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Rappresentanti della cultura indiana ora difendono l’Italia, al contrario di tutto quello che abbiamo visto finora: un atteggiamento egoista e presuntuoso da parte dell’India.

 

In un articolo apparso ieri su uno dei principali giornali indiani, The Hindu, Samir Saran e Samya Chatterjee, rispettivamente vicepresidente e ricercatore della Observer Research Foundation, autorevole think-tank indiano, difendono l’Italia e considerano che il processo a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, “sta compromettendo la reputazione dell’India”.

 

In questo senso, gli autori dell’articolo ricordano che i due marò “ non erano né ex militari né contractors ma marò dispiegati sulla nave italiana Enrica Lexie”. Ciò in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, sottoscritta da 162 Paesi, fra cui Roma e New Delhi.

 

Gli analisti lamentano il fatto che lo Stato del Kerala ha deciso di processare “due militari in servizio per atti compiuti in difesa del loro territorio” e segnalano che l’incidente è avvenuto “al di fuori del territorio indiano”, per tanto riguarda l’Italia accogliere il giudizio.

 

Saran e Chatterjee, sottolineano che il paese asiatico dovrebbe rispettare i suoi obblighi internazionali, derivanti dall’Unclos, in base a cui “i tribunali italiani hanno unica ed esclusiva giurisdizione sulla questione”. Addirittura gli autori si sono appellati alla Corte Suprema Indiana, ora investita del caso, chiedendo di fare chiarezza. Occorre una decisione “senza ambiguità”, concludono, altrimenti “la reputazione dell’India come Paese rispettoso del diritti internazionale rischia di essere minata”.

 

 

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