Marò India: 200 giorni senza certezze

18 settembre 2012 posted by Staff
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Fonte: oggi.it

“C’è stato fatto un torto e vogliamo che sia riconosciuto, non intendiamo risolvere la questione con sotterfugi. Il problema si è creato con la furbizia di chi ha costretto la nave a entrare in porto. I marò sono stati fatti scendere con la forza ”. E on si può che essere d’accordo con queste parole pronunciato dal Ministro degli Esteri Giulio Terzi.

 
Sorge però spontanea una serie di domande cruciali: quindi? Come ci muoviamo? Cosa facciamo? E soprattutto quanto lo facciamo?
Perché mentre le piazze gridano impotenti e le istituzioni voltano lo sguardo indignate per il comportamento del Governo di Kerala, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due sottoufficiali del Battaglione San Marco addetti alla protezione della petroliera Lexie sono ancora bloccati presso l’hotel Trident in attesa che la Corte suprema di Nuova Dehli pronunci il verdetto finale.
I due marò sono “ospiti” dell’hotel appena citato e sono sottoposti all’obbligo quotidiano di firma presso il commissariato di Ernakulam per attestare la loro presenza nella capitale Kerala, come stabilito dalla sentenza del tribunale di Kollam che ne ha ufficializzato il rilascio su cauzione lo scorso due giugno.

 
Siamo ancora in una fase embrionale di questa triste vicenda che non promette niente di buono né a breve scadenza per i nostri due militari: la corte suprema infatti, in data ancora da stabilire, dovrà decidere rispetto alla competenza territoriale del processo e all’applicazione o meno dell’immunità funzionale rispetto al reato del quale sono stati accusati, ovvero l’omicidio di due pescatori indiani erroneamente scambiati per pirati.

 
Non va dimenticato che l’India è uno dei paesi firmatari del trattato UNCLOS – United Nations Convention on the Law of the Sea – ratificato nel 1995 che tra le altre cose prevede che le false comunicazioni sono considerate un illecito penale. In questo contesto questa diventa un’informazione determinante in quanto una delle tesi della difesa italiana si basa proprio sul fatto che il comandante della Lexie fu invitato ingannevolmente ad attraccare a Kochi al fine di riconoscere il peschereccio che avrebbe tentato di  abbordare a nave. A questa obiezione il Tribunale di Kerala ha già risposto dichiarando inapplicabile questa regola del trattato, in quanto non ancora disciplinata da un regolamento interno.
A riprova di quanto poco peso abbia il nostro bel paese in ambito internazionale, basta riportare la insensata provocazione dell’ex Ministro Ignazio La Russa che propone  il ritiro “dalla flotta anti pirateria al largo della Somalia, da tutte le missioni internazionali dove ci sono soldati di Delhi e mandare gli ispettori di Equitalia ai commercianti indiani nel nostro paese ”.

 
A dispetto di quanto si percepisca da spettatori esterni, le istituzione ribadiscono la loro ferma volontà di risolvere la questione e non farla cadere in penombra: “in questi mesi  non c’è conferenza al mondo in cui l’Italia non abbia sollevato l’argomento riguardo quanto l’India dovrebbe fare, cioè rispettare i nostri marò” dice il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura ai microfoni di Radio 1 .
La verità incontrovertibile però è che sono passati oltre 200 giorni da quando i nostri marò sono stati arrestati e trattenuti forzatamente lontano dalle loro famiglie e dal loro paese.
A questo punto non resta che sperare che venga fissata a breve l’udienza per stabilire la competenza territoriale e sarà lì che si vedrà davvero quanto le nostre istituzioni e il nostro governo incida in questa tristissima vicenda, che, non dubitate, rimarrà l’ennesima macchia scura nella carriera dell’Italia nel mondo.

 

Fonti: Qnquotidiano, Il Sole 24 ore, Il Giornale.it

 

 

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