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Sembra che qualcosa si stia muovendo. Una petizione firmata da circa 5.000 italiani è stata inviata ieri alla Commissione dell’Unione Europea per esigere l’intervento delle autorità europee nella vicenda dei due marò arrestati in India. La petizione è stata promossa dal gruppo Facebook “Ridateci i nostri leoni” è sollecita alla UE che sostenga, a ”livello Internazionale la posizione dell’Italia come Stato Membro dell’Unione Europea, le cui forze militari hanno sempre operato in ossequio delle regole d’ingaggio della Nato e dell’Unione Europea”. La petizione chiede alla Commissione europea di prendere posizione sulla Legge di Bandiera (Convenzione UNCLOS) e sull’Immunità Funzionale nel caso dei due fucilieri di Marina, due punti controversi tra Italia e India, secondo l’agenzia ANSA.

 

foto: oggi

 

Inoltre, la petizione chiede il riconoscimento dell’immunità funzionale che ”consiste nell’impossibilità di attribuire delle responsabilità personali a militari comandati di servizio dallo Stato di appartenenza, in forza di una Legge di quello Stato ed in transito in territori di altri Stati. Tale principio impedisce a qualunque Stato di sottoporre a procedimento quei militari, in quanto organi di un altro Stato, per tutti quei fatti che scaturiscono dall’aver agito nell’esercizio delle proprie funzioni. Quindi un eventuale illecito compiuto dal Militare, nell’esercizio di tali funzioni, non può essere direttamente a lui attribuito nell’ambito del diritto penale di uno Stato, ma va imputato allo Stato cui appartiene nell’ambito del Diritto internazionale”.

 

In questo caso specifico, sempre secondo il documento ”è desumibile che la petroliera Enrica Lexie, battente Bandiera Italiana, al momento dell’attacco viaggiava a 22 miglia dalla costa, così come ribadito anche dalla Guardia Costiera indiana, trovandosi pertanto in acque internazionali. Dunque, ai fatti eventualmente accaduti a bordo di quella nave, andrebbe applicata la Giurisdizione Italiana. Ma ancor più evidente è che i Militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, insieme ai restanti quattro militari del Team di Sicurezza del Reggimento San Marco, erano imbarcati sul mercantile battente Bandiera Italiana in transito in spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria e tale presenza era pienamente in linea con l’articolo 5 del decreto-legge 12 luglio 2011, n.107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n.130″.

 

In questo senso, ai militari italiani non può essere attribuita nessuna responsabilità personale.

 

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