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 “Non siamo cittadini di serie B”. Con questo slogan centinaia di militari, appartenenti alle forze dell’ordine e associazioni di disabili avevano manifestato il 17 aprile scorso, a Roma, per rivendicare gli stessi diritti degli altri cittadini. Il motivo:  la mancata applicazione della legge 183/2010, che modificava le regole fissate dalla legge n. 104/1992 per ottenere  i benefici assistenziali in favore dei familiari disabili. Ora però, con la decisione n. 4047/2012, la Quarta Sezione del Consiglio di Stato, ha cambiato orientamento e non dubita più che la nuova normativa si applichi anche a militari e forze dell’ordine. Ne parliamo con l’avvocato Giorgio Carta, esperto di diritto militare e promotore della manifestazione del 17 aprile.

 

 

 1.     Il Consiglio di Stato cambia orientamento ed ora, con la decisione n. 4047/2012, afferma la nuova legge che regola l’assistenza ai familiari disabili è applicabile anche al personale delle Forze Armate, di Polizia ed ai Vigili del Fuoco. Perché questo cambiamento?

 

Con la sentenza in esame, la Quarta Sezione del Consiglio di Stato – la Sezione competente sui ricorsi di militari e poliziotti – non ha regalato niente a nessuno, ma ha finalmente deciso, peraltro tardivamente, di applicare correttamente una disposizione legislativa risalente già al 2010. In altre parole, il Consiglio di Stato ha finalmente cessato di imputare all’articolo 19 della legge n. 183/2010 un significato che non era assolutamente ricavabile dal suo tenore letterale. Per far cambiare tale opinione, però, i militari hanno dovuto sopportare due anni di decisioni contrarie che negavano l’evidenza della legge. Quando abbiamo presentato questo ricorso, eravamo – parlo del mio staff – pronti a tutto, compresa l’eventualità di denunciare penalmente gli stessi giudici, oltre che di rivolgerci alla Corte europea di Giustizia. Per fortuna non c’è stato bisogno.

 

2.    Perché la sentenza è così importante?  cosa rappresenta per i cittadini in uniforme?

La sentenza è molto importante perché chiarisce che possono usufruire dei benefici assistenziali (cioè permessi mensili e scelta della sede di lavoro) anche quei militari che prestino servizio molto lontano dal luogo di residenza dei congiunti handicappati e anche se, in astratto, abbiano altri parenti che se ne possano occupare. Sotto questo profilo, possiamo parlare di una vera rivoluzione rispetto alla regola precedente.

 

3.    Cosa ha motivato, secondo lei, questo cambio di orientamento del Consiglio di Stato?

Vede, la legge era chiarissima da subito. Eppure, per un lungo, inspiegabile tempo, la Quarta Sezione del Consiglio di Stato ha negato l’evidenza ed ha affermato che la nuova norma non si applicasse a militari e poliziotti. La prima volta che ho letto le sentenze di questo filone interpretativo non credevo ai miei occhi. Per suffragare tale singolare interpretazione, era peraltro necessario fare i salti mortali con la logica e con i più elementari principi giuridici. Difatti, il Consiglio di Stato era costretto a riesumare la normativa abrogata nel 2010 e a dichiararla ancora vigente per soli i cittadini in uniforme. Insomma, un assurdo giuridico che ne determinava un altro. A tutto questo ho detto basta ed ho organizzato la manifestazione del 17 aprile, con al quale, per la prima volta, militari e poliziotti non hanno protestato non contro i politici, ma proprio contro i giudici amministrativi. A proposito, ringrazio anche il vostro portale e lei personalmente per avere supportato l’iniziativa e per aver concorso al suo successo. Nella successiva udienza, ho chiarito ai giudici che i militari erano stanchi di subire ingiustizie dai Giudici e che, soprattutto, sapevano leggere la norma, la quale diceva il contrario di quanto si leggeva poi nelle sentenze della Quarta Sezione. Questa è stata la nostra azione, cosa poi abbia indotto i giudici ad abbandonare la precedente, folle interpretazione della norma solo Dio lo sa, anche se ho la mia opinione al riguardo, che preferisco non divulgare.

 

4.    È possibile sapere, più o meno, quanti militari in Italia si trovano in questa situazione, con familiari disabili a loro carico.

Non dispongo di questi dati e, quindi, ignoro quanti militari versino nella condizione richiesta dalla legge, cioè abbiamo un parente od un affine entro il secondo grado (terzo in alcune ipotesi) che sia stato dichiarato handicappato grave. Di certo, a seguito della sentenza in esame, a loro non potrà più essere eccepita l’esistenza di altri parenti che possano occuparsi del disabile o che l’assistenza non già in atto. Con la nuova legge, tali requisiti non sono più richiesti per ottenere i permessi mensili o il trasferimento di sede e l’unico motivo opponibile sarà quello delle vacanze organiche.

 

5.    Lei ha sempre parlato delle molte ingiustizie che i militari italiani soffrono da parte non solo di superiori ma anche da parte della Giustizia. Parlo di diritti a non essere vaccinati, di risarcimento in caso di malattia collegata al servizio (anche in modo indiretto, come l’uranio impoverito) o ugualità quando si tratta di donne soldato…Qual è il nemico principale, secondo lei, la propria struttura gerarchica della difesa o la mancanza di consapevolezza dei propri diritti da parte dei soldati?

Per parafrasare un noto adagio, possiamo dire che i “nemici” dei militari italiani non finiscono mai. I più deleteri, però, sono a mio parere quei giudici amministrativi che, giorno dopo giorno, sentenza dopo sentenza, hanno creato quell’imbarazzante e sbalorditivo dato statistico che vede respinto il 95% dei ricorsi proposti contro il Ministero della difesa.

Non c’è udienza, o quasi, in cui io non provochi i giudici su questo aspetto e non chieda loro: «ma è possibile che noi avvocati, quando ci confrontiamo col ministero Difesa, siamo così ignoranti da perdere 95 volte su 100?». Anche il caso della legge 104/1992 è illuminante: chi darà giustizia a quei militari che in questi anni si sono visti respingere ricorsi assolutamente fondati? chi risarcirà quei disabili dei patimenti subiti a causa di un orientamento giurisprudenziale che poi lo stesso Consiglio di Stato si è rimangiato? Ovviamente, ci sono giudici amministrativi che fanno correttamente il loro lavoro, ma io non avrò pace fino a quando non avrò scoperto i motivi di una giurisprudenza così restrittiva sui diritti dei cittadini in uniforme.

 

6.    Ha qualche ipotesi su queste cause?

Nella migliore delle ipotesi, possiamo dire che i giudici così severi con i militari siano ispirati da una singolare e deleteria concezione della ragion di Stato che li porta a supporre che i soldati più efficienti siano quelli senza diritti. Tesi che, evidentemente, non ha alcun fondamento e, comunque, non è giustificabile. A pensar male, però, specie in riferimento a certi giudici recordman delle sentenze di rigetto, si può anche pensare a certe imbarazzanti interferenze ministeriali che qualche tempo fa evocai in una denuncia penale che però La Procura di Roma archiviò.

 

7.    Avvocato, qual è la prossima mossa?

La prossima mossa è sempre la stessa : non tollerare mai le ingiustizie, non considerarle mai inevitabili. Chi subisce senza reagire una volta, è destinato a subire sempre. I miei assistiti lo sanno bene.

 

 

L’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque (Martin Luther King)

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