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Foto: leggo.it

Un improvviso interrogatorio è stato interrotto dopo la negazione dei due marò italiani arrestati in India a rispondere. Secondo pubblica oggi Il Corriere, Massimiliano Latorre e Salvatore hanno reiterato per tante volte davanti alle autorità indiane che “in base alle istruzioni ricevute dal nostro governo non siamo disponibili a rispondere, perché non riconosciamo la vostra giurisdizione sul nostro caso”. L’interrogatorio non è andato a buon fine ma i poliziotti continuavano con le indagini nella ricerca di ottenere informazioni sui fucili utilizzati dai marò. Infatti, secondo un articolo pubblicato dalla pubblicazione The Times of India con il titolo: “I poliziotti devono ancora sequestrare la vera arma killer” in quanto “il fucile usato da uno dei marines non è tra i sette sequestrati sulla Enrica Lexie”.
Per il momento, non ci sono prove che consentano di accusare i due marò italiani dell’omicidio di due pescatori indiani, un delitto che mantiene loro in carcere dal 15 febbraio scorso. Infatti, una volta dopo l’altra è stata rinviata la risposta del tribunale sulla giurisdizione dell’india nel caso dei due militari arrestati. Per il momento passeranno la pasqua in prigione ma non è detto che dopo le feste i giudici si esprimano sulla vicenda dei maro. Il rischio però, secondo il Sole 24 ore, è che un ennesimo rinvio prolunghi i tempi d’attesa per almeno un mese e mezzo poiché il 13 aprile in Kerala chiuderanno gli uffici pubblici e i tribunali per le vacanze estive. Di fatto dal 14 aprile al 20 maggio compresi, le attività giudiziarie saranno sospese e anche se resteranno nei tribunali alcuni “vacation judges”, cioè magistrati supplenti, è improbabile che venga affidato a loro un caso delicato come quello che riguarda i due militari italiani.
Non è chiaro se si tratta di una strategia o di uno scherzo. La vicenda dei due marò è piena di contradizioni, misteri e perquisizioni incomplete.
Enrica Lexie
Per quel che riguarda la nave è una volta autorizzata la partenza, i legali della Enrica Lexie studiano la possibilità di fare ricorso alla Corte Suprema di New Delhi “contro la decisione della sezione d’appello dell’alta Corte di Kochi che ha annullato una sentenza di primo grado favorevole al rilascio della nave”, secondo ha dichiarato all’ANSA l’avvocato che cura gli interessi dell’armatore, W. J. Mathew, il quale ha spiegato che ”siamo convinti che non avremo garanzie di giustizia seguendo la sentenza della sezione d’appello dell’Alta Corte di Kochi, che ci chiede di rivolgerci al magistrato di Kollam” che ha sequestrato la nave il 26 marzo scorso.

 

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