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Più di 300 militari italiani torneranno dall’Afghanistan entro la fine dell’anno. È quanto emerge dal briefing del generale Dario Ranieri, comandante del contingente italiano nell’ovest dell’Afghanistan e del ministro della difesa Giampaolo Di Paola, durante la sua visita proprio nel paese asiatico di pochi giorni fa. Come a dire, La Torre e Girone forse no, ma almeno molti altri in Italia ci torneranno.

 

Fonte: oggi.it

Ennesimo colpo basso per i due marò italiani con il posticipo della sentenza della Corte Suprema indiana e con l’inutile rabbia del governo italiano che, a cose fatte, tira fuori orgoglio e promette di proseguire “con immutato vigore la propria azione volta a far prevalere le proprie ragioni e a riportare così in Italia quanto prima i due militari del Battaglione San Marco”.

 

Ennesimo colpo basso per l’Italia in ambito internazionale. Un colpo basso che come un boomerang ci colpisce proprio lì, in uno dei nostri punti deboli: la lunghezza dei processi e delle sentenze.

 

Ma non è tempo per indignarsi o cercare spiegazioni al comportamento davvero poco collaborativo delle autorità indiane in merito a questa vicenda giudiziaria. È tempo di agire, non di minacciare; è tempo di mettere in campo, non di gridare dal balcone. È tempo di far valere tutto il nostro peso internazionale. Se ne abbiamo ancora uno.

 

Di certo tutto il valore e l’orgoglio degli italiani è rappresentato proprio dai nostri Latorre e Girone che, dalle parole del commissario Ajith Kumar, che ha guidato l’inchiesta sull’incidente in cui i due fucilieri sono accusati di aver ucciso due pescatori indiani, scambiandoli per due pirati, hanno avuto un comportamento “irreprensibile” durante tutto il periodo di detenzione.

 

È proprio su questa base che ha preso piede la domanda di licenza presentata lo scorso 14 dicembre dai due marò attraverso l’avvocato P. Vijaya Bhanu per poter espatriare per due settimane; tra i documenti a sostegno della richiesta ci sono tre dichiarazioni giurate, di cui, due sono degli imputati, mentre la terza è del console generale a Mumbai, Giampaolo Cutillo, in nome della Repubblica Italiana.

 

Dunque l’agonia continua. Sarà l’ennesimo schiaffo in faccia oppure arriverà una carezza leggera e i due fucilieri potranno finalmente abbracciare i loro familiari e il loro paese? Vedremo. Meglio non fare previsioni, meglio non sperare neanche. Meglio rimanere “tra color che stan sospesi”, in questo interminabile limbo e attendere con pazienza. Forse questa volta andrà meglio.

 

Fonti: Corriere.it / Asaps.it

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