• Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

foto: l'Unità

29 mine antiuomo e 4 mine anticarro.  Questo è il bottino messo in cassaforte dalla Brigata Ariete dallo scorso 22 maggio ad oggi nell’ambito dell’operazione Unifil in Libano a 20 metri dal confine con Israele. All’operazione Unifil, sotto il comando del generale Paolo Serra, nominato Head of Mission e Force Commander di UNIFIL il 28 gennaio 2012, partecipano 39 nazioni per un contributo in termini di risorse umane di circa 12 mila unità.

 

Lo scopo finale della missione che vedrà impegnati i nostri uomini fino a fine agosto è piuttosto delicato, ovvero devono aprire due corridoi all’interno di un territorio naturalmente apro e poco accogliete, facendosi spazio anche tra i km di filo spinato e mine, disseminati dagli israeliani nei difficili anni 70. Alla fine di questi corridoi dovranno essere costruiti i famosi blue pillar, che demarcheranno la presenza Onu.

 

Per la brigata ariete il territorio libanese non è nuovo; si tratta infatti della terza missione dal 2006 sempre all’interno delle missioni onu.

 

“La Brigata Ariete assumerà il controllo dell’area di responsabilità italiana nell’ambito dell’operazione Unifil, nell’area sud-ovest del Libano. L’Ariete, come sempre, opererà instancabilmente, con energia, decisione e fermezza nell’assolvimento del compito assegnato, ma anche con sensibilità, umanità ed intelligenza e con la piena coscienza della complessa realtà e delle insidie con le quali dovrete confrontarvi, nello sforzo di restituire al Libano ed all’intera area stabilità e sicurezza”. Queste  le parole del generale Fabrizio Castagnetti, capo di stato maggiore dell’esercito, prima che la brigata partisse per la missione in Libano.

 

E questa certezza è tanto più vera oggi, a distanza di mesi della partenza, poiché dal Libano arrivano notizie non solo di sminamento andato a buon fine, l’ultimo in ordine di tempo è di pochissimi giorni fa, ma anche di vite salvate dai medici appartenenti alla stessa brigata. A riprova del fatto che i nostri soldati, uomini e donne sono in prima linea anche in ambiti non prettamente militari.

 

E a proposito di donne nella brigata ariete ce n’è una in particolare alla sua prima esperienza all’estero. Si tratta del caporal maggiore Roberta Micoli, del 10° reggimento Genio Guastatori di Cremona: 22 anni, capelli biondi e grinta da vendere. In prima linea a pochi cm dalla mina da disattivare con le mani nella terra rossa. È un’immagine che fa riflettere, riflettere su quanto è cambiato il mondo militare.

Chi mai avrebbe pensato fino a pochi anni fa di vedere ciocche bionde sotto i caschi blu?

 

Fonte: Rivista Militare

 

 

Share and Enjoy


Leave a Reply