La Siria Diverrà Una Questione Italiana?

5 settembre 2013 inviato da Staff
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Le prossime ore saranno senza dubbio decisive rispetto al conflitto interno alla Siria che ha mandato al creatore qualcosa come 90 mila vittime negli ultimi due anni. Il mondo intero sta decidendo come e se agire per porre fine al massacro di civile e ristabilire la pace. O almeno questo dovrebbe essere l’intento.

 

Tutto ebbe inizio due anni fa con la popolazione siriana scesa in piazza per reclamare la fine della dittatura. Da allora si è arrivati all’embargo passando per migliaia di morti, fino all’indignazione mondiale per il presunto uso di armi chimiche.

 

Sira. La prossima destinazione del nostro esercito?

Sira. La prossima destinazione del nostro esercito?

L’Italia in questo contesto pare avere le idee chiarissime circa un eventuale coinvolgimento dell’esercito in una missione internazionale in Medio Oriente. Il ministro Bonino ha fermamente bocciato un’azione militare che non sia sotto l’egida delle Nazioni Unite, dunque senza una precisa delibera del consiglio di sicurezza dell’ONU.

 

A calcare ulteriormente la mano, neanche a dirlo, il Vaticano: “il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali. L’alternativa non può essere che quella della ragionevolezza, delle iniziative basate sul dialogo e sul negoziato (…) Occorre imboccare senza indugio la via dell’incontro e del dialogo, che sono possibili sulla base del rispetto reciproco, dell’amore” come dichiarato da Mario Toso, del dicastero vaticano Giustizia e Pace.

 

 

La Siria è Già Da Tempo Una Questione Italiana

 

Questa ventata di pace del Governo Letta stride non poco con le condotte e gli interessi degli ultimi anni delle nostre istituzioni che dall’inizio di questo conflitto hanno venduto partite di armi leggere, più facili da piazzare e smerciare ma anche “le più pericolose tra le armi di distruzione di massa” come le ha definite Kofi Annan. Il tutto per un giro di denaro che dal 2009 ha fruttato qualcosa come 230 milioni di euro.

 

Appena l’ombra dello scandalo ha fatto capolino, la Finmeccanica si è affrettata a precisare che la commissione delle armi era antecedente allo scoppio delle violenze e anche dell’embargo. Affermazione che mirava semplicemente a non essere considerati responsabili dell’uso militare che Damasco ha fa e tuttora fa di quelle armi.

Tutte queste informazioni e molte altre di portata ben più ampia dell’Italia derivano a più livelli dalla vicenda Wikileaks, dunque da una fonte attendibile.

 

Ora alla luce di tutto questo, se si ripensa alla forte presa di posizione del governo Italia e alla quasi indignazione per la proposta di attacco americano senza l’egida delle nazioni unite, non viene un po’ da sorridere? E il sorriso non diventa un po’ amaro se si pensa che il mondo ha deciso di mobilitarsi dopo quasi centomila morti e solo però pare siano state usate armi chimiche? I morti sotto i bombardamenti o per mano di coltelli o armi leggere non meritavano attenzione? I morti di guerra sono morti di guerra e non fa differenza il modo.

 

Il pensiero che i nostri militari vengano coinvolti in un altro Kosovo non credo esalti nessuno. Stiamo faticando a uscire dal pantano dell’Afghanistan, non riusciamo a far tornare a casa due marò, siamo pieni di problemi interni con la recessione e la disoccupazione che galoppano…forse mandare i nostri militari a morire in Siria non sarebbe la scelta più oculata. Neanche sotto l’egida dell’Onu.

 

Fonte: ilfattoquotidiano / repubblica / gadlerner

Nassirya. Una Strage Dal Colore Dell’Oro

6 maggio 2013 inviato da Staff
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Vanno risarcite le famiglie delle vittime della strage di Nassiriya. Questo l’imperativo con il quale la cassazione ha ribaltato al sentenza della corte militare d’appello di Roma che di fatto aveva assolto, perché il fatto non sussiste, il colonnello dei carabinieri Geogie Di Pauli, accusato di non aver preso le adeguate misure di sicurezza nella base militare dove il 12 novembre del 2003 vennero uccisi 19 italiani, di cui 12 militari dell’Arma, 5 dell’Esercito e 2 civili.

 

Nel documento si legge infatti che l’aver scelto di posizionare la riservetta delle munizioni all’interno della base Maestrale può aver aggravato l’esplosione. “Con la nostra battaglia, che è durata 10 anni, siamo riusciti anche a far togliere il segreto militare dai documenti. Dedico questa vittoria  alle famiglie delle vittime” commenta Francesca Conte, legale della maggior parte delle famiglie dei militari.

 

nassirya

 

10 Anni Di Processi

 

Per riassumere i fatti giudiziari, ricordiamo che le inchieste aperte su questa tragedia sono state due: la prima avviata dalle autorità militari per cercare di capire se fosse  stato fatto tutto il possibile per prevenire gli attacchi suicidi e l’altra aperta invece dalla procura di Roma per l’individuazione degli autori di questo martirio.

 

L’avvocato non manca di invocare un parallelismo che in molti hanno fatto: questa sentenza della cassazione infatti arriva poco dopo quella di Ustica, altro caso intrigato e oscuro della storia militare italiana. È un po’ come se lo stato avessevoluto, in un attimo di coscienza razionale,  rendere onore alle sue vittime, seppure dopo averle metaforicamente martoriate in attesa di una sentenza giusta.

 

Non si può non ricordare infatti che ai militari morti e feriti nell’attentato di del maledetto 12 novembre sono state intitolate vie, piazze e monumenti in tutta la penisola e sono stati anche insigniti della croce d’onore che i familiari delle vittime definirono “insufficiente e artificiosa”. Nessuna medaglia d’oro al valore però per nessuno di loro e questa scelta fu oggetto di polemica per lunghi mesi dopo l’accaduto.

 

Le famiglie delle vittime, parti civili in questo processo, erano già tali dei precedenti procedimenti giudiziari, conclusi a carico di due generali dell’Esercito, Vincenzo Lops e Bruno Stano. Entrambi furono assoluti ma la cassazione anche in quell’occasione dispose un processo civile attualmente ancora in corso per i risarcimenti ai parenti delle vittime a carico del Ministero della Difesa.

 

Risarcimenti. La Polemica Dilaga

 

Seppure non può essere bello affrontare una tragedia in termini economici, anche l’aspetto materiale in questa triste vicenda ha giocato un ruolo non di secondo piano.

 

Ai familiari delle vittime è stato riconosciuto un vitalizio mensile, in parte esentasse, che varia da 1700 euro a 4500. Ma alcune delle famiglie e dei sopravvissuti non si sono accontentati e hanno tentato, in qualche caso con esito positivo, di spremere le casse dello stato per quanto più si poteva. A denunciare questo è proprio uno di loro, uno dei sopravvissuti a quel maledetto 12 novembre:ho ricevuto una somma una tantum di 85.960 euro e il vitalizio. Altri, senza un graffio, hanno ottenuto il triplo con lo stress post traumatico e chiedono ancora soldi. Qualcuno ci marcia”. A parlare senza mezzi termini è il luogotenente in congedo Vittorio De Rasis.

Ed ecco che allora in questa ottica, la sentenza della cassazione che apre una nuova strada agli indennizzi, acquista tutta un’altra luce. Quella brillante dei soldi.

 

 

Fonte: ilgiornale / unita / rai / diritto24.ilsole24ore / gqitalia /santagatando

50 soldati morti nella missione Isaf dal 2004

26 marzo 2012 inviato da Staff
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Fonte: Adnkronos

Con la morte di Michele Silvestri, sabato scorso in Afghanistan, sono cinquanta i militari morti nel corso della missione multinazionale Isaf.

-    20 febbraio 2012: il caporal maggiore capo Francesco Currò, il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo e il primo caporal maggiore Luca Valente, in seguito ad un incidente stradale avvenuto a circa 20 Km a sud-ovest di Shindand.
-    13 gennaio 2012: il tenente colonnello Giovanni Gallo, colpito da un malore.

 

-    16 settembre 2011: il Maggiore dei CC Matteo De Marco stroncato da un malore ad Herat

 
   13 settembre 2011: il tenente Riccardo Bucci, il Caporal Maggiore Scelto Mario Frasca e il Caporal Maggiore Massimo Di Legge, in un incidente stradale.

 
-    25 luglio 2011: Primo Caporal Maggiore David Tobini in seguito alle ferite riportate in uno scontro a fuoco nel villaggio di Khame Mullawi, nella valle di Bala Murghab.

 
-    12 luglio: il primo caporal maggiore Roberto Marchini, dell’ottavo reggimento genio guastatori della Folgore.

 
-    2 luglio: il caporal maggiore Gaetano Tuccillo, ucciso in un attentato.

 
-    4 giugno 2011: il tenente colonnello dei carabinieri Cristiano Congiu, intervenuto per difendere una donna americana, era stato ucciso a colpi d’arma da fuoco.

 
-    28 febbraio 2011: il Tenente Massimo Ranzani in un’esplosione a nord di Shindand.

 
-    28 gennaio 2011: il Caporal Maggiore Scelto Luca Sanna per ferite per i colpi d’arma da fuoco esplosi da un presunto appartenente all’Afghan National Army, poi fuggito.

 
-    31 dicembre 2010: primo Caporalmaggiore Matteo Miotto, 24enne, di Thiene, in uno scontro.

 
-    9 ottobre 2010: quattro alpini vittime di un’imboscata: il primo Caporal maggiore Sebastiano Ville, 27 anni, il primo Caporal maggiore Gianmarco Manca, 32 anni, il caporalmaggiore Marco Pedone, 23 anni e il primo caporalmaggiore Francesco Vannozzi, 26 anni.

 
-    17 settembre 2010: l’incursore Alessandro Romani, raggiunto da colpi di arma da fuoco in un attentato nella provincia di Farah.

 
-    28 luglio 2010: Mauro Gigli e Pierdavide De Cillis, in una esplosione a Herat.

 
-    25 luglio 2010: un militare muore suicida a Kabul: si sarebbe sparato un colpo di arma da fuoco all’interno del suo ufficio. Sull’episodio viene aperta un’indagine dei carabinieri della polizia militare.

 
-    23 giugno 2010: il Caporal Maggiore Scelto Francesco Saverio Positano.

 
-    17 maggio 2010: il sergente Massimiliano Ramadù’, 33 anni, e il caporal maggiore Luigi Pascazio, 25 anni, nell’esplosione di un ordigo.

 
-    26 febbraio 2010: Pietro Antonio Colazzo, un funzionario dell’Aise, l’Agenzia di informazione e sicurezza esterna, nel corso di un attentato suicida compiuto dai talebani a Kabul.

 
-    15 ottobre 2009: il Caporal Maggiore Rosario Ponziano, muore in un incidente stradale avvenuto sulla strada che unisce Herat a Shindad.

 
-    17 settembre 2009: sei militari muoiono in un attentato suicida a Kabul, rivendicato dai talebani. Antonio Fortunato, Matteo Mureddu, Davide Ricchiuto, Massimiliano Randino, Roberto Valente e Gian Domenico Pistonami.

 
-    14 luglio 2009: il caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, 25 anni.

 
-    15 gennaio 2009: Arnaldo Forcucci, maresciallo dell’Aeronautica, per arresto cardiocircolatorio.

 
-    21 settembre 2008: il caporalmaggiore Alessandro Caroppo, 23 anni, per un malore.

 
-    13 febbraio 2008: il maresciallo Giovanni Pezzulo, 44 anni, in un attacco a Kabul .

 
-    24 novembre 2007: il maresciallo capo Daniele Paladini, 35 anni, in un attentato suicida a Kabul.

 
-    4 ottobre 2007: l’agente del Sismi Lorenzo D’Auria. Il militare era stato gravemente ferito il 24 settembre durante un’operazione delle forze speciali britanniche per cercare di liberarlo.

 
-    26 settembre 2006 i caporalmaggiori Giorgio Langella, 31 anni, e Vincenzo Cardella, in seguito all’esplosione di un a Kabul.

 
-    29 settembre 2006: il caporalmaggiore Giuseppe Orlando, 28 anni, in un incidente stradale.

 
-    2 luglio 2006: il tenente colonnello Carlo Liguori, 41 anni, è stroncato da un attacco cardiaco ad Herat.

 
-    5 maggio 2006: il tenente Manuel Fiorito, 27 anni, e il maresciallo Luca Polsinelli, 29 anni, nell’esplosione di un ordigo.

 
-    11 ottobre 2005: il caporalmaggiore capo Michele Sanfilippo, 34 anni. Viene ferito con un colpo alla testa, partito accidentalmente, nella camerata del battaglione Genio a Kabul.

 
-    3 febbraio 2005: l’ufficiale di Marina Bruno Vianini perde la vita nello schianto di un aereo civile.

 
-    3 ottobre 2004: il caporal maggiore Giovanni Bruno, 23 anni, del Terzo reggimento alpini, è vittima di un incidente stradale.

 

 

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Le vittime italiane in Afghanistan dal 2004 salgono a cinquanta, dopo la morte ieri del soldato Michele Silvestri, la maggior parte appartenenti all’esercito italiano. La maggior parte di loro sono stati uccisi per attacchi a fuoco e attentai con ordigni esplosivi.

 

foto: mediterraneanews

Forse a questo punto bisogna chiedersi quanto sia necessaria la presenza dei soldati italiani in Afghanistan? E’ la nostra guerra? Cosa facciamo lì? Io sinceramente sto riflettendo…. Nell’ultima relazione al Parlamento, i Servizi segreti avevano messo in guardia dai pericoli per i militari italiani in Afghanistan, dove “la cornice di sicurezza si è mantenuta estremamente precaria” e “resta elevato il livello della minaccia” per i nostri soldati. Secondo gli 007 dell’Asie, inoltre, “gli elementi di criticità del 2011 sembrano destinati a perdurare nel breve-medio termine” e ciò interessa il processo di transizione, che “rischia di fallire in assenza di adeguati progressi in tema di governo e sviluppo socio-economico”.
Ma cosa è successo ieri?
C’è stato un attacco con colpi di mortaio nelle prime ore della sera, in italia circa le 14.30, contro la base italiana di Gulistan, nella quale opera il primo reggimento bersaglieri. Un sergente italiano, Michele Silvestri, è morto e una soldatessa, Monica Graziana Contraffatto, primo caporal maggiore, è risultata ferita grave. Il totale delle vittime circa cinquanta.
Il 33enne Silvestri, sposato e con un bambino piccolo, era arrivato in Afghanistan 11 giorni fa. Non c’è stato niente da fare perché le ferite subite nel attacco sono state insalvabili. Invece la soldatessa Contraffatto, di 31 anni, ce la farà. E’ stata trasferita nell’ospedale americano di Ramstein, in Germania.
Nell’attacco di ieri sono stati feriti altri due soldati italiani, entrambi calabresi, Nicola Storniolo, di Nicotera (Vibo Valentia), e Salvatore De Luca, di San Giovanni in Fiore (Cosenza). Ad avere la peggio tra i due è De Luca, che è stato comunque stabilizzato. Storniolo, invece, ha riportato lievi ferite e le sue condizioni non sono preoccupanti. Gli altri due militari feriti sono uno del 41/o reggimento artiglieria “Cordenons” e l’altro del 21/o reggimento Genio Guastatori di Caserta, lo stesso di Silvestri.

Michele Silvestri

 

ADDIO A SILVESTRI
Stamattina stesso dovrebbe atterrare l’aereo con la salma del sergente Silvestri e le esequie sono state annunciate intorno alle 18, nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli.