• Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

La Rete Italiana per il Disarmo considera “finta” la riforma della Difesa che ha annunciato questa settimana il Ministro Di Paola. “E’ un nuovo gioco di prestigio per fingere un cambiamento di rotta che nei fatti non esiste. In pratica, la montagna ha partorito il classico topolino”, ha dichiarato la Rete Italiana per il Disarmo.

Rete Italiana per il Disarmo

Il Ministro infatti ha dettagliato questa settimana le riduzioni previste nel piano della Difesa, nel concreto ”si ridurranno le brigate di manovra da 11 a 9, la linea dei mezzi pesanti (carri e blindo), la linea degli elicotteri ed un numero significativo di unità per il supporto al combattimento (artiglieria) e logistiche”. Per la componente marittima, ha proseguito, ”si contrarranno le linee delle unità di altura e costiera (i pattugliatori, ad esempio, si ridurranno da 18 a 10), dei cacciamine e dei sommergibili (da 6 a 4). Per la componente aeronautica si contrarranno le linee degli aeromobili per la difesa aerea e dei velivoli della linea aerotattica”.
Al riguardo, la Rete Italiana per il Disarmo ha affermato che si tratta di una “proposta che di nuovo ha poco o nulla, ma si preannuncia come una operazione di ripulitura con minime sforbiciate in pochi aspetti residuali senza portare un euro reale di risparmio nelle casse dello Stato”.
Il coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo, Francesco Vignarca, ha lamentato che “dopo la manovra ‘Salva Italia’, che ha chiesto pesanti sacrifici a tutto il Paese con tagli a pensioni, sanità e welfare ci saremmo aspettati un contributo anche dal comparto Difesa, specialmente con la soppressione di inutili e costosi sistemi d’arma come il cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter”. Inoltre, ha assicurato che “i soldi ricavati con il taglio di una parte del personale andranno invece solamente a coprire le maggiori spese previste per l’esercizio ed investimento”.
Secondo la Rete Italiana per il Disarmo, il riequilibrio tra i costi del personale (70%) e le altre voci di spesa militare non si configurerà come un dimagrimento dei fondi che lo Stato spende in questo comparto, sempre e stabilmente oltre i 21 miliardi di euro comprendendo anche soldi non inseriti nel bilancio del Ministero della Difesa. Con un vantaggio automatico e forte per l’industria a produzione militare e un assegno in bianco pronto ogni anno per pagare scelte di acquisizione di sistemi d’arma che una volta fatte vincoleranno il nostro Paese per decenni.
Per saperne di più:

- Rete Italiana per il Disarmo

- Difesa: nuove riduzioni di personale

Share and Enjoy


Leave a Reply