Marò India: A sparare non sono stati loro.

1 febbraio 2013 inviato da Staff
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

La perizia balistica realizzata dall’ingegnere perito tecnico, Luigi di Stefano, riguardo la vicenda dei due marò italiani trattenuti in India, rivela che non furono loro a sparare sui due pescatori uccisi. Ormai è passato un anno da quando Massimiliano Latorre e Salvatore Girone furono arrestati per l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani ai quali avrebbero scambiati per pirati.

Ora, il perito tecnico afferma al “Sole 24 ore” che la mia perizia ha dimostrato che molti elementi non tornano:a cominciare dalla perizia effettuata dall’anatomopatologo del Tribunale indiano,il Professor Sisikala, che ha recuperato dal corpo di uno dei 2 pescatori ucciso il proiettile, definendolo calibro 0,54 pollici, pari 13 millimetri cioè un calibro oggi inesistente. Ha espresso la misura in cm invece che in millimetri, dai dati emerge che la cartuccia è 7,62x54R ex sovietica, cartuccia sparata da una mitragliatrice russa PK assolutamente differente dalla cartuccia 5,56×45 l’unica in dotazione ai fucilieri del S.Marco, che si può usare sia con i fucili Beretta AR/70/90 sia  con le mitragliatrici FN Minimi in dotazione”.

Inoltre, l’esperto considera che da sempre, le autorità indiano conoscono la verità riguardo gli spari in quanto il calibro utilizzato per uccidere i pescatori non equivale a quello delle armi italiane,e anche ammettendo una doverosa verifica tutto si sarebbe risolto in un’ispezione alle canne dei fucili Beretta”.

 

Altre incoerenze nel caso Marò

 

Oltre il fatto del calibro e la perizia balistica, fin dall’inizio ci sono state molte altre incoerenze nella vicenda dei due marò Latorre e Girone. Ad esempio, le diverse versioni fornite dai testimoni o il fatto che i carabinieri sono stati ammessi solo come osservatori alla perizia balistica.

Ora bisogna aspettare ancora, ormai non facciamo altro, in quando la prossima udienza è prevista per martedì prossimo. Intanto, sappiamo che a sparare non sono stati loro, e questa è una buona notizia.

 

Marò India: Tempo Scaduto, si Torna in India

4 gennaio 2013 inviato da Staff
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Marò India: Aeroporto di Ciampino ore 17. 11 ore di volo. Ore 8.30 ora locale atterraggio all’aeroporto di Kochi. E così dopo una licenza natalizia di 14 giorni e costata una cauzione di 820 mila euro i nostri fucilieri Latorre e Girone volano di nuovo in India, verso un destino incerto  e dai contorni ancora tutti da decifrare, specialmente in termini di tempo.

marò india

fonte: adnkronos

I marò India affermano: “Ritorniamo in India rispettando la parola data, fiduciosi nella giustizia ”. Con queste parole i due fucilieri hanno lasciato di nuovo l’Italia, andando incontro alla sentenza della suprema corte indiana che dovrà decidere definitivamente le loro sorti.
Prima di raggiungere l’aeroporto di Ciampino però  sono stati sentiti anche dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Elisabetta Ceniccola per oltre 5 ore in merito alle circostanze che li hanno fatti piombare in questo incubi la cui fine sembra ancora troppo lontana.
Si è trattato di dichiarazioni spontanee che i marò india hanno rilasciato alla presenza dei rispettivi avvocati per far luce sulla loro versione dei fatti di quel tragico 15 febbraio, nel quale persero la vita due pescatori indiani. Un atto dovuto quello dei due fucilieri, in quanto la procura di Roma ha aperto un’indagine contestando loro l’accusa di omicidio volontario.
Dopo la pausa natalizia la corte suprema indiana è già attiva e si spera possa quindi dare un riscontro in tempi brevi rispetto alla giurisdizione da applicare al caso di specie, se quella indiana o quella italiana. Questa decisione, che tutti in Italia aspettavano per prima di Natale, è slittata in modo inspiegabile e senza senso, legando il rientro dei marò a una onerosa cauzione.

 

Marò India: prossimi passi

 

La prossima udienza al tribunale di Kollam è prevista per il 15 gennaio,
“La posizione del nuovo ministro degli esteri indiano è molto importante e segna una discontinuità. Adesso, preso atto con soddisfazione di questa volontà politica, bisognerà lavorare ai fianchi affinché la decisione della Corte Suprema indiana sia rapida: ci attendiamo che arrivi entro fine mese, al massimo nella prima settimana di febbraio ”. Queste le parole del sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura. Parole che fanno ben sperare in un impegno concreto per trovare una soluzione alla vicenda dei marò india.
La Procura della Repubblica di Roma aveva inoltrato per via diplomatica alle autorità indiane una rogatoria per conoscere ogni aspetto della vicenda e dell’esito delle indagini svolte, ritenendosi competente sul caso e in attesa che tale competenza venga riconosciuta anche dalle autorità indiane. Alla luce di ciò, le dichiarazioni spontanee fatte dai marò acquistano tutta un’altra luce, se si considera il fatto che dalle autorità indiane non è mai pervenuto alcun tipo di documentazione in merito.
A questo punto, l’Italia, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha dimostrato serietà e rispetto per la parola data e nel massimo rispetto delle procedure internazionali ha rispedito Latorre e Girone in un altro continente. Ora è il turno dell’India. Che dimostri di essere il paese civile e rispettoso che dice di essere.

 

Fonte: il messaggero / qu.quotidiano.net

 

 

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

“Ai posteri l’ardua sentenza”. Grazie al Ministro Terzi e a tutto il suo staff. Finalmente un primo successo tangibile della nostra DIPLOMAZIA ma soprattutto un grande regalo alle famiglie dei nostri fucilieri. Si, perché in questo momento di sentimenti contrastanti la cosa più importante è che i nostri PATRIOTI riabbraccino i loro cari. Però se loro vanno lasciati fuori dal tormentone espresso nel titolo, noi, in quanto italiani, dobbiamo porci l’interrogativo.

 

Davvero la nostra credibilità di nazione, di paese democratico (cosa non da tutti) ha il valore di 826.000 Euro? E’ solo una cauzione di un processo unilaterale? Non è credibile l’ipotesi di un muro di ostracismo al momento del rientro in India dei PATRIOTI, è quindi presumibile che gli accordi vengano rispettati, tanto che il ministro degli esteri si è anche impegnato per il rientro dei nostri militari. Napolitano si è pronunciato rivolgendosi alle autorità di Nuova Delhi: “Rispetteremo l’impegno d’onore preso”. Già, che atmosfera nel collegamento video tra le massime autorità militari e i nostri PATRIOTI di oggi 20 dicembre.

 

E’ emblematico, sembrava quasi che tutti indistintamente dovessero recuperare credibilità, tutti lì schierati. Cosa inaudita per la cronologia degli eventi di questa storia. Sicuramente questo passo è parte di un processo del quale non vediamo la strategia, lo voglio ben sperare. Sarebbe ben peggiore  aver ottenuto questa “licenza” per poi rifare la fine delle cavie da laboratorio, tornare ad elemosinare i propri diritti. Anche perché se, come io sono sicuro, i nostri PATRIOTI hanno agito nel pieno rispetto delle regole d’ingaggio è giusto che la loro innocenza sia dimostrata ed inconfutabile. Questa storia, qualsiasi epilogo la concluda, non verrà mai cancellata nella memoria di tutti i militari italiani.

 

Riecheggierà in ognuno di loro nel momento dell’assolvimento del loro compito istituzionale, molti verranno condizionati e non svolgeranno con lucidità in quei pochi attimi il proprio operato. Di certo, le strade della diplomazia sono lastricate di mezzi, spesso non proprio lineari per l’uomo comune. Non dimentichiamo i sequestri avvenuti in zone di guerra dove gli intermediari erano di ben altra natura, non dimentichiamolo come sembrano averlo fatto addirittura le vittime stesse dei sequestri! Le stesse vittime che adesso sputano sentenze senza processo! Li vogliamo in Italia come uomini liberi, e non come nostri delinquenti che riusciti a sparire in alcuni paesi compiacenti, si sottraggono alla giustizia. Parliamo di nostri militari, colpevoli di aver fatto solo il loro dovere per il quale erano stati comandati, e non di delinquenti.

 

Foto: difesa.it

 

Articolo scritto da Gunny

 

Altri articoli: Stipendi PA

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Più di 300 militari italiani torneranno dall’Afghanistan entro la fine dell’anno. È quanto emerge dal briefing del generale Dario Ranieri, comandante del contingente italiano nell’ovest dell’Afghanistan e del ministro della difesa Giampaolo Di Paola, durante la sua visita proprio nel paese asiatico di pochi giorni fa. Come a dire, La Torre e Girone forse no, ma almeno molti altri in Italia ci torneranno.

 

Fonte: oggi.it

Ennesimo colpo basso per i due marò italiani con il posticipo della sentenza della Corte Suprema indiana e con l’inutile rabbia del governo italiano che, a cose fatte, tira fuori orgoglio e promette di proseguire “con immutato vigore la propria azione volta a far prevalere le proprie ragioni e a riportare così in Italia quanto prima i due militari del Battaglione San Marco”.

 

Ennesimo colpo basso per l’Italia in ambito internazionale. Un colpo basso che come un boomerang ci colpisce proprio lì, in uno dei nostri punti deboli: la lunghezza dei processi e delle sentenze.

 

Ma non è tempo per indignarsi o cercare spiegazioni al comportamento davvero poco collaborativo delle autorità indiane in merito a questa vicenda giudiziaria. È tempo di agire, non di minacciare; è tempo di mettere in campo, non di gridare dal balcone. È tempo di far valere tutto il nostro peso internazionale. Se ne abbiamo ancora uno.

 

Di certo tutto il valore e l’orgoglio degli italiani è rappresentato proprio dai nostri Latorre e Girone che, dalle parole del commissario Ajith Kumar, che ha guidato l’inchiesta sull’incidente in cui i due fucilieri sono accusati di aver ucciso due pescatori indiani, scambiandoli per due pirati, hanno avuto un comportamento “irreprensibile” durante tutto il periodo di detenzione.

 

È proprio su questa base che ha preso piede la domanda di licenza presentata lo scorso 14 dicembre dai due marò attraverso l’avvocato P. Vijaya Bhanu per poter espatriare per due settimane; tra i documenti a sostegno della richiesta ci sono tre dichiarazioni giurate, di cui, due sono degli imputati, mentre la terza è del console generale a Mumbai, Giampaolo Cutillo, in nome della Repubblica Italiana.

 

Dunque l’agonia continua. Sarà l’ennesimo schiaffo in faccia oppure arriverà una carezza leggera e i due fucilieri potranno finalmente abbracciare i loro familiari e il loro paese? Vedremo. Meglio non fare previsioni, meglio non sperare neanche. Meglio rimanere “tra color che stan sospesi”, in questo interminabile limbo e attendere con pazienza. Forse questa volta andrà meglio.

 

Fonti: Corriere.it / Asaps.it

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Ore decisive queste per la sorte dei nostri Marò tenuti confinati in India. Quelle che separano il giudice Altamas Kabir dalle sue ferie. Le stesse che separano Salvatore Girone e Massimiliano Latorre dal ritorno a casa per Natale.

 

Dopo l’ultima udienza che si è tenuta il 4 settembre scorso infatti e passati oltre tre mesi, i giudici indiani ancora non si esprimono sulla sorte dei nostri militari accusati di omicidio mentre erano imbarcati sulla petroliera italiana Enrica Lexie e che da allora vivono in regime di detenzione a Kerala.

 

La Corte Suprema indiana si fermerà nelle sue attività per riprendere mercoledì 2 gennaio 2013 e questo ha intensificato l’azione di pressing da ogni parte, affinché la sentenza definitiva in merito ai ricorsi di incostituzionalità per l’operato delle autorità del Kerala e di giurisdizione  venga pronunciata prima dell’inizio delle ferie, permettendo così, in caso di esito positivo, il rientro in Italia per festeggiare il Natale con le rispettive famiglie.

 

Le tempistiche di emissione delle sentenza per la corte suprema indiana, come sottolinea Padre Faraci, missionario comboniamo e cappellano militare che ha supportato fin da subito Salvatore e Massimiliano in questa disavventura, non sono mai inferiori ai 2-3 mesi, quindi “siamo nei tempi: dal 28 agosto ci sono stati sei dibattimenti, il processo si è concluso il 4 settembre. Basandoci su questa consuetudine storica speriamo arrivi la sentenza”.

 

Intanto l’azione diplomatica del governo italiano continua nella trepidante attesa di quella che sembra ormai drammaticamente una storia infinita. L’ambasciatore d’Italia, Giacomo Sanfelice è stato ricevuto dal ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid. Anche il ministro Giampaolo Di Paola andrà a Kochi nei prossimi giorni per vedere i nostri marò.

 

Proprio il nostro Ministro ha dichiarato tramite un portavoce che lo stesso governo indiano “segue con attenzione la vicenda dei due militari italiani” ma che “non ha i poteri di dare indicazioni alla Corte Suprema riguardo alla pubblicazione di una sentenza”.

 

Questa sentenza, oltre ad avere importanza esistenziale per i due marò, rappresenterà in ambito di rapporti internazionali tra stati un precedente imprescindibile nel diritto internazionale in materia di prevenzione alla pirateria.

 

Anche il Ministro Terzi, come si legge nella nota ufficiale della Farnesina, ha chiesto a gran voce di mettere la parola fine a questo increscioso episodio: “ho fatto convocare l’ambasciatore indiano: la soluzione del caso è improcrastinabile”.

 

Ma insieme alle famiglie dei due marò, comprensibilmente stufe di questa attesa, c’è anche una rappresentanza delle istituzioni che proprio non resiste più e si scaglia contro questo balletto di falsa diplomazia tra stati. È il senatore Alberto Filippi, vicepresidente della commissione Esteri ed esponente de La Destra: “sono tre mesi (…) che attendiamo questo giudizio, avendo peraltro già consumato tutta la pazienza, il Governo deve dare ora un segnale forte”. Filippi si augura anche che “la visita del ministro della Difesa Di Paola ai nostri marò, in programma per questa settimana, serva a riportarli a casa e non per dare loro gli auguri di Natale (…) Se cosi non fosse l’Italia dovrà agire con determinazione interrompendo ogni rapporto diplomatico, commerciale e di cooperazione con l’India (… ) in un modo o nell’altro i nostri soldati devono tornare a casa e che non permetteremo di prolungare una situazione che è già vergognosa e inaccettabile”.

 

Parole certamente dure e poco collaborative, ma di collaborazione o diplomazia in questo caso non ce n’è bisogno. C’è bisogno invece di sapere quale sarà il destino di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre nella speranza che tale destino si chiami Italia.

 

Fonte: Asca / Ansa / Agenparl