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Finalmente, dopo quasi tre mesi di sosta obbligata e negoziazioni italo-indiane, la Corte Suprema di New Delhi ha liberato definitivamente la petroliera italiana Enrica Lexie: nave sulla quale erano a bordo i due marò arrestati con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani il 15 febbraio scorso, ai quali avrebbero scambiato per pirati.

 

 

Foto: ANSA

La nave, bloccata fino ad oggi al largo del Kerala, potrà partire questa settimana se il proprietario e il governo italiano rispetteranno alcuni requisiti richiesti dal tribunale. Una delle condizioni è che l’equipaggio e i marò rimangano a disposizione (con un preavviso di cinque settimane) delle autorità indiane se chiamati a presentarsi davanti agli investigatori o a un tribunale nell’abito dell’inchiesta a carico di Latorre e Girone. Un simile impegno deve essere garantito dall’armatore anche per la nave (in questo caso con un preavviso di sette settimane).  Inoltre, secondo ha informato l’agenzia ANSA, i responsabili della nave devono depositare come garanzia presso l’Alta Corte del Kerala un pagamento di circa 440 mila euro.
Questa è una bella notizia per le 28 persone che compongono l’equipaggio (cinque italiani, 19 indiani e quattro militari dell’unità anti pirateria) ma non tanto per i due soldati arrestati che devono continuare in prigione di Trivandrum, in un alloggio speciale, per almeno altre due settimane.
Il prossimo 8 maggio è fissata la pronuncia della Corte Suprema, il massimo organo giudiziario indiano, rispetto il ricorso italiano sulla illegalità della detenzione dei due fucilieri in base al diritto internazionale marittimo che si applica al caso di incidenti in alto mare. Su questo il governo italiano intende che visto che la vicenda è accaduta in acque internazionale, ha la competenza di processare i due soldati. Mentre il governo indiano pensa il contrario.

 

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