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Salvo Cannizzo si è spento dopo molti anni di lotta contro il cancro 2.00/5 (40.00%) 1 Vota questo articolo

Salvo Cannizzo è morto. Il soldato, originario di Catania, era malato di cancro dopo essere stato in contatto con l’uranio impoverito in una missione in Kosovo. Negli ultimi anni aveva ripetuto pubblicamente il suo malessere per come era stato trattato dalle amministrazioni:  “Lo Stato ci ha abbandonato”.

 

 
Salvo Cannizzo aveva iniziato, pochi mesi fa, uno sciopero di fame per denunciare la mancanza di supporto dello Stato nei suoi confronti. Chiedeva aiuto e ricordava, costretto a vivere su una sedia a rotelle, che la sua malattia proveniva dal contatto con l’uranio impoverito in una missione a Kosovo tanti anni fa. Lo sciopero di fame non ha avuto nessuna risposta e lo stesso Stato è rimasto indifferente.

 
Nel 2009 ha fatto da guida alle telecamere di Report nel quartiere di Librino, portando alla luce incompiute e disservizi del comune di Catania. Sempre attento alle istanze dei più deboli, Salvo Cannizzo, appena tornato dal Kosovo, ha iniziato un percorso al fianco dei ceti meno abbienti. Irriverente, ribelle, ma soprattutto leale in quanto una delle ultime cose che ha detto prima di spegnersi è:  “Bisogna fare qualcosa per evitare che i miei compagni del battaglione S.Marco, che erano con me a contatto con l’uranio impoverito, muoiano nel silenzio dello Stato che ci ha abbandonato”.

 
L’ex militare lascia tre bambine, i funerali si svolgeranno stasera alle 16 presso la chiesa di S.Leone.

 
Fonte: LiveSicilia

Foto: Tutto sul sociale e non

 

 

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foto: mauro biani

Il nostro governo, sempre tanto sensibile, non solo prevede un taglio molto considerevoli per quel che riguarda le risorse del comparto difesa e sicurezza ma ha anche previsto un tagli di 11 milioni di euro per le vittime dell’uranio impoverito.

 

Nel testo si legge che “la dotazione del fondo destinata alle provvidenze alle vittime dell’uranio impoverito  è ridotta dell’importo di 10 milioni di euro per l’anno 2012”.

 

All’inizio, il fondo era superiore ai 21 milioni di euro, di cui 9 già erogati, su oltre 600 domande di risarcimento da parte dei familiari di militari e civili impegnati nelle missioni italiane ammalati o morti per gli effetti letali dell’uranio impoverito.

 

Questo dimostra la sensibilità di un governo che taglia e riduce, secondo me, senza nessun criterio.

 

Proprio in questi giorni, un ex appartenente al Battaglione San Marco della Marina Militare, costretto sulla sedia a rotelle a causa di un tumore al cervello per usare proiettili di uranio impoverito, si è incatenato davanti alla sede catanese dell’Ars. Salvo Cannizzo era in missione a Kosovo quando si è ammalato e ora, gli restano solamente 6 mesi di vita. Parliamone.

 

Assicura e denuncia non aver ricevuto nessun tipo di aiuto dalle istituzioni e dal mondo della politica. “Fino a qualche mese fa ricoprivo un incarico civile per il Ministero Della Difesa, dal quale oggi ricevo una pensione di 769 euro. Una miseria, poiché 350 sono destinati alla mia ex moglie e che con gli altri devo mantenere la mia nuova famiglia e pagarmi le cure”.

 

Sicuramente per Cannizzo i soldi non sono tutto e il problema è molto più grave ma non possiamo dimenticare, né noi né i nostri politici, che i militari malati sono tanti e che le storie sono reali, sono drammi e non numeri.

Uranio Impoverito, 4.000 malatti tra i militari

18 aprile 2012 inviato da Staff
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I familiari dei militari deceduti in servizio criticano l’occultazione di morti per contaminazione di uranio impoverito, infatti parlano di circa 4.000 casi che sono stati indennizzati “solo parzialmente”. Il presidente dell’Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate Nelle Forze Armate (Anavafaf), Falco Accame, considera che “tra il personale militare deceduto al servizio del Paese non deve esistere una divisione tra personale ‘da mostrare’ e personale ‘da nascondere’ ”.

Sarebbero, infatti, circa 4000 i casi di contaminazione da uranio impoverito tra il personale militare in servizio.
Tale tesi si basa sulle risultanze dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Lanusei (Ogliastra), fondata sullo studio delle ossa di 12 pastori che lavoravano sui pascoli nell’area del poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra, morti negli anni scorsi.

Peccato che di questi 4000 non ne facciano parte anche i militari in congedo che hanno lasciato il servizio e tutti i civili.

C’è da considerare poi il fatto che tale somma prende come data di partenza il 1991, quando in realtà il pericolo è partito da molto prima.
Fin dagli anni ’70, infatti, il personale militare si è sempre esercitato a mani nude, senza alcun tipo di protezione.

Tale fenomeno è di “assoluta gravità”  continua Accame; deve venire alla luce ciò che fino ad oggi è stato  tenuto ‘nascosto’.
Tutta la situazione deve essere presa finalmente in seria considerazione e i familiari delle vittime devono essere risarciti, come è giusto che sia; non è, infatti, assolutamente giusto che  la morte di un figlio o padre siano sostituita solamente con indennizzi parziali.

Con la mozione presentata di recente alla Commissione Difesa della Camera si spera, finalmente, nella risoluzione del problema.

 

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