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Un migliaio di persone richiedono la liberalizzazione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Circa un migliaio di persone si sono manifestate a Roma, sabato scorso, per richiedere la liberalizzazione dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, arrestati in India dal 15 febbraio scorso. I due soldati si trovano nel carcere di Trivandrum con l’accusa di avere ucciso due pescatori indiani nel corso di un’azione antipirateria.

Fonte: ANSA

La fiaccolata di solidarietà che questo week end ha percorso le principali strade di Roma, è stata organizzata dalle famiglie dei marò e dal gruppo facebook ‘Ridateci i nostri leoni. “Non importa quanta gente siamo riusciti a portare – sottolineano Andrea Lenoci e Christian D’Addario, responsabili del gruppo – , quello che ci premeva era non spegnere i riflettori sulla vicenda di Massimiliano e Salvatore”.
Molti dei manifestanti indossavano le magliette con il volto dei 2 militari e la scritta ‘ridateci i nostri leoni’. In testa al corteo 40 marò del battaglione San Marco, al quale appartengono Girone e Latorre.

 
La protesta è finita con un appello al governo: quello di impegnarsi di più per riuscire a liberare i due fucilieri la cui situazione è stata dilazionata continuamente durante gli ultimi tre mesi. Venerdì scorso infatti, è stata allungata di nuovo, fino al 25 maggio, la carcerazione preventiva. Secondo ha informato l’agenzia di notizie ANSA, la sorella di Massimiliano Latorre, Carolina Latorre, ha segnalato che “questi continui rinvii stanno mettendo a dura prova il morale di Massimiliano e Salvatore. Abbiamo organizzato questa fiaccolata per non spegnere l’attenzione sulla loro vicenda e per chiedere al governo di riportarceli a casa il prima possibile”.

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Sabato prossimo ci sarà una manifestazione di solidarietà a Roma per esigere la liberazione dei due marò italiani, prigionieri in India da quasi tre mesi, senza neanche una prova che dimostri la loro colpevolezza nella morte di due pescatori indiani.

 
Si tratta di una Fiaccolata, organizzata dalle famiglie di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, insieme al Gruppo Facebook “Ridateci i nostri Leoni”, creato appositamente per difendere questa causa e che conta attualmente con circa 67.000 aderenti. Abbiamo parlato con Andrea Lenoci, amico di Latorre e fondatore del gruppo.

 
“Il giorno in cui ho appreso la notizia dell’arresto ho fondato  il Gruppo Facebook “Ridateci i nostri Leoni” con lo scopo di palesare alle istituzioni e all’opinione pubblica la solidarietà ai due militari prigionieri”.

 
Il gruppo, come la manifestazione di sabato, è apolitico ed apartitico, e ha lo scopo di “dare voce al diffuso desiderio di riportare subito a casa due servitori della patria e padri di famiglia. Lo scopo è quello di unire, a prescindere dall’orientamento politico o dalla nazionalità di appartenenza,  tutti coloro che non intendono restare indifferenti alle sorti dei due Fucilieri di Marina: uomini che hanno giurato fedeltà alla Bandiera Italiana, servendola sempre e comunque. Uomini da sempre in prima linea nella salvaguardia delle Libertà e delle Istituzioni”.

 
Sulla Fiaccolata del sabato 12 maggio, Lenoci ricorda che si tratta di un evento a livello nazionale e aperto a tutti che comprenderà la partecipazione di Associazioni Combattentistiche delle varie Forze Militari con i relativi Labari di rappresentanza, Organi di stampa Nazionali ed Esteri, Esponenti Politici, nonché privati cittadini membri del Gruppo “Ridateci i nostri Leoni”. (Foto: Nello Gaudino)



Il corteo partirà da Piazza Bocca della Verità alle ore 20.00 e percorrerà Via Petroselli e Via Venezia sino a giungere alla Piazza Santi Apostoli.

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Sono sempre di più le associazioni e i sindacati che aderiscono alla manifestazione “non siamo cittadini di serie B”. Un evento che si terrà il prossimo 17 aprile a Roma per protestare contro le decisioni della quarta Sezione del Consiglio di Stato che penalizzano i militari, carabinieri e poliziotti che assistono parenti disabili e, più in generale, si disapproverà la forte stretta giuridica contro i diritti di militari e poliziotti.
Una delle ultime adesioni è stata quella dell’European Organisation of Military Associations (EUROMIL), l’organizzazione fondata nel 1972 che raccoglie 42 associazioni e sindacati militari di 27 paesi europei. Inoltre, è molto significativa l’adesione del Movimento Italiano Disabili (MID), che ha anche pubblicizzato la manifestazione tramite la propria radio web, intervistando l’avvocato Giorgio Carta, organizzatore della manifestazione insieme a GrNet.it. Francesco Ferrara, Presidente del MID, ha dichiarato che “numerosi sono i casi di dipendenti del settore pubblico a cui è stata negata la possibilità di un “avvicinamento-sostegno” ad un loro prossimo congiunto. Negare aiuto a chi è bisognoso di cure e sostentamento fisico e psicologico giustificando tale diniego  con una pseudo burocrazia del sistema-lavoro non è da Paese civile. Per questo motivo abbiamo risposto positivamente all’invito dell’ avv. Giorgio Carta garantendo la nostra partecipazione alla manifestazione – Il 17 aprile davanti al Consiglio di Stato sentiranno anche la nostra voce,la voce del MID affinché nè i militari tantomeno i loro congiunti disabili siano trattati da cittadini di serie B”.
Riguardo alla manifestazione, il segretario nazionale del Partito Popolare Sicurezza e Difesa, Giuseppe Paradiso, ha affermato che “è ridicolo che appena il 5% delle sentenze emesse dai giudici di palazzo Spada siano favorevoli ai ricorrenti quando questi indossano l’uniforme. Siamo dinnanzi ad una vera e propria discriminazione». Invece, dal sindacato di poliziotti COISP, considerano che “in buona sostanza, i Poliziotti, i Carabinieri, i Finanzieri, Penitenziari, Militari, Vigili del Fuoco, non valgono un accidenti ed i loro figli disabili valgono ancora meno! Tutto ciò, rappresenta soltanto l’apice di una serie illimitata di sentenze volte a negare diritti che ad altri vengono ampiamente riconosciuti, costituisce un’offesa per tutti gli uomini e le donne in divisa e per i loro familiari, costretti a vedersi negata finanche un’assistenza in caso di disabilità grave”.

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Foto: targatocn

“Il Governo deve ascoltarci”, questa è la richiesta di migliaia di poliziotti e appartenenti all’ Esercito Italiano che si sono manifestati ieri nelle varie città d’Italia per protestare contro le riforme previste per il governo nel sistema previdenziale e per difendere “la dignità e i diritti del personale di sicurezza”. Chiedono rispetto ed equità verso chi “mette la propria vita a servizio degli altri”, in questi termini parlava il Segretario Generale del Coisp (Sindacato Indipendente di Polizia), Franco Maccari.

 

La manifestazione generale è stata organizzata dai diversi sindacati di polizia ai quali si sono uniti i principali rappresentanti dei militari italiani perché considerano che con le misure che intende approvare il governo, tra le quali l’aumento dell’età per accedere alla pensione, le forze dell’ordine si vedranno “nelle condizioni di non poter difendere gli italiani. Con la sicurezza non si scherza, né si può pensare di sfornare provvedimenti ‘purché siano’ infischiandosene delle gravi conseguenze che possono avere. Noi non ci stiamo, ora basta giocare con le nostre vite e con i diritti dei cittadini, noi compresi”, segnala Maccari.

 

MANOVRA
Le previsioni del Governo sono innalzare il limite di età e ridurre la contribuzione figurativa per accedere alla pensione anticipata e, secondo i sindacati questa misura peggiorerà le condizioni di accesso alla previdenza. D’altra parte, i sindacati denunciano che con l’aumento dell’età pensionistica di poliziotti e militari diminuirà la sicurezza per i cittadini. Per questo motivo hanno dichiarato lo stato di mobilitazione.
Sulle pensioni, Maccari ha ricordato che quando il presidente del Consiglio ha presentato la manovra finanziaria ai sindacati di polizia ed agli Organi di Rappresentanza militare, ha dichiarato che avrebbe tutelato la specificità degli Operatori, ma adesso pare “proprio che il Governo intenda innalzare fino a tre anni il limite di età per accedere alla pensione di vecchiaia; innalzare il limite di età e ridurre la contribuzione figurativa per accedere alla pensione anticipata e, più in generale, determinare un peggioramento delle condizioni di accesso degli Operatori alla pensione”.
Il segretario del Coisp ha reiterato che con l’approvazione di questa riforma “si nega il meritato riposo a uomini e donne che durante anni di sacrifici hanno messo a dura prova il fisico e l’anima” poi ha segnalato che “stentiamo a credere che il Presidente Monti come anche il Ministro Fornero, dall’alto delle rispettive competenze, non arrivino a comprendere cosa significa essere un Poliziotto, portare tutta la vita una divisa che a volte ha il peso schiacciante di prove che si stenta a superare ed a sopportare. Siamo sgomenti – insiste Maccari – di fronte alla totale mancanza di umanità oltre che della superficialità con cui si mette ulteriormente a rischio la sicurezza di tutti, non riconoscendo l’assoluta particolarità del mestiere che svolgiamo e la conseguente specificità delle condizioni in cui operiamo e viviamo”.