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foto: adnkronos

Dopo troppi morti, molti anni e tantissime polemiche, la procura ei Civitavecchia ha disposto il sequestro di un blindato Lince prodotto dall’Iveco.
Gianfranco Amendola, capo della procura della repubblica, ha spiegato le motivazioni di questa decisione con l’intenzione di far luce sulle caratteristiche e i difetti di questo mezzo corazzato militare, in particolare per ciò che concerne “la stabilità dello stesso in caso di trasferimenti stradali con andatura a velocità sostenuta, ma comunque notevolmente inferiore al limite meccanico offerto dal veicolo ed inferiore ai limiti di legge ”.

 
La goccia che ha portato a questa decisione è stata la morte del parà 24 enne Nicola Casà, rimasto ucciso lo scorso 25 febbraio in un incidente stradale proprio su un mezzo lince sul quale viaggiavano anche altri 5 militari, rimasti feriti durante il ribaltamento del veicolo.
Ma ben prima i dubbi sulla stabilità del Lince erano stati fatti presenti da Maurizio Turco, deputato radicale e cofondatore del PDM, partito Diritti dei Militari; era il 2009 quando venne richiesta la prima interrogazione parlamentare in proposito e ancora nel 2010 l’ex Ministro La Russa, in risposta a un’altra interrogazione parlamentare proprio su questo tema dichiarò che “secondo le indicazioni fornitemi dai competenti organi tecnici-operativi risulta si siano verificati 5 eventi a partire dal 2006, anno della sua introduzione in servizio. I medesimi organi hanno precisato, altresì, che tali eventi non sono connessi alla stabilità dinamica del mezzo, peraltro già sottoposta ad una serie di prove comparative con altri veicoli in servizio in Forza armata, i cui esiti non hanno rilevato anomalie nel comportamento su strada del veicolo ”.

 
Il documento che predispone il sequestro di un mezzo Lince precisa che “nell’ambito dell’inchiesta sull’incidente stradale, pur attuato su modelli matematici, certamente raffinati e affidabili, lasciano un margine sia pur minimo di approssimazione tale da indurre lo stesso consulente a valutare come opportune analisi sperimentali delle caratteristiche statiche del veicolo (con pesatura del mezzo) e delle caratteristiche dinamiche dello stesso ”. Si dichiara dunque apertamente questo veicolo potrebbe avere delle peculiarità pericolose che, per estensione di concetto, potrebbero aver contribuito, ai passati incidenti costati a vita a diversi militari.

 
La disposizione di questi sequestro non riguarda solo la sicurezza dei militare che ne fanno uso; coinvolge anche il comparto economico che gravita intorno a questo messo, considerato una vera e propria arma corazzata a livello internazionale nonché una fonte di guadagno per lo stato. Basti pensare all’accordo Italo russo per l’acquisto di 57 mezzi entro la fine di quest’anno, solo una parte di un piano di produzione che riguarderebbe l’est europea per un totale di 2.000 veicoli entro il 2014.

 

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Quattro militari feriti in Afghanistan

19 marzo 2012 inviato da Staff
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Quattro militari italiano sono rimasti feriti a causa dell’incendio di un Lince in Afghanistan. Non si conoscono ancora le cause del fuoco dentro il mezzo blindato, accaduto all’interno della base avanzata “Tobruk” a Bala Boluk, nel settore sud dell’area a responsabilità italiana in cui opera la Task force south, su base del 152esimo reggimento “Sassari”.
I soldati feriti appartengono al 19esimo reggimento cavalleggeri “Guide” di Salerno, dell’ Esercito Italiano, che è in affiancamento al 152esimo in vista del prossimo avvicendamento. Immediatamente soccorsi e trasportati all’ospedale militare all’interno della base di Farah, i quattro militari italiani sono coscienti e hanno avvisato personalmente le famiglie dell’incidente.
In un’intervista da Sky 24, il portavoce del Contingente italiano in Afghanistan Col. Vincenzo Lauro, ha segnalato che “le cause dell’incendio sono in fase di definizione. C’è un’indagine che deve fare chiarezza. Intanto i quattro militari sono coscienti e stanno reagendo bene. Da parte dei sanitari non ci sono preoccupazioni e personalmente hanno informato i familiari dell’accaduto”. Inoltre, ha specificato che “non c’era nessun attacco in corso all’avamposto – ha aggiunto -. Il personale probabilmente si stava occupando dell’allestimento del mezzo per poter essere occupato in un’attività operativa. Le indagini faranno sicuramente chiarezza sull’accaduto”.