Marò. Un Anno Dopo

15 febbraio 2013 inviato da Staff
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E’ arrivato ormai anche il primo anniversario dell’uccisione dei due pescatori indiani che ha confinato Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri in servizio antipirateria sulla petroliera Enrica Lexie in India con l’accusa di avere ucciso Valentine Jalstine e Ajesh Binki, semplici pescatori indiani.

Un Anno Tra Rinvii E Polemiche

Da quel drammatico 15 febbraio 2012, giorno in cui a largo delle coste del Kerala vengono uccisi da colpi di arma da fuoco sulla loro barca i due civili indiani, si sono susseguiti processi, accuse, rinvii e contenziosi sulla giurisdizione del caso. Il tutto mentre, fatta eccezione per un congedo natalizio, i nostri marò sono rimasti prima detenuti in carcere e poi agli arresti domiciliari nel continente indiano.

Un passo importante è stato compiuto lo scorso 18 gennaio, quando la Corte Suprema indiana ha stabilito la non giurisdizione del governo di Kerala sul caso, in quanto l’episodio sarebbe avvenuto in acque internazionali.

Il processo è stato quindi affidato a un tribunale speciale che dovrà essere costituito a Nuova Delhi, il quale dovrà stabilire quale dei due governi, indiano e italiano, ha l’effettiva giurisdizione sul caso. I due marò si trovano attualmente a New Delhi, sotto la tutela dell’ambasciata italiana, in attesa di conoscere cosa sarà del loro futuro.

Nel caso in cui dovessero essere condannati, i due militari potrebbero poter scontare la loro pena in Italia, come scritto sul Times of India, facendo riferimento a un accordo siglato tra i due stai lo scorso 16 novembre, non applicabile però in caso di condanna a morte.

Troppi Punti Oscuri Ancora da Chiarire

Un vicenda questa dei marò che ha molti lati oscuri e molte anomalie che non troveranno mai un vero e proprio chiarimento formale. Come capita spesso in questioni del genere. nell’arco di questi 12 mesi, si è giustificato ritardi, posticipazioni e mancanza di risposte tirando in ballo addirittura una serie di commesse militari che riguarderebbero 12 elicotteri AgustaWestland e 126 aerei da combattimento francesi per un valore complessivo che supererebbe di poco i 15 miliardi di euro (20 miliardi di dollari).

La vicenda dei militari si inserirebbe in questo contesto come merce di scambio. Niente di tutto questo è mai stato provato o confermato. Di certo però è stato divulgato e questo basta a far riflettere.

 

FONTE: grnet / lettera43 / lavalledeitempli / iljournal

 

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La penso così per diversi motivi: d’una parte sono convinta che il governo italiano non si è mai imposto come dovrebbe ma dall’altra considero che il fatto di accettare il pagamento di un indennizzo alle famiglie dei due pescatori morti significa assumere le colpe. Questo non va bene in quanto i due soldati italiani accusati non sono ancora stati processati.
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in carcere dal 15 febbraio scorso, lo stesso giorno in cui i due pescatori sono stati uccisi. Ma non ci sono prove che dimostrino che sono colpevoli, neanche una. Inoltre, ci sono incongruenze nelle perizie balistiche realizzate dalla polizia indiana ma anche nelle testimonianze dei colleghi delle vittime. Se a questo viene sommato il fatto che il proprietario del peschereccio ha deciso di non andare avanti con le accuse, per ché mai la Corte Suprema di Nuova Delhi continua a rimandare la liberazione dei soldati italiani?
L’ultimo rinnovo (per altri 14 giorni) è stato annunciato due giorni fa e, sinceramente, a questo punto non penso che sarà l’ultimo. Non ho più fiducia.
Bisogna dire che il Tribunale ha qualificato di “sfida al sistema giudiziario indiano” e un atto “non ammissibile che deve essere annullato” l’accordo in base al quale l’Italia ha versato 300 mila euro alle famiglie dei pescatori uccisi e 25 mila al proprietario del peschereccio Saint Antony in cambio della rinuncia dei beneficiari a presentare cause civili. Ma sembra poco coerente visto i soldi che sono stati chiesti anche ai proprietari della petroliera Enrica Lexie prima di farla disancorare.
E intanto, cosa ha fatto il governo italiano? Sicuramente poco, mi viene da pensare. Gli indiani stanno chiedendo sempre di più sia in termini di denaro che di violazione dei diritto poiché, al di là delle indiscrezioni filtrate alla stampa locale, gli inquirenti non sembrano ancora in grado di mostrare prove idonee a rinviare a giudizio i due marò.
Le parole del Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, secondo pubblica il blog panorama.it: “Ci sono paesi verso i quali battere i pugni sul tavolo ottiene effetti assolutamente opposti e si interrompe qualsiasi possibilità di una soluzione accorta e ragionata” in questo modo ha giustificato sicuramente l’approccio tenero (lo sa anche lui) del governo.

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Il giudice CS Gopinath dell’Alta Corte di Kerala, ha dichiarato che “l’uccisione dei due pescatori indiani ad opera dei due militari italiani a bordo della nave Enrica Lexie in India è stato un atto terroristico”.

Secondo notize.yahoo.com, queste dichiarazioni sono state realizzata dal giudice nel corso dell’audizione sulla richiesta di rilascio effettuata dai proprietari della Lexie. Inoltre, il tribunale ha segnalato che “ai due pescatori è stato sparato quando erano disarmati, senza nessun preavviso”.

 

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Primi dubbi sulla vicenda dei due marò italiani arrestati in India lo scorso 15 febbraio, il proprietario del peschereccio nel quale sono stati uccisi i due pescatori, dice ora che “il nome della nave ce l’ha detto la polizia, nessuna certezza che la petroliera da cui sparavano fosse l’Enrica Lexie”. Intanto però, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone restano in carcere.

 

foto: adnkronos

Lo scorso 15 febbraio due militari italiani sono stati arrestati in India accusati da aver ucciso a due pescatori indiani ai quali avrebbero scambiato per pirati. Da quel momento, è iniziato un lungo processo di indagini e negoziazioni tra i due governi implicati, che non è ancora finito e da quel momento i due militari sono in carcere. Il governo indiano pretende processare gli arrestati in india mentre il governo italiano e la UE considerano che Latorre e Girone devono essere giudicati in Italia perché la vicenda è successa in acque internazionali. Il tribunale di Kollah, dopo più di un mese, non ha ancora deciso su cosa fare e continuano le indagini ma ora c’è una novità: il capitano del peschereccio nel quale si trovavano i due pescatori uccisi non ha mai visto il nome della nave dalla quale si stava sparando.
Le dichiarazioni del capitano sono state pubblicate nel numero di Oggi, secondo Il Giornale.it, “noi non abbiamo letto il nome della nave. C’erano pallottole dappertutto, eravamo terrorizzati e abbiamo solo visto che era una nave rossa e nera. È stata la polizia, a terra, a dirci quel nome”. Quindi, mi viene da pensare che sono stati i poliziotti a decidere che l’imbarcazione da cui arrivarono i proiettili era la nave italiana.

Supporto della Marina Militare
L’ammiraglio Luigi Binelli, capo di stato maggiore della Marina Militare, ha ribadito in questi giorni ai due militari italiani che “non li abbandoneremo mai”. Inoltre, ha ricordato che “l’India non potrà dimenticare che il nostro team proteggeva l’equipaggio della nave, composto anche da 19 marinai indiani, né potrà dimenticare che proprio uomini del San Marco (di cui facevano parte Latorre e Girone) hanno contribuito qualche mese fa alla liberazione di alcuni tecnici indiani tenuti in ostaggio da terroristi nella zona di Herat, in Afghanistan”.