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I nostri marò devono rimanere nelle carceri indiane fino al 26 luglio perché i giudici indiani vanno in ferie. Per ché non mi sorprende questo nuovo rinvio? Forse perché siamo abituati. È dal 15 febbraio scorso che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in prigioni senza neanche una prova che giustifichi la loro responsabilità nel caso.

 

Tributo ai due marò, realizzato per Clarissa (fonte: Marina Militare)

La Corte Suprema di New Delhi ha deciso di aspettare fino il 26 luglio per decidere sul ricorso presentato dal governo italiano in merito alla giurisdizione che deve essere applicata ai due soldati. Esiste una lotta tra i due paesi implicati: il governo italiano, con il supporto della UE, considera che i fatti sono accaduti in acque internazionali e i due fucilieri devono essere processati in Italia, mentre il governo indiano mantiene di avere la competenza. Secondo quanto riporta il quotidiano «Times of India», ai due militari italiani deve essere applicato il codice penale indiano perché l’ incidente sarebbe avvenuto all’interno delle 200 miglia nautiche dalle coste indiane e non in acque internazionali. Inoltre, i due militari fanno parte di una unità internazionale anti pirateria e si trovavano a bordo di un mercantile battente bandiera italiana.

 
Dal 15 febbraio scorso, le decisioni riguardo la situazione dei marò sono state rimandate in continuazione per diversi motivi. Ora, ancora una volta, loro resteranno in carcere per il “chiuso per ferie” del sistema giudiziario indiano.

Nel frattempo, cosa fa il governo italiano? Non voglio dire niente, ma di sicuro, poco.

Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha mostrato il suo ottimismo per il trasferimento dei due militari in un luogo diverso dal carcere di Trivandum dalla prossima settimana: “segna sicuramente uno sviluppo positivo, perché offre la possibilità di condizioni di detenzione molto migliorate, uscendo dall’istituzione carceraria”. Secondo il ministro, la decisione della Corte “offre anche la possibilità del prosieguo di un percorso giudiziario che apra veramente ad altre prospettive. Naturalmente – ha sottolineato il ministro – quella del ritorno a casa dei due marò è quella che ancora perseguiamo”.
Terzi ha riconosciuto che i tempi “non sono ancora rapidissimi” ma considera che il lavoro realizzato dai rappresentanti del governo italiano a New Delhi è “grandissimo”.

 
Intanto, i due marò si dovranno presentare fra tre giorni davanti al giudice di Kollam per la scadenza della carcerazione preventiva che potrà essere estesa fino al 19 maggio (quando scade il termine massimo di tre mesi dell’arresto preventivo). Secondo l’agenzia di notizie, ANSA, Per quella data la polizia dovrà concludere le indagini e formulare i capi di accusa. Speriamo.

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Il magistrato di Kollam, nello stato indiano di Kerala, ha dilazionato la carcerazione dei due militari italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, di altri 14 giorni con la scusa di necessitare più tempo per le indagini.
Secondo l’agenzia di notizie ANSA, il tribunale, che aveva già previsto questo prolungamento dei termini di custodia giudiziaria, considera che la polizia ha ancora bisogno di tempo per indagare sulla vicenda dei marò prima di decidere sul processo. Latorre e Girone sono prigionieri in India, dal 15 febbraio scorso, accusati dall’omicidio di due pescatori indiani ai quali avrebbero scambiato per pirati.
Nelle indagini ci sono state molte contradizioni, sia per la tempistica sempre troppo lunga ma anche per la dichiarazione di diversi testimoni che sono state modificate. Non positive sono le ultime novità in queste indagini in quanto i risultati della perizia balistica rivelano che a uccidere i due pescatori indiani sarebbero stati due fucili d’assalto modello Beretta, sequestrati dalla petroliera italiana Enrica Lexie, nella quale lavoravano i due marò arrestati.

 

Processo
Per quel che riguarda il giudizio, la vicenda sembra una lotta fra diversi paesi, l’India e l’Italia. Quest’ultima reclama un processo italiano visto che la nave si trovava in acque internazionali nel momento dei spari. L’India invece non rinuncia a volere processare i militari italiani in quanto le vittime erano indiane.

 

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Foto: Reuters

I marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, passeranno altri 14 giorni in carcere, su ordine del magistrato di Kollam in India. I due soldati sono stati arrestati il 20 febbraio scorso per aver ucciso due pescatori indiani ai quali ritenevano essere pirati. Da quel momento i due militari italiani sono in carcere, prigionieri nello stato di Kerala, dove cittadini e autorità hanno dimostrato nei giorni scorsi di essere abbastanza anti italiani.
I due militari, reclusi da una settimana nella prigione centrale di Trivandrum, erano stati arrestati il 20 febbraio. Oggi pomeriggio, all’Alta Corte del Kerala, a Kochi, è prevista l’ultima udienza per il ricorso italiano in cui si contesta l’applicazione delle leggi indiane in acque internazionali e contro militari in servizio antipirateria.
Le autorità pretendono processare i militari arrestati in India perché le due vittime sono indiante, ma il governo italiano e la Unione Europea mantengono che si tratta di un caso internazionale perché è successo in acque internazionali. In questo senso, esigono al governo indiano la trasferta dei due militari italiani per essere processati in Italia.
Ma qual è il motivo per il quale bisogna attendere ancora una decisione della magistratura indiana?
Alcuni giornalisti e rappresentanti politici considerano che il governo locale di Kollam sta utilizzando il caso per la sua campagna elettorale. Ma non solo, ci sono altri punti sui quali non c’è trasparenza, ad esempio il motivo per il quale la magistratura del Kerala si rifiuta di far eseguire le autopsie sui cadaveri dei due pescatori uccisi, delitto di cui sono accusati i soldati italiani?
Le relazioni tra l’Italia e l’India non stanno attraversando il momento migliore, ma le aziende italiane stano lavorando molto nel paese asiatico negli ultimi anni per cui si potrebbe anche pensare che la vicenda dei due marò nasconde interessi anche economici.
Se tra 15 giorni i due militari italiani non verranno liberati, forse il governo Monti dovrà prendere decisioni sulle priorità da salvaguardare: l’economia delle aziende italiane  o la dignità degli italiani.

 

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