Caso Marò: COMBATTIAMO IL SILENZIO

19 giugno 2012 posted by Staff
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Tra terremoto, IMU e insulsi decreti anticorruzione, chi si ricorda ancora di Latorre e Girone? Chi? Ah sì, i due marò ostaggi del governo indiano che ha misericordiosamente concesso loro la libertà su cauzione, in attesa di un processo iniquo che vede come capo d’accusa l’omicidio di due pescatori durante il servizio antipirateria, ovvero nel quotidiano svolgimento delle loro funzioni professionali.

 

Marò dimenticati

Nessun telegiornale ne parla più. Silenzio stampa. Per riservatezza e per permettere alle autorità di prendere accordi senza troppo clamore. Queste le scuse che giustificano un silenzio ingiustificabile su una vicenda tutt’altro che chiusa e che mette in serio pericolo la vita di due giovani uomini italiani.
E loro? Loro da quel posto lontano all’Italia ci pensano, ringraziano chi dimostra vicinanza e scrivono. Verba volant, scripta manent dicevano i latini. Sarà per questo che scrivono? Per far rimanere tracce indelebili dei loro pensieri? Può darsi. Speriamo invece che non lo facciamo spinti dalla soffocata paura di essere dimenticati…
L’ultima lettera in ordine di tempo è quella che i due marò hanno indirizzato a Tommaso Bruno e alla sua compagna Elisabetta Boncompagni, entrambi detenuti in un penitenziario indiano in attesa del secondo grado di giudizio del processo che li vede imputati.
Diverse le loro vicende. Paradossalmente della giovane coppia si conosce pochissimo in Italia, poco clamore, poca pubblicità.  Diverse anche le condizioni: i due marò sono attualmente liberi su cauzione. Molte però anche le somiglianze tra le due storie: la lentezza dell’iter giudiziario indiano, ad esempio, disseminato da intoppi e rinvii senza senso. La poca incisività della politica italiana  è un altro punto in comune tra le due vicende.
Nel caso dei marò, sono i cittadini italiani a muoversi e a non arrendersi al silenzio calato sui due connazionali. Lo hanno fatto presentando una petizione al presidente della commissione europea Josè Manuel Barroso con 4904 firme, chiedendo all’Europa (non all’Italia!) un intervento per  far rientrare a casa i due fucilieri facendo leva sul principio dell’immunità funzionale ovvero sulla impossibilità da parte di uno stato diverso da quello di appartenenza dei militari di attribuire responsabilità a titolo personale per un illecito che può quindi essere giudicato solo dagli organi competenti dello stato di origine e secondo il Diritto Internazionale.
Ma in tutto questo lo stato italiano dov’è? Cosa fa? Quali mosse? Le risposte a queste domande hanno tutte accezione negativa: non c’è. Niente. Nessuna. Lo stato italiano sembra inerme pedina della democrazia indiana che proprio dalla nostra Europa ha imparato a regola d’arte come nascondere i propri problemi interni: quale distrazione migliore da una crisi economica dilagante di due stranieri e di un pugno di ferro con l’Italia? E a noi cittadini grintosi e combattenti rimane l’amarezza dell’umiliazione e due connazionali ancora troppo lontani.

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