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L’Italia userà aerei senza pilota in Afghanistan? 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Nuove polemiche sulle risorse e i mezzi utilizzati dalle forze armate italiane. Il nostro paese potrebbe diventare il secondo nel mondo, dopo la Gran Bretagna, ad utilizzare aerei senza pilota Reaper, venduti dall’America. È un’informazione pubblicata dal giornale statunitense Wall Street Journal, che non ha ancora ricevuto risposta né commenti da parte del governo italiano. Si tratta di aerei armati di missili e bombe guidate dal laser e la cui precisione è stata molto discussa negli ultimi anni in quanto hanno provocato la morte di molti civili. Nel solo 2010 sono stati uccisi anche 957 civili, secondo la Commissione per i diritti umani del Pakistan. Il quotidiano americano sostiene che l’Esercito Italiano userebbe questi drone nella missione di Afghanistan.

 

L’amministrazione, sempre secondo le stesse fonti, avrebbe inviato un documento confidenziale al Congresso, nelle ultime settimane, per parlare della vendita di armamenti per almeno sei di questi aerei. I parlamentari avevano fino al 27 maggio per rivedere la proposta. Ma, deputati e senatori potranno ancora opporsi se presenteranno una risoluzione contraria sia alla Camera che al Senato entro 15 giorni. L’Italia ha realizzato un investimento di 330 milioni di dollari nel 2008 per l’acquisto di 4 Reaper, 4 stazione di terra e 5 anni di assistenza. Nel 2009, ha chiesto altri due Reaper. Secondo l’agenzia Asca, le consegne all’Aeronautica Militare Italiana sono iniziate nel 2010, ma finora i drone Reaper non erano equipaggiati con missili e bombe e venivano utilizzati per compiti di ricognizione, scorta sorveglianza e intelligence. Il MQ-9 Reaper (conosciuto in originecome Predator B) è prodotto dalla statunitense General Atomics Aeronautical Systems (GA-ASI) per la marina e l’aviazione americane e per l’aeronautica militare britannica.

Per capire meglio come funzionano, guarda questo servizio della Rai:

COME FUNZIONANO

Questi aerei senza pilota vengono utilizzati quando il volo è troppo rischioso per il pilota. Compiono funzioni svariate: da restituire immagini della situazione sul campo, captare conversazioni telefoniche o sparare. Sono i militari che si trovano nelle zone di battaglia a guidare i droni (ma anche a kilometri di distanza).

Ognuno di questi aerei ha indipendenza di volo di 14ore di fila durante le quali è in grado di garantire una copertura visuale delle zone in guerra 24 ore su 24.

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