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Marò. Una Storia Senza Fine…Ma Con Tanti Misteri 4.50/5 (90.00%) 2 Vota questo articolos

Sembra senza fine la vicenda dei nostri due marò imprigionati in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. E ogni giorno di più si arricchisce di dettagli e decisioni che lasciano l’amaro in bocca e lo stupore negli occhi.

 

Latorre e Girone ancora confinati in India

Latorre e Girone ancora confinati in India

L’ultima in ordine di tempo è la fretta che improvvisamente la polizia indiana fa trasparire nel voler chiudere questa drammatica vicenda. ”Le indagini sono in uno stato avanzato, le prove e le testimonianze utili per l’istruttoria sono sufficienti, il rapporto contenuto nei capi d’accusa può prescindere dalla loro testimonianza. Eventualmente potremmo inviare più tardi un supplemento dell’inchiesta“.

Con questa dichiarazione la polizia indiana mortifica la testimonianza degli altri quattro fucilieri a bordo dell’Enrica Lexie quel tragico 15 febbraio 2012 durante l’incidente al largo del Kerala, nel quale morirono i due pescatori indiani.

 

In realtà esiste anche un’impossibilità oggettiva d’interrogatorio in quanto lo stesso non può avvenire in India, ma come suggerito dal ministro della difesa Mario Mauro “quattro fucilieri di Marina possono anche essere ascoltati dagli investigatori indiani in Italia” (…) “Non c’è alcun un rifiuto e il fatto che gli altri fucilieri di Marina non si recheranno in India è perché la legge indiana prevede altre modalità per rendere testimonianza in casi di questo genere“.

Sulla questione si attende un parere legale per capire se e come procedere.

 

Se tutta questa fretta improvvisa della polizia indiana si traduce, come crede e dichiara la Farnesina, in una decisione a favore dei nostri militari, allora ben venga una certa velocità nel riportarli a casa. Ma c’è da chiedersi da dove derivi tutta questa fiducia delle nostre istituzioni verso quelle indiane…

 

La vicenda acquista un alone di nuovo mistero se si aggiunge il particolare del presunto coinvolgimento della chiesa cattolica indiana da parte del governo asiatico per facilitare l’arrivo dei quattro fucilieri testimoni per l’interrogatorio con la polizia locale. Iniziativa questa, che si è rivelata fallimentare e non ha avuto seguito. Ma non per un ripensamento da parte delle istituzioni indiane, bensì per un rifiuto da parte della conferenza episcopale indiana che ha dichiarato alle pagine del quotidiano The New Indian Express di non voler essere coinvolta in questa storia internazionale, dopo l’operazione di mediazione condotta con le famiglie delle due vittime che portò al pagamento di un indennizzo da parte dell’Italia.

 

Fonti: grnet / larepubblica/ lastampa / lettera43

 

 

 

Marò. Una Vergogna Difficile Da Cancellare

29 marzo 2013 inviato da Staff
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Marò. Una Vergogna Difficile Da Cancellare 5.00/5 (100.00%) 3 Vota questo articolos

E’ stata una scelta di governo collegiale, dolorosa e sofferta, ma il quel momento necessaria e di solidarietà. Forse non l’avete condivisa e voglio dire qui, a Massimiliano e a Salvatore, che mi scuso per non essere stato capace di farli stare qui in questa piazza. (…)

La loro è stata obbedienza non a un ordine, ma alla scelta del governo e alla parola data. Hanno rispettato le istituzione e la divisa”.

 

Lacrime di coccodrillo quelle del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, durante la cerimonia per il 90esimo anniversario dell’aeronautica militare che si è svolta a Napoli. Lacrime insipide che arrivano dopo le dimissioni del Ministro Terzi e dopo l’annuncio della manifestazione organizzata da Casapound per il prossimo 2 aprile a Roma  proprio in piazza Montecitorio.

 

Una manifestazione accompagnata dalla proposta provocatoria di dichiarare guerra all’india che ha “rapito” due soldati italiani in acque internazionali e una serie di richieste  forti come e dimissioni da senatore a vita di Mario Monti, il ritiro delle truppe italiane dalle missioni internazionali e l’interruzione di qualsiasi attività diplomatica tra India e Italia, con la chiusura delle relative ambasciate.

 

Un’acidità quella espressa da Casapoud che accomuna ormai molti non sono in ambito militare ma anche e soprattutto in ambito civile. Perché ormai i nostri marò sono figli, padri, mariti di ogni italiano e come tali tutti ci sentiamo coinvolti nella loro tragica vicenda mossi dall’orgoglio sopito di un’Italia che un tempo era rispettata a livello internazionale.

 

Oggi invece i nostri capricci interni suscitano ilarità anche in India, dove  Kirti Azad, parlamentare del Bharatiya Janata Party senza troppi convenevoli ha rilasciato un’intervista definendo la vicenda dei marò uno strumento per fini elettorali e il loro ritorno a New Delhi una vittoria chiara dell’India.

 

In tutta questa incresciosa vicenda gli unici che si sono dimostrati fin da subito seri sono proprio i nostri militari che nonostante si stia giocando con le loro vite, hanno avuto la dignità di inviare un messaggio, reso pubblico dalla voce di Toni Capuozzo che lascia solo spazio a un esame di coscienza: “Non ci serve ora sapere di chi sia stata la colpa perché non ci porta a nulla. Quel che vi chiediamo ora non è divisione, ma unite le forze e risolvete questa vicenda (…) Come dicono i fucilieri tutti insieme, nessuno indietro. Siamo italiani dimostriamolo.”

 

E proprio da oltreoceano arriva la notizia della nomina del presidente del Tribunale speciale chiamato a decidere il destino dei nostri connazionali, si tratta di Amit Bansal. Proprio sul fronte procedurale arriva l’ennesima umiliazione per l’Italia: non è infatti applicabile la pena di morte o l’ergastolo, ma una condanna massima a 7 anni. Quindi il teatrino delle nostre istituzioni che ci hanno venduto la garanzia della non condanna a morte dei nostri marò come una conquista del governo italiano a fronte della quale era giusto rispettare gli accordi con l’India era una messa in scena. L’ennesima, si spera l’ultima. E speriamo che non sia una speranza vana.

 

Fonti: cronacaeattaualita / tgcom24 / leggo / quotidiano.net / ilgiornale / nuovavicenza

I Marò Ringraziano Le Elezioni

24 febbraio 2013 inviato da Staff
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Ci volevano le elezioni per riportare in Italia Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i nostri Marò confinati in India da oltre un anno, fatta eccezione per la breve parentesi delle vacanze di Natale, accusati della morte di Ajesh Binki e Gelastine, scambiati per pirati mentre erano a bordo della nave Enrica Lexie del Battaglione San Marco.

Quattro settimane di libertà che la corte suprema di New Delhi ha concesso ai due militari per permettere loro di espletare il diritto civile al voto.

Permesso Concesso Nonostante Le Opposizioni Indiane

 

Questa volta è servita la garanzia di Daniele Mancini, l’’ambasciatore italiano in India, che ha assicurato il ritorno dei marò entro i termini stabiliti.

E nonostante questa rassicurazione il vice procuratore dello Stato del Kerala P.P. Malhotra si è mostrato contrario alla concessione della licenza. I motivi della sua opposizione vertono principalmente sul fatto che a muovere al richiesta non sono stati direttamente i due militari. Tuttavia il Giudice ha ritenuto di poter accogliere la richiesta e ha concesso ai nostri militari 4 settimane di permesso in Italia per partecipare attivamente alle elezioni e per rivedere i propri cari.

Oltre alla garanzia dell’ambasciatore italiano, il giudice ha richiesto anche ai due fucilieri di firmare un affidavit relativamente ai loro obblighi nei confronti della giustizia indiana.

In una nota, Palazzo Chigi ha subito reso nota la soddisfazione per questa decisione che “rappresenta la conferma del clima di fiducia e di positiva collaborazione instauratosi con le Autorità di New Delhi, clima ulteriormente rafforzato dal ritorno in India dei nostri due Marò a seguito della breve licenza natalizia. È, questo, un altro importante segnale che lascia ben sperare in una positiva soluzione di questa complessa vicenda”.

I due fucilieri non sono più in regime di detenzione da alcune settimane, dopo che il 18 gennaio, la corte suprema indiana negò la giurisdizione del Kerala sul caso, affermando la necessità di istituire un tribunale speciale, in quanto l’episodio si svolse in acque internazionali.

L’istituzione di un tribunale speciale per l’India è un fatto del tutto nuovo: il ministero degli Esteri deve infatti chiedere a quello della Giustizia di designare i giudici per questo tribunale, per poi presentare nuovamente il dossier al massimo tribunale indiano per  l’approvazione definitiva.

Ad oggi Latorre e Girone godono del regime di libertà provvisoria su cauzione e risiedono in un hotel a New Delhi.

Mistero invece sui passaporti dei nostri marò. Il ritorno in Italia è stato infatti predisposto con un documento provvisorio perché i passaporti dei militari non si trovano più. Erano stati spediti al Ministero degli Interni ma al momento se ne sono perse le tracce. Così l’ambasciata italiana ha rilasciato due certificati ad hoc per permettere loro di rientrare in patria.

 

Fonte: ilmessaggero / repubblica / tgcom24

Marò. Un Anno Dopo

15 febbraio 2013 inviato da Staff
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E’ arrivato ormai anche il primo anniversario dell’uccisione dei due pescatori indiani che ha confinato Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri in servizio antipirateria sulla petroliera Enrica Lexie in India con l’accusa di avere ucciso Valentine Jalstine e Ajesh Binki, semplici pescatori indiani.

Un Anno Tra Rinvii E Polemiche

Da quel drammatico 15 febbraio 2012, giorno in cui a largo delle coste del Kerala vengono uccisi da colpi di arma da fuoco sulla loro barca i due civili indiani, si sono susseguiti processi, accuse, rinvii e contenziosi sulla giurisdizione del caso. Il tutto mentre, fatta eccezione per un congedo natalizio, i nostri marò sono rimasti prima detenuti in carcere e poi agli arresti domiciliari nel continente indiano.

Un passo importante è stato compiuto lo scorso 18 gennaio, quando la Corte Suprema indiana ha stabilito la non giurisdizione del governo di Kerala sul caso, in quanto l’episodio sarebbe avvenuto in acque internazionali.

Il processo è stato quindi affidato a un tribunale speciale che dovrà essere costituito a Nuova Delhi, il quale dovrà stabilire quale dei due governi, indiano e italiano, ha l’effettiva giurisdizione sul caso. I due marò si trovano attualmente a New Delhi, sotto la tutela dell’ambasciata italiana, in attesa di conoscere cosa sarà del loro futuro.

Nel caso in cui dovessero essere condannati, i due militari potrebbero poter scontare la loro pena in Italia, come scritto sul Times of India, facendo riferimento a un accordo siglato tra i due stai lo scorso 16 novembre, non applicabile però in caso di condanna a morte.

Troppi Punti Oscuri Ancora da Chiarire

Un vicenda questa dei marò che ha molti lati oscuri e molte anomalie che non troveranno mai un vero e proprio chiarimento formale. Come capita spesso in questioni del genere. nell’arco di questi 12 mesi, si è giustificato ritardi, posticipazioni e mancanza di risposte tirando in ballo addirittura una serie di commesse militari che riguarderebbero 12 elicotteri AgustaWestland e 126 aerei da combattimento francesi per un valore complessivo che supererebbe di poco i 15 miliardi di euro (20 miliardi di dollari).

La vicenda dei militari si inserirebbe in questo contesto come merce di scambio. Niente di tutto questo è mai stato provato o confermato. Di certo però è stato divulgato e questo basta a far riflettere.

 

FONTE: grnet / lettera43 / lavalledeitempli / iljournal

 

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“Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di natura sportiva significa non essere coerenti con lo spirito sportivo ”.

Foto: wakeupnews.it

Questo il gelido commento del Ministero degli esteri indiano alla vista della bandiera della marina militare italiana che orna le Ferrari di Alonso e Massa, partecipanti al Gran Premio, in segno di solidarietà per i nostri marò ancora osteggi del governo asiatico.

Pronta la risposta di Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari: “vogliamo dare solo un piccolo contributo, con grande rispetto delle autorità indiane, perché si trovi una soluzione attraverso il dialogo (…) La Marina è una delle grandi eccellenze italiane” .

In realtà a non apprezzare l’iniziativa non è stato solo il governo indiano; critiche infatti sono arrivate anche dai vertici del mondo della Formula Uno che vorrebbero la politica fuori dall’universo sportivo. La FIA – federazione Arbitro del campionato automobilistico – ha addirittura minacciato la società di Maranello di squalificarla “per violazione dei principi etici fondamentali delle competizioni sportive ”. Minaccia poi svanita in seguito a trattative velate tra le due parti.

La verità però è che nonostante le polemiche e il malcontento di alcuni – ma non certo di tutti – lo scopo è stato raggiunto: si è tornato a parlare dei marò, dimenticati dai mezzi di comunicazione da molte settimane ormai. A dispetto delle suscettibili istituzioni indiane, in Italia sono comunque molte, seppure poco pubblicizzate, le iniziative di solidarietà per la liberazione dei nostri connazionali; anche durante la commemorazione del 70^ anniversario della battaglia di El Alamein che si è svolta a Pisa, il Ministro Di Paola è stato accolto da cori e fischi che inneggiavano alla liberazione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da troppi mesi lontani dalle loro famiglia. Lo stesso Di Paola, visibilmente imbarazzato per un’accoglienza del tutto inaspettata ha voluto sottolineare che “questo non è il momento delle polemiche, ma della fiducia negli organismi internazionali e nella giustezza della nostra richiesta di giudicarli in Italia ”.

E tra fischi e polemiche, intanto le famiglie dei militari si accingono a fare il loro terzo viaggio in Asia e incontrare i due fucilieri confinati da 8 mesi a Kerala. Sulla vicenda giudiziaria, che vede i marò imputati per la morte di due pescatori indiani, pende invece l’ennesimo rinvio del processo di primo grado che è slittato nuovamente all’8 novembre prossimo. “Siamo allibiti e sconcertati – ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi – per il fatto che uno stato di diritto come l’India non riesca a esprimere con coraggio un giudizio in tempi rapidi che riporti a casa i nostri marò”.

A questo ennesimo e ingiustificato ritardo della giurisprudenza indiana, lo stato italiano pare aver preso una posizione più dura e senza ritorno parlando “di una serie di azioni a livello internazionale” che potrebbero aprire “sul piano legale una controversia tra stati ”.

 

Fonti: Il messaggero / La Stampa / Il Corriere

 

 

 

 

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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono sequestrati in India da più di otto mesi. Perché? Non si sa….sono stati accusati da sparare a due pescatori indiani, morti a causa di questi colpi, ai quali avrebbero scambiati per pirati. Ma sulla colpevolezza dei nostri marò, ad oggi, non si sa niente.

L’unica cosa che sappiamo è che le indagini sono piene d’incoerenze, il tribunale indiano rimanda una volta dopo l’altra le udienze e il governo italiano….beh, cosa dire, il governo italiano sta zitto e attende….fino quando dobbiamo attendere però…?

Il malessere tra marinai, soldati e società civile in generale cresce sempre di più causa l’immobilismo del governo sul caso di Girone e Latorre. A questo punto, forse bisognerebbe chiedere le dimissioni, voi cosa dite?

 

Ministri Italiani che non fanno nulla

Gruppo Fb: Ridateci i Nostri Leoni

Il Ministro degli Esteri non ha mai modificato il suo messaggio negli ultimi mesi, si è sempre mostrato fiducioso rispetto ad un pronto rientro dei marò che non è mai arrivato, inoltre ha sempre dichiarato la propria fiducia nelle autorità indiane….Fiducia? Ma che fiducia…..!!!!!

Il ministro continua a definire l’India come una “grande democrazia” . Complimenti.

In uno dei suoi ultimi interventi, terzi si è definito “sconcertato e allibito” in quanto non capisce come “uno Stato di diritto come l’India non riesca a esprimere con coraggio un giudizio in tempi rapidi che riporti a casa i nostri maro”. Forse proprio per questo motivo, è arrivato il momento di fare qualcosa.

L’India ha sempre mostrato un’attitudine di prepotenza in questa vicenda, ha sfidato fin dall’inizio tutte le leggi internazionali. Infatti, questo è uno dei punti maggiormente conflittivi nella vicenda: l’India considera che i due marò devono essere giudicati dai suoi tribunali mentre la UE e l’Italia difendono il contrario, visto che l’incidente è accaduto in acque internazionali.

Le leggi internazionali prevedono che i militari in missione all’estero, come nel caso di Latorre e Girone, godono d’immunità giacché al momento dell’incidente erano in servizio antipirateria in base ad accordi Nato. Oltre al codice sulle acque internazionali, a quello militare internazionale, a quello dell’Alleanza Atlantica e della lotta alla pirateria, l’India si e’ fatta (e si fa) beffe del fatto che Girone e Latorre sono stati sequestrati come Nuclei Militari di Protezione antipirateria (Nmp, Lg 130/2011), inseriti nei programmi Onu.

Visto che per noi, cittadini, è impossibile capire come siano necessari questi lunghissimi tempi per decidere dove processare i marò sarebbe buono che il nostro governo parlasse. Se c’è qualcosa che sta bloccando il rientro in Italia di Latorre e Girone, è arrivato il momento di dirlo, siano interessi economici, politici, ecc….Basta, i cittadini hanno bisogno e diritto a saperlo, soprattutto le famiglie che da 8 mesi desiderano abbracciare il loro cari a vederli tornare a casa.

 

 

Marò: 241 giorni sequestrati….

17 ottobre 2012 inviato da Staff
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…qui c’è qualcosa che non va!

Fonte: Scarpantibus

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Fonte: ANSA/ MARIA GRAZIA COGGIOLA

Rinviato di nuovo il processo contro i nostri marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. In realtà, non sorprende questa decisione del tribunale indiano: tra le indagini, le diverse incoerenze, le ferie dei giudici e altre circostanze strane, il caso è stato rinviato una volta dietro l’altra.
Infatti, Latorre e Girone, sono trattenuti dal 15 febbraio scorso, e da giugno, in libertà sotto cauzione.

 

Fate un po’ i conti? Non ci sono prove sulla loro colpevolezza, ma non è stato provato neanche che siano stati loro a sparare i colpi che avrebbero ucciso due pescatori indiani in acque internazionali vicino allo stato del Kerala, in India.

 
Il prossimo appuntamento è stato fissato per l’8 novembre, secondo l’agenzia Ansa. Dopo aver ascoltato brevemente gli avvocati delle parti, il giudice P.D. Rajan ha convenuto che nell’imminenza di una sentenza della Corte Suprema di New Delhi sul fondo della questione, il dibattimento a Kollam non può cominciare.
Le ultime notizia su questa vicenda sono dal 4 settembre scorso quando i giudici della seconda sezione del massimo organo giudiziario di New Delhi, hanno ufficialmente chiuso il processo annunciando il suo passaggio a sentenza. Questa, però, non è stata ancora emessa perché nel frattempo il giudice Kabir ha assunto la responsabilità di presidente della Corte Suprema indiana, secondo le stesse fonti.

 
Uno dei principali punti di dibattito nel caso dei due militari italiani è l’applicazione della legge internazionale o l’applicazione di quella indiana. La difesa legale dei due marò ha presentato finora due ricorsi per reclamare infatti l’applicazione della giurisprudenza internazionale, in quanto il reato è stato commesso oltre il limite delle acque territoriali indiane e mentre i militari erano in servizio a bordo di una petroliera italiana.

 

Fonti: ANSA / La Repubblica

 

 

Caso Marò: in attesa di sentenza

4 settembre 2012 inviato da Staff
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I ricorsi presentati dal governo italiano per invalidare il processo aperto contro i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, si trovano nella fase finale nella Corte Suprema di New Delhi. In questi ricorsi, l’Italia esige la liberazione dei due fucilieri e l’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), alla quale l’India ha aderito. Secondo questa normativa, Latorre e Girone dovrebbero essere giudicati in Italia in quanto l’incidente è accaduto in acque internazionali.

L’avvocato del Kerala ha sostenuto, di nuovo oggi, che l’Unclos non è applicabile in questo caso perché manca una legge applicativa indiana della stessa, secondo l’ANSA. Il rappresentante legale indiano ha cercato di dimostrare che nella vicenda può essere applicato il codice penale indiano per tutta l’estensione della Zona di interesse economico (200 miglia nautiche).

 

Dopo la pausa di mezza giornata, i giudici Altamar Kabir e J Chelameswar hanno accettato di concedere una replica al legale di parte italiana, Harish Salve, che era intervenuto la settimana scorsa nella prima udienza del processo. Dopo questo intervento i giudici dovrebbero fissare la data della sentenza.

 

 

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri della Marina Militare Italiana, si trovano trattenuti in India dal 15 febbraio scorso, giorno in cui sono stati accusati di omicidio per la morte di due pescatori indiani nelle acque dello stato indiano del Kerala.

 

 

 

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Foto: Ansa

Due giorni senza troppe novità nel caso dei due marò trattenuti in India da oltre sette mesi. Due sedute nelle quali si dibatte su quale dei due paesi, Italia o India, ha il diritto a processare i due marò. L’udienza continuerà oggi.

 
Due giorni in fila di confronti tra i rappresentanti legali dello stato indiano e i rappresentanti legali di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani trattenuti in India dal 15 febbraio scorso dietro l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani nelle coste del Kerala, non hanno servito ad avanzare verso la risoluzione del caso né la liberazione dei fucilieri.

 
La principale discussione, in queste due sedute, è stata riferita all’applicabilità o meno della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare (Unclos) nella vicenda.
Secondo l’art. 97 della Unclos, i due marò dovrebbero essere processati in Italia, il paese a cui appartiene la bandiera della nave coinvolta nell’incidente, la Enrica Lexie. Lo Stato Indiano invece, difende il suo diritto nel processo giuridico dei fucilieri e mantiene che l’incidente è accaduto in territorio indiano.
Secondo l’avvocato dei marò, Harish Salve, nella zona non è applicabile la giurisdizione dello stato indiano perché “le leggi indiane sono sottoposte alla Unclos (a cui Italia e India hanno aderito, ndr) e l’incidente in questione è avvenuto in acque contigue e non territoriali“. Inoltre, l’avvocato ha ricordato che “i marò godevano di una immunità totale derivata dalla funzione di protezione della nave loro affidata dallo Stato italiano”.

Latorre e Girone appartenevano ad u’unità del battaglione San Marco, della Marina Militare, con funzioni antipirateria.

 

Cosa dice l’India?

L’avvocato dello stato indiano difende, ovviamente, una posizione diversa. D’una parte ha difeso le attuazioni che finora sono state adottate dalle autorità indiane. Inoltre, considera che non è applicabile la Unclos: “Pensiamo – ha detto rivolto al presidente del tribunale n.2 della Corte, Altamar Kabir – che l’invocato articolo 97 della Convenzione che riguarda gli incidenti della navigazione non si applichi al caso di presunto omicidio“, come in questo caso.
D’altra parte, è rispetto all’immunità di Latorre e Girone, ha sottolineato che la nave è stata fatta entrare nel porto di Kochi con un artifizio e “in questo caso, ha ricordato, le corti di ‘common law’, incluse le ex colonie britanniche, applicano il principio ‘bene captus male detentus’, cioé giudicano, pur se la cattura é avvenuta in violazione di leggi internazionali”. E, aggiunge, l’India potrebbe applicare “la giurisdizione passiva, poiché i due pescatori uccisi erano di nazionalità indiana e la nave su cui si trovavano pure era indiana”.

Le autorità indiane accusano i due marò di aver ucciso due pescatori disarmati. Ad aprile, l’Italia ha pagato 190.000 dollari di risarcimento per ognuna delle famiglie delle vittime, che hanno lasciato cadere le accuse, ma il caso di Stato è proseguito.
Il dibattito continuerà oggi con la fine dell’intervento di Banerjee e l’arringa dell’avvocato del Kerala.
Bisogna ricordare che sono passati più di sette mesi dell’incidente e, da quel momento, i nostri marò sono trattenuti, in libertà sotto cauzione, in attesa di un processo che sembra non arrivare mai. I principali motivi, i continui rinvii, dilazioni e incoerenze che in tutti questi mesi ci sono state da parte delle autorità e gli investigatori indiani.
Fonte: ANSA / Reuters