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L’epilogo della farsa che ha come protagonisti negativi l’Italia e l’india e che sta causando un danno enorme a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, appare ancora molto lontano dall’essere scritto. I nostri connazionali, tristemente noti per essere stati rinviati a giudizio in India, con l’accusa di aver volontariamente ucciso, nell’adempimento delle loro funzioni di protezione anti pirateria, due presunti pescatori scambiandoli per pirati, rischiano secondo le leggi indiane, l’ergastolo o la pena capitale. Il processo nei loro confronti si e’ aperto il 18 maggio davanti al tribunale penale di Kollam nello Stato del Kerala . Il rinvio al 10 luglio era d’obbligo, al 17 un diritto per ottenere la traduzione dei documenti processuali e la nomina di interpreti in Italiano, lingua agevolmente comprensibile ai due imputati che mal comprendono l’inglese, ma la svolta e’ stata davvero inaspettata: la Corte ha clamorosamente dichiarato, a dispetto di quanto sancito dalle norme sul giusto ed equo processo, che la legge Indiana non ritiene debbano essere tradotti in italiano gli atti del fascicolo in quanto, gli AVVOCATI, comprendono il malayalam e l’inglese. Orbene, l’art 14 comma 3 della “Convenzione Internazionale dei diritti civili e politici” sottoscritta e ratificata, anche dall’India, espressamente dichiara che all’IMPUTATO deve essere assicurata oltre l’assistenza di interpreti, anche il diritto di essere informato in lingua a lui comprensibile, della natura e dei motivi dell’accusa !!! Ma le disavventure per i nostri due marò non finiscono qui!! Innanzi alla Corte Suprema di Nuova Delhi pende un giudizio sulla dubbia costituzionalità dell’operato delle autorità Indiane riguardo l’arresto e l’incriminazione dei Nostri Militari che verrà celebrato il 26 luglio. Inspiegabilmente l’Italia, solo in questi giorni, ha presentato anche il ricorso per ottenere il riconoscimento della giurisdizione secondo le norme di diritto internazionale. Ma la notizia eclatante e’ che la discussione e’ stata rinviata all’8 agosto e non al 26 come logica avrebbe voluto, vista e considerata la connessione soggettiva e parzialmente oggettiva delle cause.

 

La delusione e’ tanta.

Nonostante le rassicurazioni poco e’ stato fatto e poco si sta continuando a fare.

 

Anche la Comunità Europea e’ assente. Sollecitata da 5000 italiani sottoscrittori di una petizione organizzata dal gruppo Facebook Ridateci i nostri Leoni, ha dichiarato che pur riconoscendo le ragioni dei sottoscrittori, non può intervenire attivamente trattandosi di una questione che deve essere affrontata da contatti diplomatici bilaterali Italia India.

 

Oltre alle conseguenze disastrose sul piano personale e familiare che questa situazione reca e recherà alla vita di due innocenti arrestati e processati in terra straniera, occorre valutare anche gli effetti negativi che inesorabilmente si ripercuoteranno sulle future missioni internazionali, e non solo e solamente quelle antipirateria: gli Stati nutriranno non poche perplessità nel concedere nuovi mandati, nel timore che in caso di incidenti, non vengano rispettati i trattati internazionali pur sottoscritti e ratificati. Inoltre, gli stessi Militari impegnati in missioni similari, non avrebbero la dovuta serenità nell’affrontare l’incarico, nell’incertezza dei possibili risvolti. Infatti, sin’ora il militare in missione rispettoso delle regole di ingaggio, nulla aveva da temere nell’ipotesi di incidenti. Attualmente, visto e considerato il precedente con l’India, il militare in missione non può più sentirsi tutelato e protetto nonostante il puntuale rispetto delle regole di ingaggio.

 

La situazione non è facile, il caso sembra diventare sempre più intricato vorremmo sentire maggiormente la solidarietà delle Istituzioni anche Internazionali, perché la violazioni delle norme regolatrici della vita della comunità degli Stati, intese a regolare il diritto al di sopra degli ordinamenti interni, non possono continuare a perpetuarsi nel silenzio di chi dovrebbe adoperarsi a farle rispettare.

 

I Nostri Militari devono avere la certezza di essere ancora protetti dalle norme internazionali, di origine antichissima ed applicate in virtù di consuetudine da secoli, prima di essere recepite in forma scritta nei trattati: norme che assicurano loro l’immunità per atti o fatti avvenuti nell’esercizio delle loro  funzioni.

 

Roberta De Luca -Ridateci i Nostri Leoni-

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