Afghanistan. Ma Torneremo Mai A Casa?

18 luglio 2013 inviato da Staff
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Afghanistan. Ma Torneremo Mai A Casa? 3.17/5 (63.33%) 6 Vota questo articolos

 

Fa certamente meno clamore adesso di qualche anno fa. Per questo se ne parla poco, non fa più notizia. Ma in Afghanistan i nostri militari continuano a operare. E anche a rimanere feriti. Le morti invece, quelle sì, rimangono la notizia di quel solo disgraziato giorno.  Come quella del capitano Giuseppe La Rosa, ucciso a Farah in Afghanistan poche settimane fa.

 

Proprio sulla morte del capitano, durante un’interrogazione alla camera il ministro Mario Mauro ha sottolineato come  non sia possibile “azzerare completamente i rischi per i nostri militari, nonostante la validità delle procedure operative seguite e degli equipaggiamenti utilizzati“… Come a dire sono rischi imprevedibili del mestiere di soldato nelle sue missioni internazionali.

 

militari-italiani-afghanistan

 

E ancora in seguito ad una esplosione pochi giorni fa, mentre era di pattuglia ad alcuni chilometri da Bala Boluk,  alle 14.15 locali (le 11.45 italiane) lungo la strada n.517, nella provincia di Farah, un militare italiano è rimasto lievemente ferito al volto.

 

Dall’inizio di questo 2013 le vittime in Afghanistan sono cresciute del 24%, e un terzo dei caduti è stato ucciso per mano di forze anti-governative. L’unico dato positivo in questo massacro è che secondo fonti ufficiale delle Nazioni Unite, i talebani hanno aperto le porte a un dialogo con l’amministrazione in carica.

 

Sarà forse anche sull’onda di questa dichiarazione di intenti che il neo governo Letta, sebbene abbia sottolineato la progressiva risoluzione dell’organico italiano, che oggi tocca le 3100 unità con un ulteriore flessione dei prossimi mesi, ha anche confermato la volontà di proseguire la partecipazione alla missione Isaf in Afghanistan, concludendola secondo i tempi stabiliti nel 2014.

Quello che secondo il ministro degli esteri frena un ritiro anticipato delle nostre truppe dal territorio afghano verte su due binari imprescindibili: ”in primo luogo la necessità di non mettere a rischio la sicurezza dello stesso contingente, in una fase particolarmente delicata quale è sempre quella del ripiegamento, procedendo con il ritiro accelerato delle componenti operative. In secondo luogo l’indisponibilità sia di sufficienti vie di comunicazione nella regione, sia di vettori aerei, navali, terrestri per la concomitante richiesta di tutti i Paesi della coalizione internazionale”.

 

Questo significa principalmente che il passaggio di consegna tra le il contingente internazionali e le forze governative non è ancora concluso e fino alla fine di questo processo di transizione l’Italia non abbandonerà il paese.

Non solo. Ma anche dopo il 2014 è intenzione del governo italiano proseguire con l’impegno in Afghanistan in termini di assistenza e addestramento alle forze afghane con la nuova missione che si chiamerà Resolute Support.

 

Ora se questa sia una bella o una brutta notizia lo lasciamo decidere a voi lettori. Il pensiero che questa missione di guerra travestita di pace abbia una fine ancora incerta, turba i sonni di molti italiani. Sia qui che lì. Sia per coloro che la vedono come un lavoro, pericoloso, senza certezza, ma pur sempre un lavoro. Sia per coloro che la vivono come un inutile impiccio internazionale dal quale non usciremo mai.

 

 

Fonte: repubblica / ilmessaggero / nocensura /articolotre

 

 

Per non dimenticare…..

17 settembre 2012 inviato da Staff
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Per non dimenticare….. 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Il 17 settembre 2009 esplose un’autobomba al passaggio di un convoglio di militari italiani in Afghanistan. Nell’attentato perderono la vita i soldati Davide Ricchiuto, Roberto Valente, Matteo Moreddu, Giandomenico Pistonami e Antonio Fortunato, di stanza al del 186° reggimento Paracadutisti Folgore e altri 4 rimasero feriti.
Un anno dopo, precisamente, morì Alessandro Romani appartenente al 9° reggimento d’assalto Col Moschin, durante uno scontro a fuoco con i talebani. Questo è un omaggio a tutti loro, perché non possiamo dimenticare quelli che hanno dato la vita per la nostra bandiera.

Afghanistan solo andata: omaggio ai caduti

14 settembre 2012 inviato da Staff
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Dall’inizio della missione Isaf in Afghanistan, nel 2004, più di 50 soldati italiani hanno perso la vita nel territorio afghano. Ora c’è la storia di tutti loro ma anche di quelli che hanno deciso di combatterla: “Afghanistan solo andata”, scritto da Gian Micalessin per la Cairo Editore.

 
In questo libro, l’inviato di guerra racconta non solo la morte di questi militari ma anche la storia della loro vita, chi erano e perché erano in Afghanistan. Dietro i nomi di tutti i caduti ci sono volti, ambizioni, desideri e sogni. Micalessin ha raccolto otto storie esemplari, che permettono di disegnare il profilo dei militari italiani impegnati in Afghanistan, qual è la loro missione.

 
Gian Micalessin, inviato di guerra che conosce l’Afghanistan da trent’anni, cerca con il suo libro di ridare voce a ragazzi che purtroppo abbiamo conosciuto soltanto dalle cronache della loro morte, ma che sono stati figli, mariti e padri. Perciò “Afghanistan solo andata” parla di vita e di ricordi di gioia , sempre dal rispetto per chi un sacrificio l’ha fatto, un sacrificio che non va dimenticato.

 

Fonte: Grnet

 

 

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

fonte: adnkronos

Nata in Italia la prima associazione per familiari e amici di soldati caduti in Afghanistan: “Caduti di guerra in tempo di pace” ed è stata presentata questa settimana. Il gruppo si pone come organo di partecipazione e collaborazione nei confronti di familiari e non come organo di protesta contro nessuno.

 

È quando ha dichiarato la presidente dell’Associazione, Annarita Lo Mastro, madre del caporalmaggiore David Tobini, (caduto a Bala Murghab nel luglio 2011). Inoltre, ha spiegato la nascita di quest’associazione come una necessità di condividere con altre persone “il dolore improvviso” che si sente quando succedono queste cose: “forse perché così è anche la vita, gli stessi familiari vengono lasciati con il proprio dolore e, proprio da qui – spiega – nasce l’idea che ha lo scopo di non lasciare nessuno da solo, ma aiutare i familiari dei caduti in Afghanistan offrendo loro un aiuto e una serie di iniziative culturali e di attualità che hanno proprio lo scopo di non dimenticare”.

 

L’associazione ha già in programma una serie di attività di promozione sociale e culturale, quali mostre fotografiche, concorsi di giornalismo aperti ai giovani, convegni e incontri sull’attualità. Ed è aperta all’adesione di chiunque senta il bisogno di farne parte.