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La penso così per diversi motivi: d’una parte sono convinta che il governo italiano non si è mai imposto come dovrebbe ma dall’altra considero che il fatto di accettare il pagamento di un indennizzo alle famiglie dei due pescatori morti significa assumere le colpe. Questo non va bene in quanto i due soldati italiani accusati non sono ancora stati processati.
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in carcere dal 15 febbraio scorso, lo stesso giorno in cui i due pescatori sono stati uccisi. Ma non ci sono prove che dimostrino che sono colpevoli, neanche una. Inoltre, ci sono incongruenze nelle perizie balistiche realizzate dalla polizia indiana ma anche nelle testimonianze dei colleghi delle vittime. Se a questo viene sommato il fatto che il proprietario del peschereccio ha deciso di non andare avanti con le accuse, per ché mai la Corte Suprema di Nuova Delhi continua a rimandare la liberazione dei soldati italiani?
L’ultimo rinnovo (per altri 14 giorni) è stato annunciato due giorni fa e, sinceramente, a questo punto non penso che sarà l’ultimo. Non ho più fiducia.
Bisogna dire che il Tribunale ha qualificato di “sfida al sistema giudiziario indiano” e un atto “non ammissibile che deve essere annullato” l’accordo in base al quale l’Italia ha versato 300 mila euro alle famiglie dei pescatori uccisi e 25 mila al proprietario del peschereccio Saint Antony in cambio della rinuncia dei beneficiari a presentare cause civili. Ma sembra poco coerente visto i soldi che sono stati chiesti anche ai proprietari della petroliera Enrica Lexie prima di farla disancorare.
E intanto, cosa ha fatto il governo italiano? Sicuramente poco, mi viene da pensare. Gli indiani stanno chiedendo sempre di più sia in termini di denaro che di violazione dei diritto poiché, al di là delle indiscrezioni filtrate alla stampa locale, gli inquirenti non sembrano ancora in grado di mostrare prove idonee a rinviare a giudizio i due marò.
Le parole del Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, secondo pubblica il blog panorama.it: “Ci sono paesi verso i quali battere i pugni sul tavolo ottiene effetti assolutamente opposti e si interrompe qualsiasi possibilità di una soluzione accorta e ragionata” in questo modo ha giustificato sicuramente l’approccio tenero (lo sa anche lui) del governo.

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