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Ci riflettiamo da giorni, il processo che vede imputati i due Marò Italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ormai è iniziato, pur in assenza di prove concrete e nonostante non ci si sia ancora stata la pronuncia definitiva sulla questione della Giurisdizione.

 

 

Massimiliano Latorre (Oggi.it)


Nulla sembra avere una logica. La ricostruzione dei fatti non convince ed i dubbi e le domande sono molteplici. Nonostante le rassicurazioni della magistratura Indiana su un processo equo e giusto nessuno, tra chi segue la vicenda, è disposto a crederci. Le cosi dette “prove irripetibili” ossia l’autopsia sui corpi e il conseguente esame balistico, sono state eseguite esclusivamente da tecnici Indiani ed è stata negata la possibilità ai nostri esperti di parteciparvi attivamente, violando in tal modo il “contraddittorio” uno dei principi cardine del giusto processo, che sancisce il diritto delle parti di agire e difendersi in condizioni di parità. Lo stesso peschereccio, restituito in tempi molto brevi al proprietario, in quanto unico mezzo atto a garantire la sopravvivenza sua e di qualche dipendente, a meno di 5 mesi dall’incidente si sta inabissando. portando con se la verità su quanto accaduto. Si ipotizza che la perizia balistica sia contraffatta. I tempi, la traiettoria dei proiettili, la posizione dei natanti al momento dei presunti fatti, le testimonianze dei pescatori superstiti, modificate due volte nell’arco di una settimana, tutto fa pensare ad un grosso errore e che gli autori dell’omicidio non siano assolutamente i nostri due Leoni.

 

Basterebbe un pizzico di coerenza e trasparenza in più da parte delle Autorità Indiane per definire la questione in maniera lecita. Ci chiediamo, si tratta di superficialità, di errori di valutazione o evitando volutamente la parola complotto, di una trama a danno dei nostri Militari? E se cosi fosse,  quali sono le motivazioni? Le ipotesi sostenute dai vari commentatori sono molteplici e tutte plausibili:  coprire la responsabilità della stessa Marina Indiana, dare ai pescatori locali la possibilità di ottenere un risarcimento, nascondere la circostanza che il peschereccio si sia spinto fino alle coste dello Sri Lanka per la pesca dei tonni e che la sparatoria sia avventa con una motovedetta strilankese, e, non da ultimo, che l’India come potenza emergente dal punto di vista economico e commerciale, voglia coprire il fenomeno della pirateria al largo delle sue coste. Ma le ipotesi più blande sono affiancate da altre: l’India sta strumentalizzando i nostri militari al fine di  ottenere il seggio alle nazioni unite? O, ancora, è un mezzo per screditare e liberarsi della famiglia Gandhi retta da un’Italiana?

 

Ma ciò che più sorprende ed indigna chi reclama i Leoni in patria, è l’adozione della linea morbida adottata dalla nostra diplomazia, dettata forse dai rapporti economici che legano l’Italia all’India: commesse già chiuse ed altre ancora in fase di contrattazione che l’Italia in questo momento di crisi non può permettersi di perdere.

 

Le opinioni dei sostenitori dei due Leoni del Reggimento San Marco sono molteplici, ma le conclusioni sono uniche: l’accusa di omicidio volontario è totalmente infondata e dietro l’accusa sono celate altre motivazioni, qualunque esse siano non importano: Ridateci i nostri Leoni!!!

 

Roberta de Luca -Ridateci i nostri Leoni-

 

 

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