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Ore decisive queste per la sorte dei nostri Marò tenuti confinati in India. Quelle che separano il giudice Altamas Kabir dalle sue ferie. Le stesse che separano Salvatore Girone e Massimiliano Latorre dal ritorno a casa per Natale.

 

Dopo l’ultima udienza che si è tenuta il 4 settembre scorso infatti e passati oltre tre mesi, i giudici indiani ancora non si esprimono sulla sorte dei nostri militari accusati di omicidio mentre erano imbarcati sulla petroliera italiana Enrica Lexie e che da allora vivono in regime di detenzione a Kerala.

 

La Corte Suprema indiana si fermerà nelle sue attività per riprendere mercoledì 2 gennaio 2013 e questo ha intensificato l’azione di pressing da ogni parte, affinché la sentenza definitiva in merito ai ricorsi di incostituzionalità per l’operato delle autorità del Kerala e di giurisdizione  venga pronunciata prima dell’inizio delle ferie, permettendo così, in caso di esito positivo, il rientro in Italia per festeggiare il Natale con le rispettive famiglie.

 

Le tempistiche di emissione delle sentenza per la corte suprema indiana, come sottolinea Padre Faraci, missionario comboniamo e cappellano militare che ha supportato fin da subito Salvatore e Massimiliano in questa disavventura, non sono mai inferiori ai 2-3 mesi, quindi “siamo nei tempi: dal 28 agosto ci sono stati sei dibattimenti, il processo si è concluso il 4 settembre. Basandoci su questa consuetudine storica speriamo arrivi la sentenza”.

 

Intanto l’azione diplomatica del governo italiano continua nella trepidante attesa di quella che sembra ormai drammaticamente una storia infinita. L’ambasciatore d’Italia, Giacomo Sanfelice è stato ricevuto dal ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid. Anche il ministro Giampaolo Di Paola andrà a Kochi nei prossimi giorni per vedere i nostri marò.

 

Proprio il nostro Ministro ha dichiarato tramite un portavoce che lo stesso governo indiano “segue con attenzione la vicenda dei due militari italiani” ma che “non ha i poteri di dare indicazioni alla Corte Suprema riguardo alla pubblicazione di una sentenza”.

 

Questa sentenza, oltre ad avere importanza esistenziale per i due marò, rappresenterà in ambito di rapporti internazionali tra stati un precedente imprescindibile nel diritto internazionale in materia di prevenzione alla pirateria.

 

Anche il Ministro Terzi, come si legge nella nota ufficiale della Farnesina, ha chiesto a gran voce di mettere la parola fine a questo increscioso episodio: “ho fatto convocare l’ambasciatore indiano: la soluzione del caso è improcrastinabile”.

 

Ma insieme alle famiglie dei due marò, comprensibilmente stufe di questa attesa, c’è anche una rappresentanza delle istituzioni che proprio non resiste più e si scaglia contro questo balletto di falsa diplomazia tra stati. È il senatore Alberto Filippi, vicepresidente della commissione Esteri ed esponente de La Destra: “sono tre mesi (…) che attendiamo questo giudizio, avendo peraltro già consumato tutta la pazienza, il Governo deve dare ora un segnale forte”. Filippi si augura anche che “la visita del ministro della Difesa Di Paola ai nostri marò, in programma per questa settimana, serva a riportarli a casa e non per dare loro gli auguri di Natale (…) Se cosi non fosse l’Italia dovrà agire con determinazione interrompendo ogni rapporto diplomatico, commerciale e di cooperazione con l’India (… ) in un modo o nell’altro i nostri soldati devono tornare a casa e che non permetteremo di prolungare una situazione che è già vergognosa e inaccettabile”.

 

Parole certamente dure e poco collaborative, ma di collaborazione o diplomazia in questo caso non ce n’è bisogno. C’è bisogno invece di sapere quale sarà il destino di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre nella speranza che tale destino si chiami Italia.

 

Fonte: Asca / Ansa / Agenparl

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