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Nave sulla quale sono morti i due pescatori indiani (Fonte: Globalist)

 

 

Un passo in avanti nel caso dei marò arrestati in India: il proprietario della nave nella quale viaggiavano i due pescatori indiani uccisi quasi tre mesi fa dichiara di non avere intenzioni di andare avanti con le accuse e di accettare un compenso economico di circa 25.000 euro. Di avere sparato sono accusati due fucilieri italiani, in carcere da quel giorno.
La prossima settimana, nel concreto mercoledì 2 maggio, è prevista la chiusura dell’accordo per l’indennizzo del proprietario del peschereccio At. Antony, nel quale c’erano i due pescatori uccisi il 15 febbraio scorso . Da questo crimine sono stati accusati i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in carcere da quel giorno.
L’armatore accetterà presumibilmente un risarcimento di 25.000 euro circa, secondo il giornale indiano The Indian Express, e non andrà avanti con il procedimento giudiziario.
È un passaggio in più in un caso troppo lungo, infatti questo avvenimento non implica nessun cambiamento nel procedimento penale contro i due soldati accusati dalla polizia del Kerala, in India, di duplice omicidio ma qualcosa è cambiata, in quanto l’armatore era l’unico testimone oculare nel caso. Per il momento non ci sono ancora novità su dove saranno processati i due marò, in India o in Italia.
Anche le famiglie dei pescatori uccisi hanno accettato recentemente un indennizzo da parte del governo italiano, di circa 300 mila euro.  Queste modifiche nelle intenzioni dell’armatore potrebbero avvicinare la liberazione dei due marò che si trovano attualmente in un carcere comune a Trivandrum, capitale dello Stato di Kerala.

Condoglianze alle vittime
La settimana scorsa i due marò arrestati hanno ricevuto, per la prima volta dopo più di due mesi, la visita dei loro famigliari.
Negoziazioni Internazionali
Intanto continuano le negoziazioni a livello internazionale sul posto nel quale saranno processati i due soldati italiani. Il ministro degli Esteri Italiano, Giulio Terzi ricorda “il principio della giurisdizione nazionale sulle navi di bandiera nelle acque internazionali e sui militari organi dello stato”. Una postura inflessibile è, d’altra parte, quella mostrata dalle autorità indiane, le quali considerano che il giudizio deve essere fatto in India.

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