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“Da tempo ricevevo lettere con lamentele di giovani che per uno o due centimetri vedevano frustrato il sogno di indossare la divisa. Allora ho pensato che le selezioni non dovevano più avvenire in base all’altezza, ma considerando l’intera struttura corporea. Come avviene negli Stati Uniti e nella maggior parte dei Paesi europei ”.

 

È quanto affermato dal parlamentare sardo del Pdl Salvatore Cicu, ex sottosegretario alla Difesa, che insieme alla collega e corregionale Amalia Schirru  ha elaborato e presentato alle Camere la proposta, approvata pochi giorni fa, che di fatto elimina il criterio dell’altezza minima dai requisiti di reclutamento per poter entrare in un corpo militare. Si parla infatti di massa corporea e non più di centimetri permettendo di fatto “a tanti giovani il diritto e l’opportunità di realizzare una carriera militare ”.

 

Diversamente rispetto al passato infatti i corpi militari, senza distinzione, utilizzano mezzi e strumenti ad alta tecnologia che non necessitano di requisiti fisici precisi; dunque il vincolo altezza era è limite inutile e discriminatorio. Adesso invece a seguito di questa approvazione le nuove generazioni avranno una ulteriore opportunità lavorativa e professionale. Agli occhi di qualche parlamentare tradizionalista questa modifica non farà onore ai nostri soldati che al cospetto dei marcantoni americani e russi potrebbero perdere di credibilità se troppo bassi. Lo spunto di riflessione è d’obbligo: e allora i cinesi o i coreani?

 

Non li prendiamo sul serio perché sono bassi?

Ma polemiche a parte l’eliminazione di questo criterio fisico è stata accolta da tutte le parti politiche ed è stata approvata senza troppe discussioni: si è visto infatti in questo criterio un limite per i giovani che in questo modo invece potranno sfruttare un ulteriore canale lavorativo in un periodo storico che non offre moltissime opportunità.

 

 

 

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