Approvata Riforma Forze Armate, ma la battaglia non è finita. 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Riforma Forze Armate: Il 12 dicembre si rivela un giorno importante per il comparto sicurezza italiano: nel lontano 1972, in questo giorno, veniva approvata la legge che riconosceva il diritto all’obiezione di coscienza e istituiva il servizio civile alternativo. Oggi, 40 anni dopo, un’altra legge è destinata a cambiare il mondo militare italiano su vasta scala.

In peggio purtroppo.

Alla fine di una legislatura e sotto l’egida di un governo dimissionario, a dispetto delle polemiche scoppiate da più parti, il parlamento ha votato il provvedimento di riforma forze armate fortemente voluto dal Ministro Di Paola.

Votanti: tutti tranne l’Idv. Favorevoli: 294. Contrari: 25. Astenuti 53.

 

Perchè una Riforma Forze Armate

 

Fonte: difesa.it

“Se la necessità di approvare il decreto delega è quello di garantire operatività e più efficienza allo strumento militare, allora dovrebbero chiarirci come si potrà salvaguardare questo obiettivo se la distribuzione delle risorse del bilancio delle forze armate nel 2013 disporrà di 800/1.000 milioni in più di quest’anno concentrati tutti sull’acquisizione di nuovi mezzi, armi e materiali, a discapito dell”unica voce che subirà ancora tagli, ovvero quella dell’Esercizio che finanzia i costi di gestione delle infrastrutture, la manutenzione, il rifornimento di mezzi ed equipaggiamenti e l’addestramento”. Questo è lo stato d’animo di chi in quel settore c’è e ci rimarrà, a differenza dei governi che cambiano e si alternano, addossando colpe e scelte improrogabili ai predecessori.

 

Riforma Forze Armate: Personale VS f-35

 

Paradossale poi, se non inaccettabile, la salvezza riservata agli F-35 che, nonostante tagli e revisioni del settore, non subiranno modifiche, proteggendo così l’industria bellica. Il programma iniziale, per la riforma forze armate, ha subito una leggera diminuzione dagli iniziali 131 a 90 pezzi, per un costo complessivo che si aggira intorno ai 12-15 miliardi di Euro.

Le associazioni di categoria promettono nuove battaglie e non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi al loro destino, considerato ingiusto e iniquo: “il parlamento ha perso l’occasione di bloccare l’azione di chi vuole sempre più soldi per le armi e di rimettere al centro di una discussione comune e partecipata, sia in ambito istituzionale che nella società civile, il modello di difesa e di sicurezza più utile ai cittadini italiani”.



Fonte: Ilnuovogiornaledeimilitari.it/Osservatorioiraq.it

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