Indian Express, e non andrà avanti con il procedimento giudiziario.
È un passaggio in più in un caso troppo lungo, infatti questo avvenimento non implica nessun cambiamento nel procedimento penale contro i due soldati accusati dalla polizia del Kerala, in India, di duplice omicidio ma qualcosa è cambiata, in quanto l’armatore era l’unico testimone oculare nel caso. Per il momento non ci sono ancora novità su dove saranno processati i due marò, in India o in Italia.
Anche le famiglie dei pescatori uccisi hanno accettato recentemente un indennizzo da parte del governo italiano, di circa 300 mila euro.  Queste modifiche nelle intenzioni dell’armatore potrebbero avvicinare la liberazione dei due marò che si trovano attualmente in un carcere comune a Trivandrum, capitale dello Stato di Kerala.

Condoglianze alle vittime
La settimana scorsa i due marò arrestati hanno ricevuto, per la prima volta dopo più di due mesi, la visita dei loro famigliari.
Negoziazioni Internazionali
Intanto continuano le negoziazioni a livello internazionale sul posto nel quale saranno processati i due soldati italiani. Il ministro degli Esteri Italiano, Giulio Terzi ricorda “il principio della giurisdizione nazionale sulle navi di bandiera nelle acque internazionali e sui militari organi dello stato”. Una postura inflessibile è, d’altra parte, quella mostrata dalle autorità indiane, le quali considerano che il giudizio deve essere fatto in India.