Caso Marò: scusa per un cambio della legge indiana?

25 settembre 2012 posted by Staff
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Il caso dei nostri due marò, trattenuti ancora in India (dal 15 febbraio scorso) è diventato un’odissea. Una storia di avventure come quelle che leggevamo da piccoli, di quelle che ci facevano sognare e nelle quali gli eroi buoni vincevano sempre. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono i nostri eroi, ma vinceranno anche questa volta? Io voglio pensare di si, e cerco ogni giorni di convincermi di si. Solo che i cattivi, in questo caso, sono molto cattivi….indiani impegnati a trovare un colpevole per tutte le volte che non hanno controllato la situazione. Siete d’accordo?

 
Tra dilazioni, incoerenze, indagini incomplete e testimoni bugiardi, Latorre e Girone continuano in libertà sotto cauzione ma, alla fine, trattenuti in India. In attesa di un giudizio che sembra non arrivare mai….difatto non è ancora chiaro se questo processo sarà in Italia o in India.

 
Le ultime novità non sono molto ottimiste. Il caso dei nostri marò rischia di diventare una scusa per l’elaborazione di una nuova giurisprudenza in India in quanto sono sempre di più i casi di pescatori uccisi per errore, da personale militare impegnato in missioni anti pirateria. Come nel caso di Max e Salvatore, nel quale furono uccisi due pescatori indiani ai quali avrebbero scambiato per pirati.

 

Caso Marò: cosa dice l’Italia?

Il rappresentante legale dei due marò continua a difendere il diritto dei due soldati ad essere giudicati in Italia, il suo paese di origine, in quanto la vicenda è accaduta in acque internazionale ma questo significa che “ogni giorno, ogni nave che passa può tranquillamente aprire il fuoco e uccidere, a sua volontà, pescatori che si guadagnano da vivere: e poi andarsene via dicendo che è accaduto oltre le acque territoriali del paese interessato”? Secondo P.S. Gopinathan, giudice dell’Alta corte del Kerala, è così. Infatti queste sono le parole che il magistrato ha scritto nella sentenza dello scorso 29 maggio con cui ha invece autorizzato il proseguimento del procedimento in India contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. ”Una tale posizione non solo costituirebbe un precedente negativo, ma anche un precedente grossolanamente ingiusto”, ha aggiunto.

 

Pescatori indiani uccisi

Uno degli ultimi episodi di questo tipo è accaduto a luglio quando un pescatore indiano è stato ucciso da un militare americano. In quel caso, la marina americana ha già precisato che l’imbarcazione su cui si trovava la vittima aveva ignorato i segnali di avvertimento e che si stava oltre tutto avvicinando alla Rappahannock e assicurato che il rapporto conclusivo dell’inchiesta sarà messo a disposizione degli indiani una volta completato, come ha precisato un portavoce, Greg Raelson, in una mail inviata a Bloomberg, che ha dedicato alla questione un reportage approfondito dallo Yemen. Come ha poi ammesso il capo dello staff delle operazioni navali antipirateria dell’Unione europea, Philip Haslam, l’Oman ha denunciato che ”numerosi” pescatori omaniti sono stati colpiti da proiettili sparati da personale armato straniero inviato nella regione responsabile di azioni ‘colpisci e fuggi”’.

 

E i militari indiani…..?

Anche i militari indiani, a loro volta, hanno commesso questo tipo di errori. Infatti, hanno ferito due pescatori yemeniti in due incidenti separati, uno ferito all’addome e l’altro al ginocchio. Vittime che si aggiungono, sempre secondo la stessa fonte, ai quattro altri pescatori yemeniti, tutti provenienti dalla regione di Hadhramaut, uccisi nel Golfo di Aden fra il 2009 e il 2010 da militari di nazionalità rimasta non identificata. Lo Yemen ha chiesto al governo indiano di aprire un’inchiesta. Ma il portavoce del ministero della difesa indiano, Sitanshu Kar, ha preferito non commentare la notizia.
Come si può intendere da questi dati, si tratta di un argomento sempre più complesso nel quale sono implicati diversi paesi, non tutti appartenenti alle stessi leggi, e con perspettive sicuramente diverse. Noi, da parte nostra, continueremo ad avere fiducia nelle nostre autorità, anche per chè, non abbiamo altra scelta.

 

Fonte: Adnkronos

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