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Marò. Una Storia Senza Fine…Ma Con Tanti Misteri 4.50/5 (90.00%) 2 Vota questo articolos

Sembra senza fine la vicenda dei nostri due marò imprigionati in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. E ogni giorno di più si arricchisce di dettagli e decisioni che lasciano l’amaro in bocca e lo stupore negli occhi.

 

Latorre e Girone ancora confinati in India

Latorre e Girone ancora confinati in India

L’ultima in ordine di tempo è la fretta che improvvisamente la polizia indiana fa trasparire nel voler chiudere questa drammatica vicenda. ”Le indagini sono in uno stato avanzato, le prove e le testimonianze utili per l’istruttoria sono sufficienti, il rapporto contenuto nei capi d’accusa può prescindere dalla loro testimonianza. Eventualmente potremmo inviare più tardi un supplemento dell’inchiesta“.

Con questa dichiarazione la polizia indiana mortifica la testimonianza degli altri quattro fucilieri a bordo dell’Enrica Lexie quel tragico 15 febbraio 2012 durante l’incidente al largo del Kerala, nel quale morirono i due pescatori indiani.

 

In realtà esiste anche un’impossibilità oggettiva d’interrogatorio in quanto lo stesso non può avvenire in India, ma come suggerito dal ministro della difesa Mario Mauro “quattro fucilieri di Marina possono anche essere ascoltati dagli investigatori indiani in Italia” (…) “Non c’è alcun un rifiuto e il fatto che gli altri fucilieri di Marina non si recheranno in India è perché la legge indiana prevede altre modalità per rendere testimonianza in casi di questo genere“.

Sulla questione si attende un parere legale per capire se e come procedere.

 

Se tutta questa fretta improvvisa della polizia indiana si traduce, come crede e dichiara la Farnesina, in una decisione a favore dei nostri militari, allora ben venga una certa velocità nel riportarli a casa. Ma c’è da chiedersi da dove derivi tutta questa fiducia delle nostre istituzioni verso quelle indiane…

 

La vicenda acquista un alone di nuovo mistero se si aggiunge il particolare del presunto coinvolgimento della chiesa cattolica indiana da parte del governo asiatico per facilitare l’arrivo dei quattro fucilieri testimoni per l’interrogatorio con la polizia locale. Iniziativa questa, che si è rivelata fallimentare e non ha avuto seguito. Ma non per un ripensamento da parte delle istituzioni indiane, bensì per un rifiuto da parte della conferenza episcopale indiana che ha dichiarato alle pagine del quotidiano The New Indian Express di non voler essere coinvolta in questa storia internazionale, dopo l’operazione di mediazione condotta con le famiglie delle due vittime che portò al pagamento di un indennizzo da parte dell’Italia.

 

Fonti: grnet / larepubblica/ lastampa / lettera43

 

 

 

Afghanistan: Che senso ha restare fino al 2014?

30 ottobre 2012 inviato da Staff
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E’ arrivato il momento di tornare a casa. In Afghanistan abbiamo perso 52 soldati dal 2004, anno d’inizio dell’operazione Isaf, e non abbiamo ancora capito cosa ci facciamo lì quando la nostra presenza, secondo ha detto recentemente il presidente afghano Hamid Karzai, non è neanche tanto gradita. Ora basta.

Il ritiro ufficiale delle truppe della Nato, della quale fanno parte anche i soldati italiani, è fissato entro la fine del 2014. Una decisione che ha il supporto della maggior parte dei paesi interessati ma, in una riunione tra il presidente Karzai e il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, il 18 ottobre scorso, il rappresentante afghano ha detto che “sarebbe contento” se il ritiro avvenisse anche prima. Questo conferma sicuramente il fatto che la presenza militare degli alleati non sia considerata tanto popolare a Kabul.

In questo senso, Karzai ha dichiarato i propri dubbi rispetto alla protezione dei militari stranieri che, dopo il 2014, resteranno a Kabul. Infatti ha segnalato che questi militari, anche se sono li per continuare ad addestrare le truppe e assistere le forze afghane, potrebbero non godere dell’immunità penale garantita finora alle forze di Isaf. Il presidente afghano che “il popolo potrebbe impedire al governo di concedere l’immunità soprattutto se la guerra e l’insicurezza continueranno in Afghanistan, le frontiere non saranno protette e si pretende di porre la questione dell’immunità al di sopra di tutto”.

 

Immunità dei soldati della Nato

Si tratta d’immunità giudiziaria, prioritaria per l’Alleanza Atlantica, per la quale ogni reato compiuto da militari stranieri deve essere giudicato dal paese di nazionalità dei soldati e non dalla giustizia del paese dove sono impegnati.

 

Situazione a Kabul

Negli ultimi mesi, la situazione a Kabul è peggiorata e la sicurezza non è garantita per nessuno: abbiamo assistito ad episodi nei quali soldati statunitensi “impazziscono” e uccidono civili inermi per difendere i quali sono stati inviati in Afghanistan; militari afghani che sparano e uccidono i soldati di Isaf che li stanno addestrando; soldati che bruciano copie del Coran provocando manifestazioni violente in tutto il paese.  Che senso ha restare ancora?

 

————–

 

Non è la prima volta che il presidente afghano parla in questi termini sulla presenza di militari stranieri nel suo territorio in quanto la considera interferenza occidentale. Per me, queste parole e questo atteggiamento dicono tutto. Non siamo i benvenuti e, anche se è vero che ad oggi non esistono reparti afghani considerati in gradi di combattere, contro i talebani, senza il supporto delle truppe della Nato non è possibile che l’Esercito Italiano continui a lottare in questa missione.

Molti soldati afghani, dopo essere stati addestrati dai militari della Nato smettono l’uniforme: alcuni trovano lavoro in società private di sicurezza ma altri vanno dall’altra parte, ovvero finiscono per rinforzare le milizie degli insorti…..

Buffo, vero?

Noi li addestriamo e poi loro combattono contro di noi…..

 

Fonti: Il Sole 24 ore / Analisi Difesa / Ministero Difesa

 

 

Tre soldati italiani feriti in Afghanistan

28 agosto 2012 inviato da Staff
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Tre militari italiani, in missione in Afghanistan, sono stati investiti ieri mattina dall’impatto di terriccio e pietre proiettate da un ordigno non esploso. È successo ieri mattina quando un razzo da 107 mm lanciato da talebani è caduto, senza esplodere, all’interno della FOB (Forward Operative Base) Tobruk, di Bala Boluk, settore di competenza della Task Force South, su base Reggimento Cavalleggeri Guide, nell’area sud del Regional Command West , a guida italiana.

 

Secondo ha informato il portavoce del contingente italiano in Afghanistan, tenente colonnello Francesco Tirino i soldati, tutti originari della Campania, sono stati trasportati per le cure del caso presso l’infermeria (Role 1) della base, per uno di loro si è reso necessario il trasferimento, a scopo precauzionale in quanto ha ricevuto un colpo al torace, per ulteriori accertamenti al Role 2 di Farah. Gli altri due militari hanno riportato solo lievi contusioni.

 

Sono stati i propri soldati italiani ad informare personalmente i loro familiari.

Afghanistan: situazione critica

Inoltre, nell’attacco sono rimasti uccisi altri 17 civili, tra cui due donne. Sono stati trovati decapitati nella zona dell’Helmand, nel sud dell’Afghanistan, secondo quanto ha riferito il portavoce del governo provinciale locale, Dawood Ahmadi. La strage, ha spiegato Ahmadi, e’ avvenuta ieri sera nel distretto di Kajaki e al momento gli inquirenti stanno provando a determinare le ragioni del massacro, di cui si sospettano i militanti Talebani. Il portavoce ha sottolineato che le vittime sono “civili innocenti”.

Ahmadi ha riferito inoltre che almeno 10 soldati dell’esercito afghano sono morti e quattro sono rimasti feriti in un attacco compiuto da altri uomini con la divisa delle forze armate di Kabul, di cui si sono perse le tracce, a un checkpoint nella provincia di Helmand.

Fonte: Adnkronos

Foto: TeleSanterno

 

 

 

 

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Esercito Italiano: NO a piercing e tatuaggi nei soldati 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Soldati con tatuaggi o piercing NO.

 

Foto: unionesarda.it

 

Questa è la nuova regola del Ministero di Difesa: un divieto categorico e determinato a tatuaggi o piercing in parti visibili del corpo dei militari italiani. La direttiva è stata approvata in luglio e proibisce tatuaggi “osceni”, “con riferimenti sessuali”, “razzisti o di discriminazione religiosa”, quelli “che possono portare discredito alle istituzioni dello Stato ed alle forze armate”.

Quest’ultima categoria comprende “quelli palesemente in opposizione alla Costituzione o alle leggi dello Stato italiano” ed anche “i tatuaggi che fanno riferimento ovvero identificano l’appartenenza a gruppi politici, ad associazioni criminali o a delinquere, incitano alla violenza e all’odio ovvero alla negazione dei diritti individuali o ancora sono in opposizione ai principi cui si ispira la Repubblica italiana”.

 

Secondo la norma, un tatuaggio ha delle conseguenze negative che potrebbero impedire il normale svolgimento del lavoro di un militare. Inoltre, sempre in base al testo, potrebbero screditare l’istituzione. In questo senso vengono definiti i tatuaggi considerati razzisti, sessuali o osceni che, ovviamente, sono proibiti nel caso di appartenenti all’ Esercito Italiano.

 

Normativa e Punizioni

La norma parla anche di punizioni. Infatti sarà il comandante il responsabile di stabilire i casi di violazione della direttiva e le punizioni previste possono arrivare fino a sanzioni disciplinari di Stato. Questo significa che, chi ha piercing o tatuaggi in sede di selezione nelle caserme o nelle accademie potrà essere escluso dal concorso.

I soldati con tatuaggi effetuati prima dell’entrata in vigore della direttiva “non saranno esclusi per la presenza di tatuaggi poiché arruolati con la normativa previgente”.

Ma sarà comunque necessario sottoscrivere una dichiarazione denunciando il proprio disegno sul corpo in una sorta di censimento dei tatuaggi.

 

 

Ecco la norma completa.

 

Fonte: Il Corriere / Ministero della Difesa

 

 

Esercito Italiano: Silenzio Fuori Ordinanza

24 giugno 2012 inviato da Staff
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Mi sono emozionato: BUONA DOMENICA A TUTTI!!!!