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Regolamento Pensioni. Mai Tanto Lontani Dalla Riforma 2.56/5 (51.11%) 9 Vota questo articolos

 

Il tema delle pensioni è uno di quelli più scottanti e che legislatura dopo legislatura, governo dopo governo, è stato cambiato radicalmente nei modi e nei termini in base alle categorie di lavoratori. Districarsi in questo labirinto di norme emanate e non tutte attuate sono davvero difficile.

Proveremo a farlo insieme in questo articolo.

regolamento pensioni militariIniziamo con il precisare che l’esercito, il comparto sicurezza e il soccorso pubblico non sono direttamente coinvolti dal decreto legge “salva Italia” n. 201 del 6 dicembre 2011. Tuttavia l’articolo 24 al comma 18 risulta uno dei più importanti perché implica il tenere conto delle singole peculiarità ed esigenze del personale di settori come Forze armate, Arma dei Carabinieri, Corpo della guardia di finanza, Forze di polizia a ordinamento civile – Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Purtroppo però, non essendo ancora stato adottato questo regolamento, per ciò che concerne le pensioni dell’esercito si continua ad applicare i requisiti tuttora in vigore. La mancata approvazione di questo decreto, slittata un numero indicibile di volte e per i più disparati motivi, secondo il segretario del Partito per la Tutela dei Diritti dei Militari e Forze di Polizia, Marco Comellini, sarebbe dovuto essere abbandonato per lasciare spazio a una nuova normativa. Questo in effetti si è realizzato con il governo Letta, che alla prospettiva di un bombardamento di ricorsi davanti al tribunale amministrativo ha preferito fare marcia indietro e ricominciare daccapo.

 

Quello Che Di Certo Esiste Sulle Pensioni Dei Militari

 

Non essendoci ancora alcuna riforma in procinto di essere approvata, per ciò che riguarda le pensioni del personale militare e delle forze armate, si continua a fare riferimento al sistema pensionistico relativo al 2004—007 che imponeva il limite di età anagrafica che poter accedere al regime previdenziale in 60 anni.

Tuttavia a partire dal 2018, l’accesso alla pensione di vecchiaia per sottufficiali, graduati e militari di truppa salirebbe fino al compimento del sessantaduesimo anno. Per la pensione di anzianità invece è necessario raggiungere il traguardo dei 42 anni e tre mesi di contributi.

Facendo un passo indietro e tornando a parlare dell’età pensionabile dei militari, le associazioni di categoria dl settore non ritengono sia logico né razionale adeguare l’età pensionabile del personale del comparto sicurezza con quella del resto del mondo del welfare: come si può mandare in piazza a fronteggiare ragazzini ventenni, dei militari di 50 o 60 anni? Sarebbe una decisione controproducente rispetto al servizio da svolgere e se ne pagherebbe in termini di incolumità dei soggetti.

Rimane poi ancora aperta la questione dell’ausiliaria, altro tema scottante su cui istituzioni e categorie faticano a trovare un punto d’incontro.

La verità è che se l’estate sta scorrendo bollente e afosa, l’autunno, con queste basi, non si preannuncia meno rovente.

 

 

fonte: businnessvox / ficiesse / ilnuovogiornaledeimilitari

 

 

 

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Stipendi Soldati. Difficile Non Perdere La Speranza… 2.20/5 (44.00%) 5 Vota questo articolos

Questa spending review e questa crisi stanno mietendo più vittime della più brutale delle guerre. Imprese che chiudono i battenti, pensioni ridotte all’osso e stipendi sempre più bassi. Non certo segnali ottimali se si vuole far riprendere l’economia.

Specialmente per quanto riguarda le retribuzioni. In questo articolo ci vogliamo concentrare sugli stipendi soldati, un comparto  che svolge compiti all’apparenza di poca praticità per il cittadino comune ma che di fatto ci permette di far fronte a situazioni naturali disastrose interne come terremoti e di portare aiuto in collaborazione con altri stati in territori di guerriglia. Come sta accadendo per l’Afghanistan, l’Iraq e molte altre zone difficili del mondo.

 

stipendi soldati

 

Ma anche il lavoro all’interno dei confini dello stato è di fondamentale importanza. L’esercito infatti  interviene a supporto della Protezione Civile in caso di calamità naturali e collabora spesso per il mantenimento della sicurezza interna dello Stato.

 

Pensare che gli stipendi soldati non vengono distinti per la specificità del ruolo, ma vengono fatti rientrare nel calderone dei tagli e delle tasse è triste oltre che profondamente ingiusto. Non che si possa ritenere giusta una riduzione di retribuzione in qualunque settore pubblico, ma nel comparto sicurezza, le decurtazioni fanno ancora più male.

 

La situazione delle retribuzioni per i dipendenti pubblici nella quale rientrano anche gli stipendi soldati è bloccata dal 2010 e lo rimarrà almeno fino al 31 dicembre prossimo. Questo per il comparto sicurezza riguarda qualcosa come 10.000 militari impegnati in missioni internazionali e in affiancamenti a carabinieri e polizia nel mantenimento dell’ordine pubblico.

 

Parlando di stipendi soldati non si può non parlare di numeri.  Un caporale maggiore in servizio permanente guadagna circa 1.250 euro al mese, un pari grado non in servizio permanente solo 900. Nel caso di promozione lo stipendio non varierebbe di un centesimo. Stesso discorso vale anche per gli ufficiali. Dunque avanzamenti di carriera, responsabilità e personale più o meno numeroso sotto il proprio comando, non incidono minimamente sugli stipendi soldati.

Il fatto che non si vedano scendere in piazza i nostri militari, sebbene ne avrebbero tutti i diritti, è un sollievo e la riprova del fatto che sono un comparto responsabile e totalmente devoto allo stato e alle sue scelte, anche quando queste sono penalizzanti per loro stessi; il loro delicato ruolo sociale gli impedisce di protestare come tutti gli altri dipendenti pubblici. Anche di questo bisogna tener conto prima di trattarli come semplici dipendenti statali.

 

 

Fonte: ilgiornale / lanotiziagiornale / formiche

 

 

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Articolo scritto da Gunny

 

In questo clima da campagna elettorale, dove ogni rappresentante spara le proposte più assurde, tutti hanno un comune denominatore al punto DIFESA: ridurre le risorse destinate al comparto passando per la riduzione degli F-35, delle strutture adibite a caserme, razionalizzazioni di personale (termini assurdi), riduzioni di benefici ed elevazioni dell’età pensionabile, disconoscimento della specificità ed altre riforme. Mah!? Una volta agli elettori, In campagna elettorale, non si promettevano “mari e monti”? Ed in effetti lo si fa con tutti, mai come stavolta il fenomeno propagandistico in cambio di un voto di favore è stato così accentuato! Però il conto non mi torna, i militari non sono elettori? Come mai sono comune denominatore di tutti i programmi elettorali ma solo a loro svantaggio. Chi da una parte propone riduzioni perché deve far contento il popolino antimilitare per eccellenza, e chi dall’altra vanta la difesa degli operatori del comparto ma nello stesso tempo è stato il fautore delle ultime riforme “ammazza-Difesa” nascondendosi dietro il governo tecnico.

 

Non ci difende nessuno

Nel mezzo chi quelle riforme le ha applicate indiscriminatamente, ponendosi il problema del subito, e dopo vanta tra le fila degli eleggibili, chi queste categorie le dovrebbe difendere(Organi di Rappresentanza COCER). C’è qualcosa che non torna!! Nessuno ha messo nel programma difesa oltre le penalizzazioni del comparto in termini di risorse assegnate, i diritti degli operatori del settore, nessuno si è interessato se questi militari hanno dei bisogni o hanno una voce che merita di essere ascoltata! Quasi come se non ci fosse bisogno, siano una ristretta minoranza, non siano degni di ascolto, o non sia motivata alcuna loro esternazione.

Continuo a non riuscire a fare i conti:

  1. Circa 200.000 operatori solo nelle Forze Armate senza contare le Forze di Polizia tutti maggiorenni e quindi elettori ;
  2. Più della metà hanno già una famiglia con mogli tutte maggiorenni e quindi elettrici  che inevitabilmente hanno gli stessi bisogni dei mariti;

Foto: Bologna.repubblica.it

 

Vogliamo dire 300.000 voti? Chi può vantare un seguito simile così compatto con poche proposte comuni? Eppure nessuno dei  rappresentanti politici pone l’attenzione sulle voci di questi cittadini. I militari sono un simbolo, vengono trattati e maltrattati in quanto tali ma non hanno voce ne volto, solo una divisa vuota di sentimenti, e vita quotidiana. Il fatto che più non mi torna è come a nessuno di lor signori candidati politici sia venuto in mente che agendo in questa ed insindacabile unica direzione la divisa si stia svuotando di significati per chi la indossa, cosa pericolosissima in un clima già poco disteso per la crisi economica.

 

Riforma: conseguenze penalizzanti per i militari

 

Con le ultime riforme i militari devono lavorare fino a 66anni(e la specificità?), possono essere spostati di sede in 5 giorni con rispettiva famiglia, senza un giusto indennizzo causa chiusura del reparto o riarticolazione delle F.A. (questi ultimi provvedimenti adottati in sequenza cronologica “svizzera” ed in silenzio ed anche di corsa), non avranno un ricambio generazionale per chissà quanti anni(riduzione e quasi-blocco delle assunzioni).

Però in compenso cito testualmente“Preferisco avere un uomo o una brigata in meno ma poter chiedere una uniforme nuova o avere l’opportunità in esercitazione di sparare senza problemi di munizioni. E preferisco avere un F35 in più e intervenire per la salvaguardia dei miei uomini quando sono sotto il fuoco nemico e dargli la possibilità di tornare a casa con le proprie gambe piuttosto che dentro una bara avvolta con il tricolore*”.

 

Già perché casomai in Italia chi comanda un’azione militare avrebbe l’ardire di ordinare ad un F-35 di sparare in soccorso di un soldato di 60anni che ha difficoltà a fare un rastrellamento o che è rimasto intrappolato in una buca perché non ha più i riflessi di una volta! O per caso chi acquista le uniformi è aggiornato sulle esigenze del militare italiano moderno o del suo bisogno di equipaggiamento! Ma chi volete prendere in giro con i vostri ghiri-gori?

Non sono stati in grado di proteggere 2 Marinai che assolvevano il compito loro assegnato figuriamoci se ordinano ad un aereo di far fuoco! Restituite dignità a chi indossa l’uniforme tutelandoli come meritano e come si fa negli altri paesi. I militari moderni vanno in missione e vedono i propri colleghi di altre nazioni(tutti ventenni) venerati in patria, mai discussi, simbolo del loro paese. A confronto in Italia quasi ci si vergogna ad indossare una divisa, vedendo tutto ridotto ad un F-35 o ad una caserma che costa troppo tenere in vita, un equipaggiamento ritenuto costoso ed inutile o ancora una pensione dignitosa a 56anni.

Se invece si vuole considerare i militari privi di specificità e quindi cittadini con pari doveri ed oneri sociali oltre che istituzionali lo stesso si deve fare per i diritti, quindi concedergli voce di protesta tramite sindacati ed organizzazioni, forme di tutela riconosciute, facoltà di scegliere se svolgere attività lavorative parallele tanto per citare alcuni dei diritti attualmente proibiti.

*Fonte: Gianfranco Paglia Blog

 

 

Articolo scritto da Gunny

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Diritti Militari: Come Richiedere la Cessazione degli effetti delle sanzioni disciplinari 2.67/5 (53.33%) 3 Vota questo articolos

Diritti Militari: Cessazione degli effetti delle sanzioni disciplinari di corpo.

Un nuovo decreto del Ministero della Difesa permette ai militari di chiedere la cessazione di ogni effetto delle sanzioni di corpo trascritte nei documenti personali  se sono passati almeno due anni dalla data della comunicazione della sanzione. Uno dei requisiti e non aver riportato nuove sanzioni disciplinari.

Dopo la presentazione dell’istanza per i diritti militari per la cessazione degli effetti, le autorità militari avranno sei mesi di tempo per decidere. In caso di accoglimento dell’istanza, le annotazioni e gli effetti relativi alla sanzione inflitta saranno eliminate.

Il ministero ha precisato che è possibile chiedere i diritti militari per la cessazione degli effetti delle sanzioni disciplinari di corpo inflitte a decorrere dal 1 gennaio 1980, in quanto per quelle precedenti è operante il condono di cui alla legge 20 maggio 1986, n.198.

 

Diritti Militari: Come Presentare le Istanze

 

È possibile presentare la richiesta dopo due anni, di servizio effettivo,  di buona condotta dalla comunicazione dell’ultima punizione.

I militari interessati devono presentare la domanda, in carta semplice (allegato B), al Direttore Generale per il Personale Militare. L’ente per il quale presta servizio dovrà istruire la pratica, controllare la documentazione allegata e inviare la richiesta all’autorità gerarchica superiore che a sua volta, esprimerà il proprio parere e provvederà a inviarla alla Direzione Generale per il Personale Militare (entro 60 giorni della presentazione da parte del militare interessato).

 

Documentazione da allegare alle Istanze

 

diritti militari-          Documenti relativi alle sanzioni di corpo subite (in una sola copia autenticata)

-          Copia del frontespizio matricolare

-          Specchio riepilogativo (allegato C) per accreditare le qualifiche riportate durante gli ultimi dieci anni, pendenze penali, procedimenti penali e ricompense conferite.

-          Opinioni delle Autorità Gerarchiche competenti (allegato D e allegato E)

 

A chi spettano questi diritti militari?

 

Tutti i militari in servizio possono aderire a questi nuovi diritti militari tranne i carabinieri, per i quali ha la competenza il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.

 

Chiarimenti

 

Se l’istanza viene accolta, le autorità responsabili della conservazione dei documenti personali dei militari elimineranno, secondo le normative, le annotazioni relative alle sanzioni disciplinari di corpo. Altrimenti, se l’istanza viene respinta, i militari interessati avranno la possibilità di presentare di nuovo la richiesta dopo due anni di servizio effettivo. Sempre che in questo periodo non abbiano subito nuove sanzioni disciplinari.

 

Moduli

Scarica qui il modulo per la presentazione dell’Istanza:  Allegato B

Specchio Riepilogativo: Allegato C

Foglio Parere Comandante di Corpo: Allegato D

Foglio Parere dell’Autorità Gerarchica: Allegato E

 

 

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Diritti Militari e diritti politici dei militari: Se la sentenza del TAR Umbria non era bastata a far passare il concetto, arriva a supporto anche quella del TAR Veneto. Stesso teatro, cambiano gli attori ma non la trama.
Nel primo caso era il carabiniere scelto Guido Lanzo, entrato in un ruolo di responsabilità nel Partito Popolare sicurezza e difesa. Nel secondo caso è il maresciallo Vincenzo Bonaccorso, entrato anche lui all’interno del Partito appena citato.
Entrambi i militari sottoposti dalla linea gerarchica a provvedimenti disciplinari per la loro attiva partecipazione politica.

 

Diritti Militari: Cosa dice la Costituzione?

diritti militariEntrambe le sentenze a favore dei militari sulla base dell’ingenuo principio secondo il quale ”il comportamento di attività politica e partitica del singolo non può automaticamente rilevare ai fini della violazione del principio di estraneità alle competizioni politiche delle Forze Armate ”.
E in effetti se si riflette un attimo sui diritti militari, basta leggere la nostra costituzione, che accertarsi che ogni cittadino, senza distinzione di ruolo sociale, può e deve esercitare il proprio diritto politico attivo o passivo; nel dettaglio l’articolo 49 recita così: “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

 
Per completezza, rispetto i diritti militari, va citato però anche l’articolo 98 della stessa costituzione: “si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero”.

 
Al momento nessuna legge ad hoc è stata approvata dal parlamento italiano che limiti l’esercizio dei diritti militari e politici ai soldati, dunque l’idea diffusa che “per ruolo” questi non possano iscriversi a un partito o esercitare in forma attiva la politica è falsa e senza fondamento.

 

Diritti Militari: Codice dell’Ordinamento Militare

Fin qui abbiamo parlato della costituzione. Ma per i militari, importante quasi come la costituzione è il Codice dell’Ordinamento militare riguardo i diritti militari. E in questo ambito sono due gli articoli di tale codice che vanno ricordati: l’articolo 1350 (che stabilisce in quali occasioni il militare deve attenersi al regolamento) e l’articolo 1483 (Esercizio delle libertà in ambito politico) .

 
In nessuno di questi due articoli sui diritti militari, così come in nessun altro articolo del regolamento esiste una norma che vieta l’iscrizione ai partiti politici. Ben lungi però dalle gerarchie militari l’idea di sfatare ogni dubbio in proposito garantendo piena libertà ai sottoposti. Meglio non pubblicizzare troppo questo genere di libertà, è una di quelle che potrebbe risultare deleteria per la prassi di subordinazione militare.