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“Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di natura sportiva significa non essere coerenti con lo spirito sportivo ”.

Foto: wakeupnews.it

Questo il gelido commento del Ministero degli esteri indiano alla vista della bandiera della marina militare italiana che orna le Ferrari di Alonso e Massa, partecipanti al Gran Premio, in segno di solidarietà per i nostri marò ancora osteggi del governo asiatico.

Pronta la risposta di Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari: “vogliamo dare solo un piccolo contributo, con grande rispetto delle autorità indiane, perché si trovi una soluzione attraverso il dialogo (…) La Marina è una delle grandi eccellenze italiane” .

In realtà a non apprezzare l’iniziativa non è stato solo il governo indiano; critiche infatti sono arrivate anche dai vertici del mondo della Formula Uno che vorrebbero la politica fuori dall’universo sportivo. La FIA – federazione Arbitro del campionato automobilistico – ha addirittura minacciato la società di Maranello di squalificarla “per violazione dei principi etici fondamentali delle competizioni sportive ”. Minaccia poi svanita in seguito a trattative velate tra le due parti.

La verità però è che nonostante le polemiche e il malcontento di alcuni – ma non certo di tutti – lo scopo è stato raggiunto: si è tornato a parlare dei marò, dimenticati dai mezzi di comunicazione da molte settimane ormai. A dispetto delle suscettibili istituzioni indiane, in Italia sono comunque molte, seppure poco pubblicizzate, le iniziative di solidarietà per la liberazione dei nostri connazionali; anche durante la commemorazione del 70^ anniversario della battaglia di El Alamein che si è svolta a Pisa, il Ministro Di Paola è stato accolto da cori e fischi che inneggiavano alla liberazione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da troppi mesi lontani dalle loro famiglia. Lo stesso Di Paola, visibilmente imbarazzato per un’accoglienza del tutto inaspettata ha voluto sottolineare che “questo non è il momento delle polemiche, ma della fiducia negli organismi internazionali e nella giustezza della nostra richiesta di giudicarli in Italia ”.

E tra fischi e polemiche, intanto le famiglie dei militari si accingono a fare il loro terzo viaggio in Asia e incontrare i due fucilieri confinati da 8 mesi a Kerala. Sulla vicenda giudiziaria, che vede i marò imputati per la morte di due pescatori indiani, pende invece l’ennesimo rinvio del processo di primo grado che è slittato nuovamente all’8 novembre prossimo. “Siamo allibiti e sconcertati – ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi – per il fatto che uno stato di diritto come l’India non riesca a esprimere con coraggio un giudizio in tempi rapidi che riporti a casa i nostri marò”.

A questo ennesimo e ingiustificato ritardo della giurisprudenza indiana, lo stato italiano pare aver preso una posizione più dura e senza ritorno parlando “di una serie di azioni a livello internazionale” che potrebbero aprire “sul piano legale una controversia tra stati ”.

 

Fonti: Il messaggero / La Stampa / Il Corriere

 

 

 

 

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