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La Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’ Uranio Impoverito accoglierà, mercoledì 3 ottobre, il caso del caporal Maggiore capo dell’Esercito Italiano, Erasmo Savino. A soli 31 anni, il caporal maggiore Savino è ammalato e lotta da troppo tempo con le metastasi di un melanoma. La sua audizione avverrà sicuramente tramite una videoconferenza in quanto, i diversi cicli di chemioterapia ai quali è obbligato a sottoporsi, l’hanno molto debilitato. Al Senato però, saranno presenti i suoi rappresentanti legali: gli avvocati Giorgio Carta e Giuseppe Piscitelli.

 

Erasmo Savino: La Storia

 

Come militare, il caporal maggiore ha partecipato come “operatore di attrezzature speciali del genio”, alle missioni Joint Guardian (dall’11 settembre 1999 al 23 febbraio 2000) e Consistent Effort (dal 23 febbraio 2001 al 22 giugno 2001) nel teatro operativo del Kosovo. In questo teatro, era responsabile d’installazioni e manutenzione di impianti idraulici e termici. In questo senso era obbligato, molte volte, a dover scavare su terreni diversi per riparare le tubazioni o gli impianti danneggiati.

Fino qui, tutto ok. Il problema avviene quando questi lavori sono stati fatti, secondo la testimonianza del militare, senza le precauzioni e le protezioni giuste.

 

E, perché non aveva le protezioni il soldato mentre lavorava?

 

Semplice. Perché nessuno l’ho aveva mai informato né avvertito sui pericoli e i rischi per la salute cui andava in contro con questi lavori in una zona con la presenza di nano particelle di uranio impoverito. Ed è questo il problema!! Un problema che purtroppo abbiamo sentito tante volte ma non tutte quelle necessarie. Perché continuano ad avere un gran numero di casi di militari ammalati nascosti, anonimi e dimenticati da chi aveva e ha la responsabilità di tutelarli.

 

Denunciare per evitare “altri lutti tra i militari”

 

“Quando il militare mi contattò e mi chiese di assisterlo era giugno e mi confidò che i medici disperavano che egli avrebbe superato l’estate, ma lui era certo che li avrebbe smentiti – riferisce l’avvocato Giorgio Carta, che lo assiste -. Per fortuna, ha avuto ragione lui ed ora mi dice che la sua missione è quella di fare il possibile perché si evitino altri lutti tra i militari”. “Al grave danno alla salute subito dal giovane – dice l’avvocato Piscitelli – si è aggiunto quello del ritardo accumulato dall’Amministrazione per rispondere alle sue istanze. E’ triste constatare che i termini dei procedimenti non vengano rispettati nemmeno quando il richiedente è in fin di vita”.

 

Fonte: Grnet.it

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