La Siria Diverrà Una Questione Italiana?

5 settembre 2013 inviato da Staff
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La Siria Diverrà Una Questione Italiana? 4.64/5 (92.73%) 11 Vota questo articolos

 

Le prossime ore saranno senza dubbio decisive rispetto al conflitto interno alla Siria che ha mandato al creatore qualcosa come 90 mila vittime negli ultimi due anni. Il mondo intero sta decidendo come e se agire per porre fine al massacro di civile e ristabilire la pace. O almeno questo dovrebbe essere l’intento.

 

Tutto ebbe inizio due anni fa con la popolazione siriana scesa in piazza per reclamare la fine della dittatura. Da allora si è arrivati all’embargo passando per migliaia di morti, fino all’indignazione mondiale per il presunto uso di armi chimiche.

 

Sira. La prossima destinazione del nostro esercito?

Sira. La prossima destinazione del nostro esercito?

L’Italia in questo contesto pare avere le idee chiarissime circa un eventuale coinvolgimento dell’esercito in una missione internazionale in Medio Oriente. Il ministro Bonino ha fermamente bocciato un’azione militare che non sia sotto l’egida delle Nazioni Unite, dunque senza una precisa delibera del consiglio di sicurezza dell’ONU.

 

A calcare ulteriormente la mano, neanche a dirlo, il Vaticano: “il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali. L’alternativa non può essere che quella della ragionevolezza, delle iniziative basate sul dialogo e sul negoziato (…) Occorre imboccare senza indugio la via dell’incontro e del dialogo, che sono possibili sulla base del rispetto reciproco, dell’amore” come dichiarato da Mario Toso, del dicastero vaticano Giustizia e Pace.

 

 

La Siria è Già Da Tempo Una Questione Italiana

 

Questa ventata di pace del Governo Letta stride non poco con le condotte e gli interessi degli ultimi anni delle nostre istituzioni che dall’inizio di questo conflitto hanno venduto partite di armi leggere, più facili da piazzare e smerciare ma anche “le più pericolose tra le armi di distruzione di massa” come le ha definite Kofi Annan. Il tutto per un giro di denaro che dal 2009 ha fruttato qualcosa come 230 milioni di euro.

 

Appena l’ombra dello scandalo ha fatto capolino, la Finmeccanica si è affrettata a precisare che la commissione delle armi era antecedente allo scoppio delle violenze e anche dell’embargo. Affermazione che mirava semplicemente a non essere considerati responsabili dell’uso militare che Damasco ha fa e tuttora fa di quelle armi.

Tutte queste informazioni e molte altre di portata ben più ampia dell’Italia derivano a più livelli dalla vicenda Wikileaks, dunque da una fonte attendibile.

 

Ora alla luce di tutto questo, se si ripensa alla forte presa di posizione del governo Italia e alla quasi indignazione per la proposta di attacco americano senza l’egida delle nazioni unite, non viene un po’ da sorridere? E il sorriso non diventa un po’ amaro se si pensa che il mondo ha deciso di mobilitarsi dopo quasi centomila morti e solo però pare siano state usate armi chimiche? I morti sotto i bombardamenti o per mano di coltelli o armi leggere non meritavano attenzione? I morti di guerra sono morti di guerra e non fa differenza il modo.

 

Il pensiero che i nostri militari vengano coinvolti in un altro Kosovo non credo esalti nessuno. Stiamo faticando a uscire dal pantano dell’Afghanistan, non riusciamo a far tornare a casa due marò, siamo pieni di problemi interni con la recessione e la disoccupazione che galoppano…forse mandare i nostri militari a morire in Siria non sarebbe la scelta più oculata. Neanche sotto l’egida dell’Onu.

 

Fonte: ilfattoquotidiano / repubblica / gadlerner

Afghanistan. Ma Torneremo Mai A Casa?

18 luglio 2013 inviato da Staff
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Afghanistan. Ma Torneremo Mai A Casa? 3.17/5 (63.33%) 6 Vota questo articolos

 

Fa certamente meno clamore adesso di qualche anno fa. Per questo se ne parla poco, non fa più notizia. Ma in Afghanistan i nostri militari continuano a operare. E anche a rimanere feriti. Le morti invece, quelle sì, rimangono la notizia di quel solo disgraziato giorno.  Come quella del capitano Giuseppe La Rosa, ucciso a Farah in Afghanistan poche settimane fa.

 

Proprio sulla morte del capitano, durante un’interrogazione alla camera il ministro Mario Mauro ha sottolineato come  non sia possibile “azzerare completamente i rischi per i nostri militari, nonostante la validità delle procedure operative seguite e degli equipaggiamenti utilizzati“… Come a dire sono rischi imprevedibili del mestiere di soldato nelle sue missioni internazionali.

 

militari-italiani-afghanistan

 

E ancora in seguito ad una esplosione pochi giorni fa, mentre era di pattuglia ad alcuni chilometri da Bala Boluk,  alle 14.15 locali (le 11.45 italiane) lungo la strada n.517, nella provincia di Farah, un militare italiano è rimasto lievemente ferito al volto.

 

Dall’inizio di questo 2013 le vittime in Afghanistan sono cresciute del 24%, e un terzo dei caduti è stato ucciso per mano di forze anti-governative. L’unico dato positivo in questo massacro è che secondo fonti ufficiale delle Nazioni Unite, i talebani hanno aperto le porte a un dialogo con l’amministrazione in carica.

 

Sarà forse anche sull’onda di questa dichiarazione di intenti che il neo governo Letta, sebbene abbia sottolineato la progressiva risoluzione dell’organico italiano, che oggi tocca le 3100 unità con un ulteriore flessione dei prossimi mesi, ha anche confermato la volontà di proseguire la partecipazione alla missione Isaf in Afghanistan, concludendola secondo i tempi stabiliti nel 2014.

Quello che secondo il ministro degli esteri frena un ritiro anticipato delle nostre truppe dal territorio afghano verte su due binari imprescindibili: ”in primo luogo la necessità di non mettere a rischio la sicurezza dello stesso contingente, in una fase particolarmente delicata quale è sempre quella del ripiegamento, procedendo con il ritiro accelerato delle componenti operative. In secondo luogo l’indisponibilità sia di sufficienti vie di comunicazione nella regione, sia di vettori aerei, navali, terrestri per la concomitante richiesta di tutti i Paesi della coalizione internazionale”.

 

Questo significa principalmente che il passaggio di consegna tra le il contingente internazionali e le forze governative non è ancora concluso e fino alla fine di questo processo di transizione l’Italia non abbandonerà il paese.

Non solo. Ma anche dopo il 2014 è intenzione del governo italiano proseguire con l’impegno in Afghanistan in termini di assistenza e addestramento alle forze afghane con la nuova missione che si chiamerà Resolute Support.

 

Ora se questa sia una bella o una brutta notizia lo lasciamo decidere a voi lettori. Il pensiero che questa missione di guerra travestita di pace abbia una fine ancora incerta, turba i sonni di molti italiani. Sia qui che lì. Sia per coloro che la vedono come un lavoro, pericoloso, senza certezza, ma pur sempre un lavoro. Sia per coloro che la vivono come un inutile impiccio internazionale dal quale non usciremo mai.

 

 

Fonte: repubblica / ilmessaggero / nocensura /articolotre

 

 

Nassirya. Una Strage Dal Colore Dell’Oro

6 maggio 2013 inviato da Staff
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Vanno risarcite le famiglie delle vittime della strage di Nassiriya. Questo l’imperativo con il quale la cassazione ha ribaltato al sentenza della corte militare d’appello di Roma che di fatto aveva assolto, perché il fatto non sussiste, il colonnello dei carabinieri Geogie Di Pauli, accusato di non aver preso le adeguate misure di sicurezza nella base militare dove il 12 novembre del 2003 vennero uccisi 19 italiani, di cui 12 militari dell’Arma, 5 dell’Esercito e 2 civili.

 

Nel documento si legge infatti che l’aver scelto di posizionare la riservetta delle munizioni all’interno della base Maestrale può aver aggravato l’esplosione. “Con la nostra battaglia, che è durata 10 anni, siamo riusciti anche a far togliere il segreto militare dai documenti. Dedico questa vittoria  alle famiglie delle vittime” commenta Francesca Conte, legale della maggior parte delle famiglie dei militari.

 

nassirya

 

10 Anni Di Processi

 

Per riassumere i fatti giudiziari, ricordiamo che le inchieste aperte su questa tragedia sono state due: la prima avviata dalle autorità militari per cercare di capire se fosse  stato fatto tutto il possibile per prevenire gli attacchi suicidi e l’altra aperta invece dalla procura di Roma per l’individuazione degli autori di questo martirio.

 

L’avvocato non manca di invocare un parallelismo che in molti hanno fatto: questa sentenza della cassazione infatti arriva poco dopo quella di Ustica, altro caso intrigato e oscuro della storia militare italiana. È un po’ come se lo stato avessevoluto, in un attimo di coscienza razionale,  rendere onore alle sue vittime, seppure dopo averle metaforicamente martoriate in attesa di una sentenza giusta.

 

Non si può non ricordare infatti che ai militari morti e feriti nell’attentato di del maledetto 12 novembre sono state intitolate vie, piazze e monumenti in tutta la penisola e sono stati anche insigniti della croce d’onore che i familiari delle vittime definirono “insufficiente e artificiosa”. Nessuna medaglia d’oro al valore però per nessuno di loro e questa scelta fu oggetto di polemica per lunghi mesi dopo l’accaduto.

 

Le famiglie delle vittime, parti civili in questo processo, erano già tali dei precedenti procedimenti giudiziari, conclusi a carico di due generali dell’Esercito, Vincenzo Lops e Bruno Stano. Entrambi furono assoluti ma la cassazione anche in quell’occasione dispose un processo civile attualmente ancora in corso per i risarcimenti ai parenti delle vittime a carico del Ministero della Difesa.

 

Risarcimenti. La Polemica Dilaga

 

Seppure non può essere bello affrontare una tragedia in termini economici, anche l’aspetto materiale in questa triste vicenda ha giocato un ruolo non di secondo piano.

 

Ai familiari delle vittime è stato riconosciuto un vitalizio mensile, in parte esentasse, che varia da 1700 euro a 4500. Ma alcune delle famiglie e dei sopravvissuti non si sono accontentati e hanno tentato, in qualche caso con esito positivo, di spremere le casse dello stato per quanto più si poteva. A denunciare questo è proprio uno di loro, uno dei sopravvissuti a quel maledetto 12 novembre:ho ricevuto una somma una tantum di 85.960 euro e il vitalizio. Altri, senza un graffio, hanno ottenuto il triplo con lo stress post traumatico e chiedono ancora soldi. Qualcuno ci marcia”. A parlare senza mezzi termini è il luogotenente in congedo Vittorio De Rasis.

Ed ecco che allora in questa ottica, la sentenza della cassazione che apre una nuova strada agli indennizzi, acquista tutta un’altra luce. Quella brillante dei soldi.

 

 

Fonte: ilgiornale / unita / rai / diritto24.ilsole24ore / gqitalia /santagatando

Forze Armate: motivo di orgoglio per gli italiani

8 novembre 2012 inviato da Staff
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Gli italiani siamo orgogliosi, in generale, delle nostre Forze Armate. Questa è la conclusione di uno studio realizzato da Ferrari Nasi  & Associati per il 4 novembre che dimostra, che la maggior parte dei cittadini intervistati, considera che le forze armate sono un motivo di orgoglio e rappresentano un ottimo “biglietto da visita” internazionale per il nostro paese.
Nello specifico, il 57 % delle 600 persone che hanno partecipato al sondaggio considera che le missioni all’estero offrono un’immagine di affidabilità dell’Italia. In questo modo, gli ultimi episodi abbastanza tristi accaduti ai nostri militari all’estero, in missione in Iraq o in Afghanistan, non hanno modificato l’opinione della società civile italiana. Parliamo di oltre 80 mori, in Iraq e Afghanistan, dal 2003 ad oggi.
A migliorare l’immagine delle forze armate in Italia hanno contribuito fortemente gli ultimi terremoti che hanno colpito parte della popolazione di diverse zone del paese obbligando all’impiego dei militari per il supporto e il ricupero dell’ordine pubblico e la stabilità. Anche l’anno scorso, con le forte nevicate, è stato necessario l’intervento dell’esercito.
Questi eventi hanno collaborato ad aumentare la consapevolezza generale del ruolo delle forze armate, non tanto come unità di difesa del paese ma come contributo interno quando ce né bisogno.

 

Militari all’estero: cosa ne pensano gli italiani?

 

Per quel che riguarda l’impiego di militari italiani nei conflitti internazionali, molto si è parlato negli ultimi mesi con motivo della spending review e per i molti soldati che dal 2003 sono stati uccisi in paesi come Iraq o l’Afghanistan, come dicevamo prima.
Il il 73 % delle persone intervistate considera che aumentare le capacità delle nostre forze militari è necessario.
Questo dato, quanto meno, è da sottolineare. Soprattutto dopo le polemiche suscitate dai tagli previsti e dalle previsioni di acquisto degli F-35.
 “Nelle risposte a queste due domande non ci sono scostamenti tra gli elettori dei diversi partiti  e inoltre il dato sulla necessitò di avere uno strumento militare forte al di là dell’alleanza con gli Stati Uniti è esattamente lo stesso da noi rilevato nell’agosto 2005” sottolinea Arnaldo Ferrari Nasi, responsabile dell’indagine.  “Questo induce a pensare che presso l’opinione pubblica italiana sia consolidato il fatto che i compiti istituzionali delle forze armate non possono essere derogati oltre  un certo limite alla rete di accordi militari internazionali.”

Fonte: Il sole 24 ore / Analisi difesa.it

 

 

 

 

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Il COMFOTER generale Bernardini visita i militari di rientro dal Kosovo 3.92/5 (78.33%) 12 Vota questo articolos

Foto: cybernaua

Il generale, Roberto Bernardini, comandante delle FOTER (Forze Operative Terrestri) ha partecipato recentemente alla cerimonia di saluto ai militari dell’11 reggimento bersaglieri, rientrati da un’impegnativa missione in Kosovo. Nel suo intervento ha segnalato l’importanza di questa missione, svolta nel nord del Kosovo, soprattutto per le difficoltà che implica la contrapposizione etnica presente nella zona.

 

Missione Kosovo Obiettivi

Gli obiettivi principali di questa missione erano la migliora della situazione dei cittadini locali e il contributo per la pacificazione della zona. Durante la cerimonia, sono state consegnate due alte onorificenze tributate a bersaglieri che si sono particolarmente distinti durante la precedente missione in teatro estero libanese, l’operazione Leonte 2009. A riceverle, il caporalmaggiore scelto Alessio Riccardelli e il caporalmaggiore scelto Nicola Mura Hanno ricevuto rispettivamente la Medaglia d’Argento e la Medaglia di Bronzo al Valore dell’Esercito.

 

 

Missioni Militari all’Estero: Oggi Cosa si Mangia?

26 settembre 2012 inviato da Staff
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Man mano passano gli anni, cambiano le esigenze per affrontare missioni all’estero. In questo modo, migliorano le arme, viene applicata la nuova tecnologia e si evolvono anche le necessità dei soldati. In questo senso, grazie ad un recente intervento della NATO, il fornelletto da campo e le bustine di liquore sono state sostituite dalle barrette energetiche che, apportano un maggior indice di calorie ma pesano meno. Queste formano la nuova versione della Razione K.
Con le nuove linee guida ogni paese dell’Alleanza Atlantica ha la possibilità di rispettare, più o meno, le abitudini alimentarie del personale.

 

Nell’ambito che interessa a noi italiani, sono stati creati 10 menu diversi, che apportano 4.000 calorie circa (calcolando un consumo medio di 2.500 calorie per soldato).
Il tenente colonnello Pierluigi Merola, del Corpo di Commissariato dell’Esercito, spiega che “la scelta di proporre menu più vari è connessa all’esigenza di fornire tutti gli apporti nutrizionali necessari alle determinate esigenze operative del personale. La varietà delle proposte offerte al militare può giocare poi un ruolo nell’evitare la possibile remora psicologia al consumo che potrebbe verificarsi trovandosi di fronte sempre gli stessi alimenti per lunghi periodi di tempo”.
Si tratta di una migliora importante in quanto le nuove confezioni pesano mezzo kilo meno di quelle precedenti. Inoltre, le razioni sono già pronte per il consumo e molto più facili di gestire.

 

Cosa si mangia nelle missioni all’estero?

 

Colazione (28 % delle calorie giornaliere):
-    Pane o cracker
-    Due porzioni di marmellata di frutta
-    Una barra di cioccolato
-    Una porzione di biscotti
-    Una barretta energetica

 
Pranzo (50% delle calorie giornaliere):
-    Un primo
-    Un secondo
-    Grissini
-    Dessert
-    Energy drink
-    Barrette energetiche

 
Cena ( 22 % delle calorie giornaliere):
-    Una proposta leggera con…
-    Cracker
-    Grissini
-    Cereali
-    Fruit bar

 
Inoltre, i soldati hanno a disposizione altri prodotti supplementari come il cappuccino, il caffe solubile e il the al limone. Gomme da masticare senza zucchero, compresse per purificare l’acqua, stuzzicadenti e salviette umidificate.

 

Fonte: Analisidifesa

 

 

Militari Santi o Peccatori?

1 settembre 2012 inviato da Staff
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Foto: Undo.net

E’ bizzarro leggere di cattolici che litigano con cattolici su temi come la guerra e la pace non trovandosi affatto d’accordo.
Eppure, fermo restando che il rispetto per la morte è sacrosanto a prescindere da religioni o ideologie, è proprio un articolo pubblicato sul giornale Avvenire, nel quale venivano esaltati i nostri militari che hanno perso la vita in missioni di pace all’estero dando loro la definizione di “eroi per la pace”, che ha scatenato una stizzita reazione da parte di una gruppo di sacerdoti pacifisti, guidati da Nandino Capovilla che hanno scritto tutto il loro sdegno in una lettera aperta proprio al direttore Marco Tarquinio, il quale ha replicato mantenendo alti i toni della discussione.

 
Una catena di sant’Antonio a colpi di penna, della quale non si vede la fine. Ma facciamo ordine e iniziamo dal primo articolo pietra dello scandalo, da cui l’indignazione globale, seppure per ragioni differenti, trovò origine.
Nei primi giorni di agosto sul quotidiano Avvenire venne pubblicata una pagina intera in onore agli “eroi della pace” ovvero ai soldati italiani, cappellani compresi, caduti durante le missioni internazionali a corollario della quale c’è una lunga intervista all’ordinario militare mons. Pelvi, nel quale definisce la professione militare come “una professione aperta al bene comune e allo sviluppo della famiglia umana (…) Essere cristiani ed essere militari non sono dimensioni divergenti, ma convergenti, perché la condizione militare trova il suo fondamento morale nella logica della carità ”.

 
Questa definizione non ha riscosso il gradimento dello storico movimento cattolico pacifista Pax Christi che ha replicato utilizzando un’altra definizione tutt’altro che moderata riguardo ai militari additandoli come “portatori di strage” e poi rilancia: “ci scandalizziamo ogni volta che un cristiano infanga il termine «missione», confondendolo con le guerre, chiamate missioni di pace ”.
La lettera dei monsignori pacifisti si chiude con un auspicio: “a 50 anni dal Concilio Vaticano II, crediamo doveroso riaprire una riflessione seria sulla condanna della guerra e sulle strade che sono chiamati a percorrere gli operatori di pace ”.

 

 

Militari in missione: i perchè?

Questa ultima parte mette certamente tutti d’accordo ma, oltre allo sdegno del direttore Tarquinio per queste sentenze a tinte forti e oggettivamente poco giustificate, ai lettori rimangono aperti una serie di interrogativi che non troveranno risposta neanche in un auspicato quanto improbabile Concilio Vaticano III sul tema.
Sentire esponenti di uno degli stati più ricchi al mondo parlare di sprechi e di costi esagerati delle missioni italiani – tecnicamente quindi di un altro stato indipendente e sovrano – è piuttosto bizzarro.
Certamente è vero quanto sottolineato dai sacerdoti pacifisti nella loro lettera, ovvero che la missione in Afghanistan costa due milioni di euro al giorno e che se la stessa cifra fosse investita in opere di maggiore utilità sociale avrebbe una riscontro diretto sulla popolazione, molto più che qualunque missione di pace.
Ma la domanda è: ha senso costruire un ospedale senza preoccuparsi che lo stesso non venga bombardato e distrutto nell’arco di poche settimane? Ha senso investire in scuole senza preoccuparsi di rendere sicure le strade che devono portare i bambini sui banchi? Perché nelle missioni di pace (o se preferite di guerra) i nostri militari fanno principalmente questo: rendono sicuro un luogo che non lo è, per permettere il riprendere della quotidianità senza pericoli per nessuno.
Questo significa missione di pace nell’immaginario collettivo comune; la parola pace non ha solo l’accezione cattolica e al di fuori di questa è inutilizzabile. Anzi. Pace implica un contesto che ne permette il mantenimento e i nostri militari lavorano proprio in questa direzione, perdendo sistematicamente la vita, così come accade per tutte le altre morti bianche al mondo, ovvero nel regolare svolgimento del loro lavoro, ovvero, che piaccia o no, durante una missione di pace.
A questa riflessione ne segue a ruota un’altra che ci limiteremo ad accennare, lasciando ogni approfondimento alle coscienze dei lettori. A muovere accuse e giudizi facili sui nostri militari in missione non è lo stesso stato sovrano che per secoli ha intrapreso “missioni di pace” in africa e in America Latina, nel tentativo di diffondere il proprio credo, senza tener conto di tradizioni vive da milioni di anni e nell’assoluta presunzione di essere possessore dell’unica verità possibile?

 

Fonti: Europaquotidiano / Mobile.Ilmanifesto / Ibidem

 

 

 

Rapporto 2011: cosa abbiamo fatto l’anno scorso?

27 agosto 2012 inviato da Staff
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Il Ministero di Difesa ha pubblicato una nuova edizione del Rapporto Esercito. Si tratta di una edizione editoriale e audiovisuale per spiegare e descrivere, ai militari italiani e le loro famiglie, quali sono state le missioni più importante e impegnative realizzate per gli appartenenti alle Forze Armate nel 2011, non solo in ambito nazionale ma anche internazionale.
Nell’ultimo rapporto si fa anche riferimento a quella che sarà la principale sfida nel prossimo anno: migliorare l’efficacia dell’Esercito Italiano per far fronte ai tagli e alla revisione della spesa militare. Il motivo è la riduzione delle risorse in un panorama nel quale non sono previste riduzioni di missioni o impegni. Per tanto i militari italiani dovranno svolgere le stesse attività con meno personale e meno mezzi. E’ proprio questa la sfida.

 

 

Nel 2011, l’Esercito Italiano non solo ha impegnato forze nelle missioni all’estero, come nel Libano, Afghanistan o Somalia, ha anche dovuto far fronte a diverse operazioni interne come Strade Pulite, Strade Sicure o problemi civili e politici come le manifestazioni dei No Tav.

 

 

Il 2011 è stato un anno impegnativo, sicuramente, per le Forze Armate Italiane, come lo sarà anche il 2012. Nel video puoi vedere quali sono le principali spese dell’istituzione e come verranno affrontate le riduzioni di risorse nei prossimi mesi.

 

 

Fonte: Ministero Difesa