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Il ministro di Difesa, Giampaolo di Paola, difende una riforma del comparto difesa in Italia, in caso contrario, assicura che non sarà possibile continuare con le missioni nell’estero.
Negli ultimi giorni, il ministro ha visitato i militari italiani che si trovano in diverse missioni nell’estero per “avere il polso della situazione” dei nostri soldati che, principalmente, stanno lavorando nell’addestramento e l’assistenza agli eserciti pagani per fare in modo che essi possano essere in grado di assicurare la gestione e la sicurezza del loro territorio il prima possibile.

 

In un’intervista rilasciata all’Agenzia Parlamentare, Agenparl, il ministro ha affermato essere consapevole dell’importanza delle missioni internazionali ma considera che senza una ristrutturazione e una riforma non sarà possibile mantenere l’operatività e la capacità necessarie nelle missioni di questo tipo. “Se noi oggi possiamo sostenere questo sforzo è perché chi ci ha preceduto ha calibrato gli investimenti e le strutture in maniera tale per cui noi oggi possiamo ereditare i frutti di quel lavoro e quindi gestire queste operazioni. Per lasciare un’eredità di altrettanta operatività a chi si dovrà impegnare tra cinque, dieci anni, in un contesto finanziario più difficile, bisogna ristrutturare, riformare, concentrarsi per mantenere operatività e capacità”.

 

Riforma dello Strumento Militare

La riforma dello strumento militare, che include i tagli di personale, la riduzione di risorse e le modifiche nel sistema previdenziale, si trova in questo momento alla commissione di Difesa del Senato che dovrà approvarla prima di mandarla alla Camera.

 

La polemica per gli F35

Negli ultimi mesi, dal momento in cui è iniziata la discussione sui tagli previsti per la difesa, sono molte le forze politiche e i sindacati che hanno manifestato un’opinione negativa riguardo l’acquisto di cacciabombardieri F35 da parte della difesa italiana in un momento di difficoltà economica. In questo senso, considerano che si tratta di una spesa inutile. Rispetto a questo argomento Di Paola considera che si tratta di un investimento importante per garantire che, nel futuro, i militari italiani “siano in grado di fare con onore quello che il parlamento dirà loro di fare, così come noi oggi usufruiamo dell’investimento fatto dieci, quindi anni fa”.

 

 

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