Erasmo Savino: Quando la Passione Diventa Delusione 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Il Caporal Maggiore Capo Erasmo Savino è un ragazzo di 31 anni che aveva un sogno. Nella sua famiglia c’erano altri militari e lui voleva diventare un militare, servire la propria patria, la nostra patria e indossare l’uniforme per difendere tutto ciò in cui crede, o credeva.
Lui ama la divisa ed è per quello che si è arruolato nell’Esercito Italiano. E’ diventato un militare per passione ed era molto orgoglioso di quello che rappresentava. Il suo non era un lavoro, era un dovere che svolgeva con sentimento come tanti altri nostri soldati.

 
Negli anni 1999 e 2000, il Caporal Maggiore Capo Erasmo Savino era in missione in Kosovo come “operatore di attrezzature speciali del genio”. In poche parole faceva l’idraulico, e il suo lavoro era quello d’istallare e curare la manutenzione d’ impianti termici e idraulici, canali e altre operazioni sottoterra. Di solito era necessario operare scavi e trafori, su differenti tipologie di terreni, al fine di riparare le tubazioni o gli impianti danneggiati. È lui stesso a ricordare con noi il suo compito, “la terra era come la sabbia, sembrava terra di mare, dove c’erano anche resti di bombe e proiettili. Lavoravamo dentro le buche e, certamente, lì c’era di tutto”. Infatti, le aree del Kosovo nelle quali si svolgevano queste missioni sono state solo parzialmente bonificate dai residui di bombe ed altro materiale esplodente. Un materiale, talaltro, con elevato contenuto di uranio impoverito.

 

 

Uranio Impoverito: Quando tutto cambia

Dopo quella missione, è tutto cambiato per lui. E’ arrivata la malattia e poi….niente, abbandonato dalla sua bandiera, dalla sua patria e da tutti quelli che avevano giurato di proteggerlo e di tutelarlo……e così che si sente.
Qualche anno dopo il suo rientro dalla missione nell’estero, gli è stata diagnosticato una grave malattia contro la quale continua a lottare. Si tratta di un melanoma nodulare ulcerato plantare al primo dito del piede sinistro – una parte del corpo che è stata con tutta evidenza particolarmente esposta al contatto con il terreno inquinato – e il 12 ottobre dello stesso anno gli sono state altresì  diagnosticate le metastasi che, come accade in questo tipo di patologia, attaccano tutto l’organismo.
Infatti, si sente stanco e debole dopo ripetuti cicli di chemioterapia che, inoltre, gli producono mal di testa costante e un forte abbassamento della pressione.
Ma, chi è il responsabile di questa situazione?
Per il momento nessuno, perché come in tanti altri casi, lo Stato non ha ancora detto una parola. Anzì, lo stato assicura che si è ammalato sotto la sua responsabilità.
Invece non è stato così, ed è quello che difende Erasmo Savino: “Quando ero a Kosovo, facendo il mio lavoro per la mia patria, non ho mai pensato in nessun pericolo. Nessuno ci ha mai detto niente, infatti nella prima missione nessuno sapeva ancora niente dell’uranio impoverito, non si parlava di queste cose. Nella seconda missione, qualche informazione al riguardo girava ma, in ogni caso, non ci sono stati avvertimenti, informazioni sulle precauzioni da rispettare…..nulla”.
Questo è il motivo per il quale il militare chiede chiarezza e “un po’ di sensibilità” allo Stato. “Ho dato 13 anni della mia vita al mio Esercito e sono molto orgoglioso di quello che ho fatto ma non capisco come ora non c’è nessuno che, almeno, si prenda parte della responsabilità. Mai hanno accettato questa responsabilità né mai mi hanno dato una risposta, ovviamente. Nessuna considerazione da parte dello Stato. Mi sento deluso, abbandonato e tagliato fuori”.
In altre parole, quello che si chiede in questo caso come negli altri quasi 3.000 casi, approssimativamente, di soldati ammalati che esistono in Italia per uranio impoverito o vaccini incontrollati, è onestà e coraggio da parte di un’istituzione che dovrebbe almeno riconoscere la causa di servizio.
Il problema, come abbiamo visto altre volte è proprio la difficoltà di dimostrare i collegamenti in quanto, tanto i vaccini come le nano particelle dell’uranio impoverito, non si vedono subito ma dopo qualche anno. Questo però non significa che il collegamento non esista.

 

Non è possibile far finta di niente. Non più.

 

Commissione Uranio Impoverito

Il Caporal Maggiore Capo Erasmo Savino è stato ascoltato mercoledì scorso, 3 ottobre, dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, accompagnato dai suoi avvocati, Giorgio Carta (al quale abbiamo già conosciuto più volte) e Giuseppe Piscitelli.
Tramite una videoconferenza ha denunciato ai senatori il fatto di aver prestato servizio all’estero in assenza di adeguate precauzioni o protezioni, in quanto non fornite dall’amministrazione, la quale avrebbe altresì omesso di informarlo dei rischi per la salute cui andava incontro. Inoltre, ha riconosciuto essere stato obbligato a diversi cicli vaccinali.

 

Pubblichiamo un video, curato da Tommaso Rodano, di Il Fatto Quotidiano con le opinioni degli avvocati Carta e Piscitelli, e di alcuni senatori della commissione.

 

Il Caporal maggiore Capo considera positiva la seduta con la Commissione. Pensa che i senatori, come abbiamo anche visto nel video, sono sensibili al suo problema e richiedono anche loro chiarezza. Infatti, una delle proposte della Commissione, da richiedere al ministero di difesa, è quella di aprire al pubblico un ufficio in grado di rispondere le domande e gli interrogativi di persone “che versano in condizioni psicologiche e sanitarie che richiedono il massimo di diligenza e di rispetto, contribuendo in tal modo anche a rimuovere vischiosità e inerzie burocratiche non accettabili quando si tratta di soggetti che hanno sacrificato la salute o la vita per il proprio Paese”.

 

Ora però, bisogna aspettare il Governo. Le risposte dei ministri e le azioni della Difesa.

 

Fonti: Erasmo Savino, Grnet, Il fatto Quotidiano.

 

 

 

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