Randio? Agli italiani quello scadente!!!!

6 settembre 2012 posted by Staff
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Foto: mondo.panorama

I costi previsti per le spese militari all’estero sono sempre stati fonti di aspre critiche da più parti, in particolare negli ultimi anni, con una delle crisi più potenti che si siano mai verificate dal lontano 1929.

 

Era dunque inevitabile che la spada della spending review non tagliasse anche in questo settore. Meno prevedibile era che i tagli colpissero addirittura la mensa. Precisiamo subito che chiaramente i costi del rancio destinato ai soldati sono a carico del ministero della difesa, dunque pagati con soldi pubblici, gli stessi soldi su cui si basano i tagli della spending review.

 

Spending Review Militari: Si risparmia sulla mensa?

È di pochi giorni fa infatti l’articolo pubblicato su L’Espresso che narra di un cartello affisso all’esterno di una mensa di Kabul utilizzata dai soldati in missioni, italiani e non, che reciterebbe “i soldati italiani qui non possono più mangiare”. A loro verrebbe destinata una succulenta tavola calda molto più economica, gestita da asiatici e che pare abbia già costretto alcuni commilitoni a ricorrere alle cure mediche per la mancata igiene utilizzata nella preparazione dei piatti.
La reazione del Ministero della difesa a questa notizia? Nessuna.

Silenzio tombale. Quasi a confermare mestamente la vicenda. Per dovere di cronaca va specificato che a Kabul esistono due differenti mense a cui possono accedere i soldati alleati, la prima gestita da una società olandese, la seconda da una società statunitense. Gli italiani hanno accesso a entrambe.

Da fonti vicine ai soldati, ma che non hanno trovato comunque conferma in nessun senso da parte del ministero della difesa la realtà che emerge è leggermente differente: pare che a esporre il cartello siano stati dei membri dello staff italiano con l’unico scopo di ricordare che è possibile recarsi anche nell’altra mensa disponibile. Ragione un po’ deboluccia soprattutto dato che non è stata confermata dal Ministero della difesa.

 

Mentre le istituzioni prudentemente tacciono, le rappresentanze dei soldati, COCER in prima fila, si indignano e sfogano in una lettera pubblicata su forzearmate.org, tutta la loro rabbia per l’ennesimo sopruso subito: “dopo 4 miliardi spesi per l’Afghanistan, la spending review delle Forze Armate, il precariato, adesso anche la mortificazione di trovare esposto all’ingresso delle mense americane la scritta “ i soldati italiani qui non possono più mangiare”, da italiani ci sentiamo “umiliati”, i nostri soldati sembrano destinati al vecchio motto di “cornuti è mazziati”, da liberi cittadini che amiamo questo paese è le sue istituzioni, auspichiamo che sia una nota ufficiale da parte dei vertici militari, in merito ha questo brutto episodio, che offende la dignità non solo dei soldati ma di tutta la Nazione. Non per ultimo siamo in attesa di un riscontro sull’episodio, da parte dell’organo ufficiale della rappresentanza militare ”.
Tutti i settori colpiti dai tagli della spending review si sono indignati ne più ne meno come quello militare, ma la differenza di fondo c’è: la totale assenza in qualche senso di una risposta ufficiale, di una nota, di un commento alla vicenda da parte dei vertici militari è disarmante e oltre a dare implicita conferma alla vicenda di per sé umiliate, rende ancora più amaro il boccone per coloro che ne subiranno le conseguenze.

 

 

Fonte: l’Espresso

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