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“La dimensione europea non è una fuga dalle responsabilità nazionali. E’, invece, una chiamata di responsabilità per ciascun Paese dell’Unione Europea che possa dare di più alla dimensione europea e certamente tra essi c’è l’Italia (…) L’Italia deve disporre, in un quadro di realistico di risorse disponibili, di uno Strumento Militare che sia coerente e coeso con quello degli altri Paesi europei ed atlantici .”
È con queste parole che il Ministro della Difesa Di Paola è intervenuto pochi giorni fa durante il convegno “l’Italia 1945-1955 la ricostruzione del Paese e le Forze Armate”, tenutosi alla presenza del Generale Abrate Capo di Stato Maggiore della Difesa, del generale Panato Presidente del CASD, del Professore Biagini Prorettore dell’Università “La Sapienza” e del Colonnello Paesano Presidente del CISM e organizzatore dell’evento.

 

Commissioni Varie sulla Difesa

 

Ed è su questa linea che il prossimo 6 dicembre lo stesso ministro affronterà le commissioni affari esteri, difesa e attività produttive di Camera e Senato con l’audizione sul tema del contributo italiano alla costruzione della dimensione europea della difesa che si svolgerà alle ore 8,30, presso la sala del Mappamondo a Montecitorio.
Sembra paradossale che in un momento storico nel quale l’Europa e la sua efficacia storica viene seriamente messa in discussione , l’Italia cerchi di partecipare in prima linea con uno dei suoi fuori all’occhiello, le forze armate, al suo fallimento.
Ancora più paradossale è pensare che lo stesso giorno alle ore 14 nella medesima sala la Commissione Affari costituzionali svolgerà l’audizione delle organizzazioni sindacali della Polizia di Stato e del Corpo forestale dello Stato e di rappresentanti del COCER dell’Arma dei Carabinieri e del COCER del Corpo della Guardia di Finanza, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle proteste organizzate e sulle possibili misure da adottare per prevenire e contrastare tali fenomeni.
Quali misure si potranno adottare alla luce di tagli, chiusure e riqualificazione del personale già scarso e limitato nelle risorse? Quale contributo è possibile dare all’Europa se non si è in grado di ascoltare e rimediare alle problematiche della propria Difesa interna? Quali prospettive possono avere le nostre forze armate se le istituzioni che servono pensano alla competizione in ambito internazionale ignorando il degrado da loro stese provocato in casa propria?
Tutte domande a cui il Ministro Di Paola non risponderà durante l’audizione del prossimo 6 dicembre. Tutte domande però che necessitano di una risposta, nel rispetto della categoria del comparto difesa e della sicurezza dell’Italia intera.

 

Fonte: Difesa.it / Contropiano.org

 

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