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Polizia e stampa indiani sostengono, secondo quanto pubblicato nei giorni scorsi, sostengono che ad uccidere i due pescatori indiani il 15 febbraio scorso, sono stati fucilieri a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie, ovvero Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò in prigioni da quel giorno. Nel concreto, si tratta di proiettili appartenenti ad un fucile Beretta ARX160 trovato nella nave italiana.
Invece, la Marina Militare italiana ha contraddetto queste dichiarazioni. Secondo l’agenzia ANSA, nessuna delle armi sequestrate sulla Enrica Lexie è un fucile Beretta ARX 160. Si tratta, piuttosto, di sei fucili Beretta AR 70/90 e di due mitragliatrici Minimi: i Beretta ARX 160 – sottolineano le fonti della Marina Militare – sono armi di nuova introduzione ed attualmente in sperimentazione presso il Reggimento San Marco, ma ancora non impiegati in servizio e nelle operazioni fuori area.
Nel frattempo, nuove attese per la sentenza sul ricorso italiano che chiede che i due marò arrestati siano processati in Italia. E non ci sono neanche notizie sugli esiti della perizia balistica. Questi sono due elementi fondamentali per il futuro dei soldati italiani.
Bisogna dire a questo punto che domani iniziano le ferie giudiziarie in India, pertanto se l’Alta Corte di Kerala, che ha la competenza sulla vicenda dei marò, non si pronuncerà oggi, Massimiliano e Salvatore dovranno restare in carcere finché non finiranno le ferie. ”La nostra speranza è che il giudice convochi la seduta per dopodomani’‘, ha detto una fonte che segue l’inchiesta. Il calendario dell’Alta Corte prevede infatti la chiusura del Palazzo di Giustizia fino al 21 maggio. ”Uno slittamento a dopo la pausa estiva sarebbe un irragionevole ritardo per la pronuncia sul ricorso”, ha commentato un legale del foro di Kochi. La decisione a cui è chiamato il giudice P.S. Gopinathan è estremamente complessa e, secondo gli esperti, rappresenterà un importante precedente nel diritto internazionale marittimo.

 

La tesi italiana è che il delitto è accaduto in acque internazionali, quindi tocca alla procura militare di Roma processare i due marò. Mentre gli indiani sostengono che il crimine è avvenuto a bordo di un peschereccio indiano e che quindi si applica la legge del luogo.

 

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